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«Stati generali della montagna»

emerge il forte gap città-valli

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Nella prima giornata degli «Stati generali della montagna» - ieri a Comano Terme - secondo il comunicato della giunta provinciale «arriva forte l’istanza di cambiamento dai territori di montagna del Trentino».

Sono molti gli spunti fissati nell’agenda, visto che dopo il saluto iniziale delle autorità, i lavori sono andati avanti in piccoli gruppi di lavoro in tavoli separati, sul modell odel «word café» di memoria Dallapiccoliana.

I portavoce dei gruppi - ci spiega l’ufficio stampa - «hanno messo a fattore comune le istanze dei singoli territori per arrivare ad una visione provinciale. La maggior parte delle istanze riguardano in maniera trasversale la distanza tra città e valli di montagna. Una distanza che non si traduce solo in chilometri di strade ma anche di accesso ai servizi e alle opportunità di sviluppo».

Alla fine, i comunicatori hanno fatto l’elenco con un riassunto per punti:

1. Accesso ai servizi e Welfare. «I territori chiedono alla Provincia autonoma di Trento un cambio di ruolo: da soggetto primario di erogazione dei servizi al territorio ad “attore di coalizione”, ovvero volano per il terzo settore e la società civile e il libero mercato. In questi tre ambiti, la Provincia autonoma di Trento troverebbe i partner per portare nelle valli un livello maggiore dei welfare ma con una formula nuova: utilizzare la cooperazione e il privato senza ingrandire la macchina pubblica. Lo schema è stato dibattuto nel pomeriggio di oggi nel gruppo di lavoro degli Stai generali della montagna dedicato al welfare. I soggetti deputati del Terzo settore sono il Consorzio dei Comuni, Azienda Sanitaria e Fondazione Caritro e il mondo della cooperazione. La società civile sarebbe rappresentata invece da soggetti quali Pensplan, Laborfonds e Sanifonds, mentre per il mercato, oltre alle associazioni sindacali e di categoria, il coinvolgimento vedrebbe realtà molto eterogenee tra loro, quali Università ed enti di ricerca, ed aziende in grado di esprimere un alto livello di servizi».

Uno degli elementi fondamentali per lo sviluppo di una nuova linea di servizi per il welfare nelle aree di montagna è il livello di formazione degli operatori: «E’ necessario puntare a qualificare il personale che spesso è chiamato a far fronte ad una diversità di problematiche che in aree urbane sarebbero prese in carico da più persone».

L’accesso ai servizi è - secondo i territori - il grande tema della sanità. «La garanzia di poter disporre dei presidi sanitari essenziali è importante per i cittadini che vivono in montagna ma che devono beneficiare di un livello di assistenza vicino se non uguale alla città. La qualità della vita e la prospettiva di futuro (non solo per i giovani) si misurano anche da questi indicatori. Da alcuni territori arriva la richiesta di una migliore integrazione dei servizi sanitari con quelli sociali. In altre parole, alle cooperativa del terzo settore potrebbero essere affidanti anche alcuni servizi sanitari in territori che, lontani da Trento, altrimenti rischiano di non trovare risposte».

2. Governance.
Secondo il comunicato, «Il Comune è il tema centrale dei lavori dedicati alla Governance che rappresenterà il primo presidio istituzionale. Per garantire questo ruolo, i Comuni dovranno essere alleggeriti da buona parte di adempimenti e carico burocratico, così da concentrare gli uffici sui servizi a favore del cittadino: “Serve una nuova perequazione delle risorse - hanno ribadito i rappresentanti - che porti ad un riequilibrio delle risorse finanziarie e del personale dei Comuni”».

«L’alleggerimento burocratico è stata un altro dei temi trattati. La Provincia dovrebbe eliminare gli adempimenti burocratici non strettamente necessari per cittadini ed imprese. Nei prossimi mesi. Provincia autonoma di Trento ed enti locali (Comunità di valle e Consorzio dei Comuni) dovrebbero concordare la modalità per spostare dai Comuni ad un ambito sovracomunale un’ altra parte di competenze burocratiche. Così come, le decisioni strategiche di sviluppo potrebbero non rimanere circoscritte al singolo Comune ma andranno estese ad un ambito più vasto, superando la logica di “interesse verticale” del singolo comune a favore di un sistema decisionale di territorio (area vasta). opere pubbliche strategiche, piscine, campi da golf, ect Per quanto riguarda i servizi, si dovrebbe andare verso la valorizzazione delle società inhouse già sul territorio, che dovrebbero diventare riferimento dei Comuni dell’area per la gestione dei servizi (rifiuti, acqua, luce e gas)».

