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Savoi: «Trento sarà della Lega»

«Erede? Moranduzzo o Paoli»

L'intervista al presidente della Lega

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Lealtà, fedeltà, umiltà, ubbidienza. «Se uno non ha questi valori, non può essere un buon leghista. Ai nostri giovani lo ripeto ogni giorno. Gli consiglio pure di studiare. Mi piace seguire le nuove leve: questa è la mia ultima esperienza amministrativa, poi mi dedicherò a farle crescere». Pochi conoscono e amano il Carroccio come Alessandro Savoi. Quando parla nel suo partito tutti lo ascoltano. Anche quando dice cose scomode. E l'annuncio che da parte sua non ci sarà alcuna pregiudiziale su un'eventuale candidatura a sindaco di Trento per il centrodestra di Sergio Divina è una di questa.
«Con Sergio abbiamo fatto un percorso comune, poi ha commesso degli errori. Il più grave quello di entrare in conflitto perenne con Maurizio Fugatti. Mi sono opposto alla sua candidatura alle ultime suppletive. Se il partito lo propone non mi opporrò».
Ma sarà difficile che ciò avvenga perché Divina nel Carroccio resta inviso alla maggior parte dei dirigenti e dei tesserati.
Tra Savoi e la Lega, incominciò tutto nel 1991. «Quando comunicai ai miei genitori che vi avrei aderito non la presero bene. Ma non mi hanno mai ostacolato».
Prima di allora seguiva la politica?
Al Prati si era di sinistra per fare casino, da grande mi sono avvicinato agli autonomisti. Nel 1993 iniziai a scendere a Milano. Quanti ricordi.
Ce n'è qualcuno in particolare?
La prima volta che lo incontrai, Bossi mi disse: «Un bravo segretario sa tutto del suo partito e non gli sfugge nulla di quanto avviene sul territorio». Parole alle quali penso ogni giorno. In quel periodo conobbi il giovane Salvini.
Le piace?
È un grande. Per i prossimi 10 anni guiderà la Lega. Anche senza di lui però il Carroccio andrebbe avanti. La base è forte. Se non lo fosse, saremmo spariti dopo la malattia di Bossi. Ora vogliono salire tutti sul carro dei vincitori, nel 2013 fare la lista era un'impresa.
Lei è diventato consigliere provinciale nel 2008. In tanti nel corso degli anni se ne sono andati.
Mi è dispiaciuto l'addio di Giuseppe Filippin. Tornando a me, faccio presente che nel 1998 rimasi fuori per poco e che sono reduce da mesi provanti.
Si riferisce al rischio di non essere consigliere per il ricorso di Bezzi?
Sì. In molti mi consigliavano di candidarmi alle suppletive. Sarei stato eletto senza problemi. Non li ho ascoltati. Ho vinto. Questa storia mi costa migliaia di euro di spese legali.
Le piace la giunta?
Deve farsi, ma sta lavorando parecchio. Se non commettiamo catastrofi la Provincia sarà nostra i prossimi 15 anni.
Come giudica l'operato di Fugatti?
È una macchina da guerra. Ha avuto ragione a scegliere come vice Mario Tonina e non sbaglierà nella scelta della figura da mettere a capo del coordinamento olimpico trentino.
Un difetto del governatore?
Dovrebbe imparare ad ascoltare di più i veri amici.
Cosa ne pensa del vostro segretario Bisesti?
Io non sarei capace di svolgere allo stesso tempo il ruolo di segretario e di assessore alla Cultura. Mirko sì. La scelta di rinunciare a presentarsi alle Europee per rimanere qui gli ha fatto onore. Doveva però annunciarlo prima, permettendoci di trovare un sostituto. La considero un'occasione persa.
C'è una contrapposizione nella Lega tra i vecchi iscritti e gli emergenti?
No, ma se sono in Consiglio i giovani lo devono a chi c'era prima di loro più che ai loro meriti. Siano riconoscenti.
Chi vede come suo possibile erede?
Denis Paoli e Devid Moranduzzo hanno potenzialità. Mi piace Alessia Ambrosi: per anni è scesa a Roma a seguire i lavori parlamentari una volta al mese. E studia sempre.
Della minoranza chi stima?
Giorgio Tonini ha fatto il parlamentare per 20 anni. E si vede. Ugo Rossi sa le cose, ma non capisce che ha perso. Nel M5s Filippo Degasperi vale 10 volte Alex Marini.
In primavera ci saranno le amministrative. Ottimista?
Se nella nostra coalizione entra il Patt trionfiamo. In ogni caso comunque Trento sarà nostra.
Gli autonomisti per venire con voi chiedono che prendiate le distanze da Salvini.
Se lo scordino. Matteo sarà a Trento a chiudere la campagna elettorale. La maggior parte del suo elettorato non perdonerà mai il Patt se tornerà con il Pd.
Il governo Conte durerà?
Dopo la finanziaria cadrà. Il M5s andrà in frantumi. Il Pd resterà a galla. I renziani? Ininfluenti.
Non è stufo di fare politica?
Sono stanco, ma non stufo. Vado avanti per l'amore verso la Lega e per il fatto di non essere malvoluto da nessuno.
Spesso in aula si lascia andare a eccessi.
Come il dito medio? Alle volte mi pento. Ma vivo la politica con passione.

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