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Consigliere di parità: la giunta

taglia i fondi per le donne,

l'allarme delle Pari Opportunità

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«Apprendiamo con preoccupazione e dispiacere della decurtazione operata dalla Giunta provinciale delle indennità previste per l’ ufficio del Consigliere di parità. Questo taglio consistente può infatti a nostro parere essere letto come una forma di disattenzione e sottovalutazione di problematiche gravi connesse al mondo del lavoro, all’interno del quale le donne, ma anche gli uomini, hanno sempre più difficoltà a far rispettare e mantenere i propri diritti». Lo scrive in una lettera pubblicata sul sito del Consiglio provinciale di Trento la presidente della Commissione provincia pari opportunità, Paola Maria Taufer.

La presidente ricorda la «difficile situazione dell’occupazione femminile», che ha contribuito ad accentuare molte delle criticità storiche, le azioni di mobbing di cui - dati alla mano - sono vittime spesso le donne, il fenomeno delle «dimissioni in bianco» e altri aspetti quotidiani che innalzano le barriere sociali, culturali ed economiche. «A fronte di queste problematiche - scrive Taufer - viene invece ridimensionato sul nostro territorio uno sportello che, in modo costante, professionale e gratuito, può aiutare in concreto le lavoratrici, ma anche i lavoratori, alle prese con questi problemi, consegnandoci una visione della nostra realtà provinciale in cui le persone sono più sole, più esposte, meno consapevoli dei propri diritti».

Il rischio, prosegue Taufer, è «sminuire questa importante figura istituzionale, rivestita con impegno e competenza dal/dalle Consigliere di parità nel corso dell’attuale e delle precedenti legislature».

Immediata la risposta della giunta provinciale che dà la colpa «ai governi precedenti», per dirla con una battuta: «La riduzione operata sull’indennità annua della Consigliera di parità nel lavoro non è dipesa da una valutazione estemporanea con la finalità di svilirne il ruolo, bensì da scelte responsabili di questa amministrazione».

L’assessore provinciale Stefania Segnana interviene con una nota spiegando che «le origini della questione devono essere ricercate a monte di questa legislatura nelle scelte fatte da precedenti governi provinciali che hanno deciso di disciplinare con legge provinciale la figura della Consigliera di parità».

Segnana sottolinea che, contrariamente a ciò che avviene a Bolzano, «nella nostra Provincia la legge prevede un concorso pubblico che selezioni per la durata della legislatura una figura di esperto che può continuare a svolgere parallelamente anche la propria attività professionale, una scelta questa che la Giunta provinciale non ha voluto mettere in dubbio proprio per garantire alla Consigliera di parità una posizione di assoluta indipendenza e terzietà, assicurando al contempo la possibilità di mettere a disposizione della cittadinanza una professionalità di alto livello», precisa l’assessore provinciale.

Segnana si definisce inoltre sopresa dalle dichiarazioni «di chi ha ricoperto l’incarico quest’ultima legislatura, circa il loro impegno in qualità di Consigliera/e di parità nel lavoro considerando che nel corso del loro mandato hanno potuto continuare a svolgere anche la propria attività professionale.
Rispetto a tale aspetto, la Giunta provinciale è disponibile a valutare se un’effettiva totale disponibilità nei confronti dell’utenza - unica e reale priorità - possa essere meglio soddisfatta con un rapporto di tipo esclusivo, incompatibile con altre attività professionali».

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