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Siri, aperta inchiesta sulla casa

con mutuo acceso a San Marino

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La Procura di Milano ha aperto un'inchiesta, al momento senza ipotesi di reato né indagati, sul caso dell'acquisto da parte del sottosegretario Armando Siri di una palazzina a Bresso, nel Milanese, attraverso un mutuo di 585 mila euro acceso con una banca di San Marino.

Il procuratore Francesco Greco ha spiegato che ci sarà "massima collaborazione" tra gli inquirenti milanesi e quelli romani che indagano per un'ipotesi di corruzione contestata all'esponente leghista e che le carte dell'Uif di Bankitalia sono arrivate sabato scorso.

Stando a quanto si è saputo, sabato scorso in Procura a Milano è arrivata l'informativa del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf milanese, che contiene la segnalazione dell'Unità di informazione finanziaria (Uif) di Banca d'Italia.

Era stato, tra l'altro, lo stesso notaio davanti al quale è stato stipulato l'atto di compravendita della palazzina (intestata alla figlia del sottosegretario) a inoltrare, stando a quanto ricostruito dalla trasmissione Report Raitre, a Bankitalia una segnalazione per operazione sospetta di riciclaggio. Il fascicolo, al momento un cosiddetto 'modello 45', ossia senza ipotesi di reato né indagati, è stato assegnato al dipartimento guidato dal procuratore aggiunto Fabio De Pasquale che si occupa, oltre che di corruzione internazionale, anche di casi di riciclaggio o auto-riciclaggio.

Questa nuova vicenda surriscalda la polemica politica, peraltro già accesa in questa fase della campagna elettorale, a due giorni dal consiglio dei ministri nel quale si dovrebbe discutere delle dimissioni di Siri sulle quali è scontro aperto tra Movimento Cinque stelle e Lega sulla vicenda.

"La cosa più importante è rimuovere questo sottosegretario che getta ombre sul governo", dice Luigi Di Maio intervistato dal Gr1. 

"Vado in Consiglio dei ministri assolutamente tranquillo", dice Salvini ai cronisti. "Sto aggiornando l'agenda su immigrazione e mafia, di questo mi occupo. Dopo mercoledì vengono giovedì, venerdì e sabato e per me non è un problema, continuo a ritenere che in un Paese civile i processi si fanno in tribunale e se uno è colpevole si viene condannati da un giudice, non da un giornale". 

"Non credo che questo succederà. No assolutamente", dice Claudio Durigon, parlamentare della Lega e sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ad Agorà Rai Tre alla domanda se Salvini chiamerà Siri per farlo dimettere.

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