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Fondi per le case popolari

dalla giunta provinciale un taglio

di 71 milioni (-31 per cento)

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Nel bilancio di previsione della Provincia per il 2020, alla voce edilizia residenziale pubblica, vengono stanziati per gli investimenti, cioè per ristrutturare o costruire nuove case, 157,7 milioni di euro. La cifra è in calo di 71 milioni, cioè di ben il 31%, rispetto a quest’anno, quando le previsioni definitive si attestano a 228,7 milioni, e di 94 milioni, cioè del 37%, rispetto ai 251,6 milioni del 2018. Secondo la giunta provinciale è il momento di riqualificare il patrimonio edilizio pubblico, che in parte è inutilizzato. Effettivamente dei 10.692 alloggi gestiti dall’Itea, 918 non sono occupati, ma di essi solo 519 sono riutilizzabili. Mentre su 5.665 nuclei familiari che hanno fatto domanda di casa o sostegno all’affitto nel 2018, in crescita del 9% sull’anno precedente, 1.208 non hanno avuto né l’una né l’altro.
«Da tempo sentiamo parlare di rilancio degli investimenti da parte della Provincia in mano al centrodestra - afferma il consigliere provinciale del Movimento 5 Stelle Filippo Degasperi - Di certo non riguarderanno l’edilizia pubblica. Abbandonato l’ambizioso piano dellaiano dei 9 mila alloggi, le risorse stanziate nel bilancio per i piani di edilizia residenziale pubblica e economico-popolare segnano un crollo vertiginoso. Qualche fondo cresce, per esempio i contributi per l’acquisto della prima casa, ma, come indica l’azzeramento delle risorse per la realizzazione di alloggi a canone moderato, per le famiglie che i soldi per la casa di proprietà non li hanno i tempi si fanno cupi. A cominciare dalle famiglie trentine».
«È il momento di riqualificare il patrimonio dell’Itea e di valutare le effettive esigenze» sostiene dal canto suo l’assessore provinciale Mattia Gottardi a margine dell’assemblea dell’Associazione degli ex sindaci. «Parte del patrimonio è vuota, nei territori dove ci sono svantaggi gli alloggi non vengono utilizzati perché nessuno vuole vivere lì. A Luserna ci sono cinque appartamenti Itea vuoti. Li offriamo a canone zero, pagando solo le utenze, a giovani coppie e famiglie che intendano vivere lì. Dobbiamo prima riempire gli appartamenti che ci sono».
Secondo l’ultimo bilancio sociale dell’Itea, la società di edilizia residenziale pubblica gestisce 16.860 unità immobiliari, di cui 6.168 sono non abitative e 10.692 abitative. Le famiglie che risiedono in una casa pubblica sono 9.774. Quindi ci sono 918 alloggi non utilizzati. Di essi, però, 198 sono di prossima consegna, 116 sono in cessione o sgombero, 25 sono trattenuti per usi diversi o per sostituzione di pavimentazione in vinil-amianto e 60 sono indisponibili. In ristrutturazione, in corso o progettata, per essere utilizzati ci sono 519 appartamenti.
L’anno scorso le domande di alloggio pubblico sono state 3.043, mentre le richieste di contributo integrativo al canone di mercato sono arrivate a 4.762. In tutto le istanze presentate nelle Comunità di valle sono 7.805 ma in 2.140 hanno fatto domanda per entrambe le agevolazioni. La domanda effettiva di sostegno per la casa da parte di nuclei familiari a basso reddito o con disagio abitativo è quindi pari a 5.665 richiedenti, il 9% in più dell’anno prima.
Di essi, sempre secondo il rapporto Itea, 340 hanno avuto accesso agli alloggi a canone sociale e 4.117 al contributo all’affitto, cioè 4.457 famiglie, pari al 78,7% delle domande, hanno avuto un beneficio. Restano fuori 1.208 nuclei familiari, un quinto del totale. È vero che la nuova norma provinciale sui dieci anni di residenza darà una sforbiciata alle liste. Ma l’emergenza abitativa per le fasce deboli in Trentino non è finita.

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