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Bregantini: l'Imu sulla Chiesa?

«Una minestra riscaldata:

pensino ad azzardo e denatalità»

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 E' un tema che "torna come una minestra riscaldata che non è più buona; è stato più volte ribadito di avere uno sguardo ampio che tenga conto che questi immobili sono di sostegno ad una pastorale che è al servizio della gente e quindi sarebbe un penalizzare chi apre le strade per iniziative di bene". Così il vescovo trentino monsignor Giancarlo Bregantini commenta la proposta dei senatori M5s sull'Imu sulla Chiesa. Il vescovo di Campobasso stigmatizza invece che "la manovra non affronta le vere emergenze come la denatalità e il contrasto al gioco d'azzardo".

Tutto nasce dall’annuncio del giorno. Un vecchio cavallo di battaglia del M5s, sostenuto da una nutrita pattuglia di senatori che vuole rilanciare i temi identitari del Movimento, punta a riaprire il capitolo dell’Imu alla Chiesa. Per reperire ben 5 miliardi di euro da mettere in manovra ed evitare così quel «balzello» delle micro-tasse che potrebbe pesare sulle famiglie italiane.

A lanciare il sasso nello stagno è un gruppo di 76 senatori sui 106 iscritti al gruppo che ha depositato la proposta ed è pronto a trasformarla anche in un emendamento alla legge di bilancio. Lo scopo è quello di recuperare l’Ici non pagata dalla Chiesa tra il 2006 e il 2011 e farle pagare l’Imu per quegli immobili sfruttati commercialmente ma sui cui viene «elusa l’imposta».

Nient’altro che «una minestra riscaldata che non è più buona» tuona monsignor Giancarlo Bregantini. Nè condivide il nesso tra l’introito e le nuove misure di tassazione previste in manovra il viceministro all’Economia Antonio Misiani. «I 5 miliardi di microtasse» sono la FakeNews del giorno. Il dato reale è meno di un terzo».

La misura, proposta da Elio Lannutti e firmata anche dall’ex ministro Danilo Toninelli, punta invece a reperire risorse in grado di evitare gli «aumenti della cedolare secca, della tassa sulle transazioni immobiliari, dei bolli sugli atti giudiziari, del biodiesel e della plastic tax», afferma Elio Lannutti, primo firmatario della proposta e che definisce invece le misure previste «balzelli che non esiterei a definire una stangata su cittadini e famiglie».

L’iniziativa di legge prende spunto dalla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea che aveva imposto il recupero da parte dello Stato italiano dell’imposta non versata dalla Chiesa tra il 2006 e il 2011, in quanto «aiuto di Stato irregolare». Nel frattempo, secondo i firmatari, l’intervenuta legge Monti del 2012, che esonera la Chiesa dal pagamento dell’imposta laddove non vengono svolte attività economiche, «presenta molte scappatoie» che consentono di evitare il pagamento dell’imposta anche dove si produce reddito. Un nodo che secondo i firmatari si potrebbe risolvere facendo controllare i bilanci delle società o associazioni con un giro d’affari di oltre 100 mila euro da soggetti terzi. Passibili, in caso di bilancio non veritiero, di condanne che prevedano un periodo di «detenzione dai 3 ai 5 anni».

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