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Punti nascita di Arco, Tione e Borgo

Bocciata mozione sulla riapertura

«Le norme non consentono deroghe»

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Il consiglio provinciale di Trento oggi ha bocciato la risoluzione proposta da Movimento 5 Stelle, Patt e Upt per avviare uno studio di fattibilità per riaprire i punti nascita di Arco, Tione e Borgo.

L’aula, invece, ha approvato quella proposta da Pd, Patt, 5 Stelle e UpT per escludere le cure oncologiche dai risparmi di spesa.

Il primo testo impegnava la giunta provinciale di Trento a predisporre, entro 2 mesi, uno studio di possibilità per riaprire i punti nascita di Arco, Tione e Borgo, ma è stata bocciata con 10 no, 6 sì e 3 astensioni.

La seconda mozione, primo firmatario Luca Zeni e sottoscritta dai consiglieri Pd e da De Godenz (Upt), Demagri del Patt, Degasperi e Marini (5 Stelle), ha ricevuto il sì unanime al dispositivo che impegna l’esecutivo a continuare il confronto col sindacato dei medici e delle professioni mediche e le associazioni dei malati sui percorsi di razionalizzazione della spesa sanitaria e a non prevedere l’area oncologica nei risparmi di spesa. Bocciato invece il dispositivo con 20 no e 13 sì.

«La richiesta delle minoranze che la giunta riferisse in aula sulla sanità, ha permesso oggi al consiglio provinciale di entrare nel merito di un tema molto importante sul quale, la maggioranza, ha continuato fino ad ora ad alternare propaganda e annunci. Abbiamo innanzitutto preso atto che l’esecutivo provinciale ha dato mandato all’Azienda sanitaria di elaborare proposte di risparmio, prospettando in questo senso una riduzione di risorse alla sanità stimate, a regime, in 50 milioni di euro l’anno», scrive in una nota il consigliere provinciale Luca Zeni (Pd), ex assessore alla sanità.

Zeni sottolinea poi che «durante il dibattito, il presidente Fugatti ha definitivamente posto una pietra tombale sulla speranza di riaprire alcuni punti nascita poiché, ha riferito all’Aula: “con la normativa vigente non hanno diritto alla deroga”. E se da una lato siamo lieti che il presidente Fugatti abbia finalmente scoperto che esiste una normativa da rispettare, prevista a tutela di donne e nascituri, non possiamo non sottolineare la capriola che questa sua ammissione contiene rispetto alle tante promesse elettorali».

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