3. Sviluppo economico.
«Il Trentino è ancora oggi caratterizzato da uno sviluppo economico a macchia di leopardo. Dai gruppi di lavoro arriva l’indicazione circa la necessità di raggiungere uno sviluppo maggiormente equilibrato riducendo le disparità esistenti, facendo attenzione ad uno dei valori differenziali del futuro, ovvero al rapporto sempre più astretto tra sostenibilità e redditività. Ogni valle presenta delle potenzialità diverse, in termini di sviluppo economico. Il lavoro dei prossimi anni è di consentire, grazie a politiche settoriali mirate, la crescita della vocazione economica dei territori. Lo sviluppo economico - lo sostengono i delegati degli Stati generali della montagna - è la premessa fondante di un Trentino a forte coesione sociale. In concreto, il Piano di sviluppo provinciale si muoverà sulla base di precise parole chiave: qualità (intesa come alta formazione sulle necessità del territorio), valorizzazione (le eccellenze del territorio per create attrattività), identità (patrimonio culturale), montagna (contrasto spopolamento), sviluppo e mobilità (sostenibile), coordinamento (riequilibrio tra pubblico e privato) e reti (sviluppo delle connessioni).
Le sfide dei territori di montagna sono diverse e riguardano il riscaldamento globale; l’equilibrio dinamico tra identità e innovazione, ma anche passano attraverso le competenze, sempre più incentrate tra alta formazione, innovazione. Tra le sfide da risolvere ritorna il ricambio generazione e la scarsa innovazione nei modelli gestionali delle imprese, con uno sguardo - soprattutto nel turismo - all’internazionalizzazione dei mercati e alla necessità di differenziare l’offerta di prodotti e servizi. Al tavolo dei lavori è arrivata, ad esempio la proposta di utilizzare la leva fiscale per sostenere chi fa impresa nelle aree di montagna, decidendo - ad esempio - di sospendere l’Imis per chi ristruttura un albergo o avvia un’impresa nelle aree montane».

4. Paesaggio, ambiente e Territorio

La prima giornata di lavori ha ribadito - secondo il comunicato stampa - «che il paesaggio, inteso come somma di ambiente e territorio, rappresenta la vera risorsa distintiva del Trentino, capace di sostenere il nuovo modello di sviluppo e la qualità della vita. In questo senso, la risorsa paesaggio rappresenta il bene comune del Trentino. Tre sono le parole chiave individuate nel corso dei lavori e portate a Comano per la sintesi finale: qualità, vivibilità e sostenibilità.
La qualità delle risorse naturali (acqua, legno, suolo, aria) passa attraverso la tutela e la valorizzazione delle risorse naturali ed è condizione necessaria per continuarne a disporre sia per la vivibilità futura che per innestare condizioni per lo sviluppo economico integrato (turismo, agricoltura, allevamento, artigianato, industria…)».

Sul paesaggio incide la qualità delle trasformazioni del territorio, riferite alla qualità urbanistica (esempio pianificazione dell’area vasta e consumo di suolo), alla qualità architettonica (riqualificazione centri storici), alla qualità paesaggistica (valorizzazione dell’agricoltura di montagna). E quindi? «Parlando di qualità, il Trentino di domani punterà sulla qualità dei prodotti dell’agricoltura, dell’allevamento di montagna e dell’artigianato. “E’ necessaria - hanno sottolineato i delegati - acquisire la capacità di combinare risorse naturali con forme di economia sostenibile, integrando turismo-agricoltura-paesaggio. La vivibilità è intesa innanzitutto come orgoglio di vivere e lavorare in montagna, a cui devono però seguire reali possibilità di lavoro e di qualità della vita. Il paesaggio è visto anche come fattore di identità collettiva, elemento capace di alimentare il senso di appartenenza, la responsabilità e la partecipazione dei cittadini.
Le nuove generazioni evidenziano un’alta sensibilità verso temi di carattere ambientale e paesaggistico. E questo è un elemento che favorisce il radicamento al territorio, con lo sviluppo di un’educazione e una formazione all’ambiente e al paesaggio. E proprio le risorse naturali, secondo i delegati, sono gli elementi su cui creare capacità e competenze da parte dei giovani e quindi nuove opportunità di lavoro».
Del via libera ai nuovi impianti di sci, ed alle manifestazioni in quota come il raduno delle Jeep, neanche una parola.

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