Salta al contenuto principale

Militanti vecchi e nuovi in Consiglio

Ecco i leghisti che ci governeranno

Chiudi
Apri
Tempo di lettura: 
7 minuti 29 secondi

Katia Rossato, chi era costei? Se lo saranno chiesto in molti lunedì quando è stata ufficializzata la sua elezione a consigliere provinciale della Lega. Numero 34 in lista, 39 anni di Trento, sposata con un bambino di 11 anni, commerciante con un diploma di tecnico della gestione aziendale, Katia Rossato ha raccolto 1206 voti, 216 in più - così, per dire - dell'uscente Alessandro Savoi.
Non ha alcuna esperienza amministrativa alle spalle, non c'è stato nemmeno il tempo. Perché alla politica si è avvicinata nella primavera 2015 quando Devid Moranduzzo, grande amico di suo marito, si era candidato alle comunali di Trento: «Mi ha invitato a una serata e ho trovato una persona positiva, molto attiva. Così mi sono avvicinata alla Lega e ho fatto la tessera. Del resto i miei ideali sono sempre stati quelli».
In questa campagna elettorale Moranduzzo e Rossato hanno fatto coppia fissa. Non c'era volantino in giro che riportasse il nome dell'uno senza quello dell'altra. «È stata una campagna elettorale molto leale, abbiamo girato tutto il Trentino. Tirava una buona aria ma non pensavo che potessimo raggiungere numeri simili». E la priorità da portare in Consiglio provinciale? «Prima gli italiani, prima i trentini». 

Chi ha iniziato a propagandare la Lega in calzoncini corti è Denis Paoli, 32 anni, consulente bancario, già consigliere comunale di Mezzocorona e consigliere della Comunità della Rotaliana. Da ragazzo, dieci anni fa, distribuì cinquemila volantini della Lega all'esterno di venti scuole superiori trentine assieme a Mirko Bisesti e altri giovani militanti. «La Lega - affermava allora l'attuale segretario del partito - non rappresenta lo stereotipo dei razzisti/burberi, ma una forza politica apprezzata anche a sinistra». «L'autonomia è cresciuta grazie al Patt - riconosceva da parte sua Paoli - ma ora quel partito non è fra la gente e si occupa solo di poltrone».
Che dire, profetici entrambi, a loro modo. «Alla Lega - racconta ora Paoli - mi ero avvicinato già nel 2002 a 16 anni di età. Sentivo parlare di questo partito in televisione e del Carroccio mi piaceva la capacità di essere vicino al territorio, alla portata di tutti, con idee ben precise. Chiesi a mio padre di portarmi a una riunione della Lega in Rotaliana». 
Amore a prima vista: «Frequentavo l'istituto Martini di Mezzolombardo e feci la battaglia per appendere i crocifissi in tutte le aule. Erano tempi duri per la Lega, veniva tutto strumentalizzato ed eri battezzato in negativo. Ne ho viste di tutti i colori e ora sembra davvero incredibile che la Lega sia al 27% in Trentino e abbia la possibilità di governare. La gente si è trovata a interessarsi di nuovo di politica, siamo entrati nel cuore delle persone». 
E adesso? «Dobbiamo tornare sul territorio e capire, zona per zona, quali sono le priorità. Ma dobbiamo ascoltare anche quelli che non ci hanno votato».  

