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Vitalizi, via libera alla riforma

Taglio del 55% alle vedove

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Vitalizi, il Consiglio regionale ha approvato la legge che li riforma. Con 43 sì. Sette gli astenuti: Alex Marini (M5s), Hanspeter Staffler e Riccardo Dello Sbarba (Verdi), Sven Knoll e Myriam Tammerle Atz (Süd -Tiroler Freiheit), Paolo Ghezzi e Lucia Coppola (Futura). Contrari Filippo Degasperi (M5s) e i consiglieri del Team Köllensperger.

Favorevole, a sorpresa, la Svp. Il partito guidato da Philipp Achammer porta però a casa due successi: la non introduzione del limite dei 9.000 euro per chi prende più vitalizi (ci sono 11 casi) e l’assicurazione da parte della presidenza del Consiglio regionale che, nelle prossime settimane, si cercherà di capire se esistono i margini per rendere meno radicali i tagli agli assegni di reversibilità alle vedove degli consiglieri. Con le nuove regole, infatti, se li vedranno dimezzati fino al 55%. E scenderanno, in alcuni casi sotto i 1.000 euro netti. Non sono esclusi, anzi, ricorsi alla magistratura.

La discussione su disegno di legge avente come primo firmatario Roberto Paccher è stata animata. Riccardo Dello Sbarba (Verdi) ha ammesso che «è difficile non fare ingiustizie, perché si applicano criteri di legge uguali per tutti a posizioni che, sappiamo, non sono tutte uguali». Ha quindi ricordato che gli emendamenti presentati dalla Svp e approvati dalla maggioranza «hanno un costo di circa 400mila euro».
Un concetto quest’ultimo sottolineato da Paolo Ghezzi. Il consigliere di Futura non accetta il fatto di essere etichettati come quelli che tolgono alle vedove degli ex gli ultimi soldi: «Se oggi facciamo un passo avanti per essere uguali agli altri o meglio più uguali agli altri cittadini, allora sono contento che si faccia». Il Team Köllensperger ha criticato la modulità con cui si è arrivati al voto.

La consigliera Maria Elisabeth Rieder ha detto che «mettere a disposizione i dati avrebbe facilitato molto il nostro lavoro. È difficile ragionare non avendo a disposizione i numeri». Alex Marini (M5s) era stato uno dei primi a sollevare il problema: «C’è stata scarsa chiarezza e trasparenza. La riforma dei vitalizi avviene grazie alle pressioni locali e nazionali del mio gruppo. Peccato che siamo tra gli ultimi in Italia ad averla fatta».

Ugo Rossi (Patt) ha dichiarato che «questo non è un intervento riparatore a qualcosa che è stato fatto in precedenza. Nel 2014 qui non sono stati fatti errori e lo ha riconosciuto la Corte costituzionale. Se oggi siamo qui a fare questa modifica, è perchè siamo obbligati a farlo. Chiunque utilizza quanto stiamo facendo oggi per farsi propaganda politica, fa una operazione che forse troverà consenso nel popolo, ma non fa un favore alla nostra Autonomia».

Soddisfatto Mirko Bisesti (Lega Nord): «La politica non è privilegio, è servizio. Non dobbiamo usare la demagogia del dover tagliare tutto, ma quello che è stato fatto alcuni anni fa è stato un vulnus importante. Quelle scelte fatte anni fa, sono stati sbagli, dei veri privilegi. Un lavoratore che lavora tutta la vita si sogna quelle cifre che sono state date allora e hanno creato una distanza».

Articolato l’intervento di Giorgio Tonini (Pd): «Due terzi del debito pubblico sono figlie di cattive politiche in ambito previdenziale. Fino alla riforma Dini e successive, esistevano piccoli e grandi privilegi nel pubblico e anche nel privato. Il vero torto della classe politica è stata quella di assecondare questa tendenza e non ostacolarla. Ci sono stati politici che hanno provato a bloccarla e penso ad un grande statista trentino che è stato Beniamino Andreatta, sono stati isolati. Perché allora faceva consenso fare certe politiche. Dentro a questa realtà ci sono stati i vitalizi della classe politica».

Il consigliere Walter Kaswalder ha sottolineato che ci sono stati anche casi di difficoltà in politica, politici degli anni ’70 o dei loro sopravvissuti che hanno dovuto temere dure perdite.
Gerhard Lanz, capogruppo della Svp, non ha nascosto «come partito avremmo preferito delle scelte autonome, ma abbiamo scelto di percorrere una strada già percorsa da altri». A chi ha criticato le modifiche proposte dalla Svp ha risposto così: «Noi abbiamo solo fatto presente che è indispensabile risparmiare, ma senza penalizzare ingiustamente alcune persone».

Deluso Filippo Degasperi (M5s): «Con la riforma del 2014 il Consiglio regionale annunciava che avrebbe recuperato il 50% delle somme erogate. Quelle piccole restituzioni che erano state richieste, non sono arrivate. Voto no, non perché sia contro i tagli, ma perché in questo testo rimane quel peccato originale che sono le anticipazioni fatte con il disegno di legge del 2012».

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