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Scuole, stop al progetto «parità»

Segnana: no alla teoria gender

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La Provincia ha disposto lo stop ai percorsi di educazione alla relazione di genere, il cui avvio era stato programmato per inizio gennaio in 24 istituti scolastici trentini. «Si tratta di una sospensione del progetto, in attesa di ulteriori approfondimenti» spiega l'assessore alle pari opportunità Stefania Segnana, che ha inviato una circolare agli istituti coinvolti, dopo un confronto con i colleghi Mirko Bisesti (istruzione) e Achille Spinelli (lavoro).
Piazza Dante intende accertarsi che il progetto - finanziato con 91mila euro dall'Agenzia del lavoro - non riguardi la teoria gender, secondo cui la differenza tra uomini e donne non sarebbe un dato oggettivo e reale ma un prodotto della cultura e della costruzione sociale dei ruoli. «Si ritiene necessario - si legge nella circolare - verificare la piena coerenza dei contenuti educativi dei percorsi con le aspettative delle famiglie rispetto ai valori che la giunta provinciale intende perseguire ed agli indirizzi conseguenti». Nella determina di settembre, con cui il dirigente dell'Agenzia del lavoro Antonella Chiusole aveva disposto il finanziamento dei progetti, si parla di 83 percorsi di educazione alla relazione di genere, per un totale di 858 ore di attività di formazione. Si tratta di attività che prevedono tra le altre cose: percorsi formativi dedicati ai docenti su stereotipi e differenze di genere; laboratori di educazione al genere per studenti e studentesse dal titolo al fine di promuovere la parità e contrastare la violenza; incontri e seminari per i genitori su «influenza degli stereotipi nelle scelte formative».
Questi percorsi - si apprende da una delibera della precedente giunta guidata da Ugo Rossi - erano stati avviati per la prima volta nel 2014 e riproposti di anno in anno. Qualche perplessità è sorta nel governo in carica quando è stata segnalata la distribuzione del libro «Extraterrestre alla pari» alle classi quarte di una scuola elementare della città: «Un volume nel quale si parla di un piccolo extraterrestre che non è né bambino né bambina perché scopre il proprio sesso solo dopo i 20 anni - spiega l'assessore Segnana -. Un approfondimento è necessario per capire cosa preveda realmente questo percorso sul genere: non può vertere sulla necessità di non educare i bimbi alla differenza tra maschi e femmine. Riteniamo invece importante che si insegni il rispetto per contrastare la violenza, alla luce del fatto che spesso le cronache riferiscono di femminicidi». Quando saranno conclusi gli approfondimenti sui contenuti del progetto, la giunta deciderà se confermare, annullare o apportare delle modifiche all'iniziativa. 
Nella relazione esplicativa del «percorso di educazione di genere» elaborato negli scorsi mesi si evidenziava come «donne e uomini vivono nella nostra società secondo differenti modelli di genere basati non solo su diversità biologiche ma spesso anche su rigidi modelli culturali che la stessa società propone: per esempio, tra maschi e femmine esistono forti differenze nelle scelte scolastiche, nella propensione e possibilità di accedere e permanere nel mercato del lavoro, nella partecipazione politica, nella suddivisione dei carichi di cura all'interno della famiglia. Differenze che si possono tramutare in discriminazioni e precludere a uomini e donne le stesse opportunità. Per promuovere una società più inclusiva in cui donne e uomini possano avere pari opportunità di scelta e la stessa dignità sociale, non è dunque sufficiente agire con interventi riparatori di specifiche discriminazioni ma, con una logica preventiva e di lungo periodo, è necessario promuovere già dalle prime fasi di socializzazione di bambine e bambini modelli di rispetto dell'altro da sé e di piena inclusione».

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