Dalla periferia arriva anche Ivano Job, già vicesindaco di Monclassico e, dopo la fusione, assessore a Dimaro Folgarida. In valle di Sole ha fatto il botto. «Eppure mi sono mancati un centinaio di voti rispetto al previsto. Ho indovinato invece quelli del mio paese: avevo detto 300, ne sono arrivati 304». Titolare dell'Hotel Job a Monclassico, 46 anni, vedovo da 5, Job ora si rimetterà a studiare: «A ragioneria venni bocciato all'esame di maturità e abbandonai la scuola. Durante la consiliatura devo diplomarmi, l'ho promesso a mia mamma».  Ieri è stato sommerso da messaggi e chiamate: «Erano talmente tante che il telefono non funzionava più. Abbiamo promesso la svolta, ora dobbiamo attuarla. Ci aspettano tutti al varco ma siamo pronti».
Quale sarà questa svolta? «Più autonomia ai Comuni, anche quelli piccoli, più vicinanza alle persone. E più ordine. A girare per Trento mi è venuta tanta tristezza: o chi gestisce la città non sa fare il suo mestiere o qualcuno ci sta mangiando sopra. In questo sono sudtirolese: stimo l'ordine e la pulizia che si trovano in Alto Adige, noi stiamo qualche scalino sotto».
Da albergatore quale il giudizio sul turismo in Trentino? «Siamo messi bene perché contiamo su bellezze naturali fantastiche. Ma vanno riviste le Apt risolvendo il problema del personale: alcuni sono ancora dipendenti provinciali, altri hanno il contratto privato. E vanno rese più efficaci: in Valsugana non possono valere le stesse regole della valle di Fassa». 
L'approccio alla Lega? «Nel 1992, quando la metà dei miei elettori non era ancora nata. Era il periodo della Padania libera, di Roma ladrona, del Nord autonomo come teorizzava il professor Miglio. Ma lo diceva anche il Patt».  

Più nota al pubblico Mara Dalzocchio, beccata al volo al telefono prima di partecipare alla riunione dei capigruppo in Consiglio comunale di Rovereto di cui è presidente. Sposata con un figlio di 39 anni, 62 anni, imprenditrice con un diploma di ragioniera, con 13 anni di esperienza amministrativa tra Comune e circoscrizione, riconosce in Bossi il proprio maestro politico. Come tutti i leghisti, è naturalmente a disposizione del partito e del presidente Fugatti ma, se dovesse essere chiamata in giunta, vorrebbe occuparsi di economia. E magari fare un pensierino alla poltrona di sindaco di Rovereto: «In questo momento non ci penso proprio - assicura -, voglio solo iniziare il mio lavoro in Consiglio provinciale. Da qui al 2020 ne corre di acqua sotto i ponti». 

Andiamo in Rendena e incontriamo un altro albergatore, Roberto Failoni, 50 anni, un diploma da tecnico commerciale conseguito all'Arcivescovile di Trento, titolare dell'Hotel Cristina di Pinzolo famoso per ospitare in vacanza, da cinque anni a questa parte, Matteo Salvini. Il suo ultimo libro letto non poteva che essere «Il Vangelo secondo Matteo». Ieri, dopo aver partecipato alla riunione di partito a Trento, nel pomeriggio era in cantiere per seguire importanti lavori di manutenzione al suo albergo: «Riapriremo all'Immacolata se ce la facciamo a finire in tempo». Ma come è arrivato Salvini nell'hotel di Failoni? «Su consiglio di un amico comune», quel Diego Binelli che ora siede in Parlamento. 
Qual è il segreto del ministro degli Interni? «Una disponibilità enorme nei confronti di tutte le persone, a volte esagerata. Sembra uno di noi e la gente si meraviglia». Ora è cambiato? «Neanche un po', la sua forza è anche questa. È una persona eccezionale». 
Il suo albergo non ha invece mai ospitato le squadre di serie A in ritiro: «Dovrei mettere a disposizione l'intera struttura e non posso, perché ho una clientela fidelizzata». 
Potrebbe essere in pole position per un posto da assessore al turismo: «Ma quale pole position - replica secco lui -? Certo, le mie idee in proposito le ho e le ho riassunte in un documento di 18 pagine che si trova sul mio sito. Sono il frutto anche dei confronti avuti in questa campagna elettorale che mi ha portato in tutto il Trentino. Di certo sono nato e morirò albergatore».
Failoni è uno dei quattro giudicariesi eletti in Consiglio: «È la prima volta che accade. Con Tonina e Gottardi, tra il resto, ci sono ottimi rapporti di stima (il quarto è Marini dei 5 Stelle, ndr). Ma in Provincia rappresenteremo l'intero Trentino».  

Da un albergatore a un commerciante ambulante, Devid Moranduzzo, 34 anni di Trento, da oltre dieci anni militante nel partito: «Ho sempre votato Lega, fin dal 2003. Ma è stato a fine 2007 che Luca Boscaro, all'epoca consigliere circoscrizionale, mi invitò ad aderire al partito. Nella primavera 2008 feci la tessera, nel 2009 mi candidai per la circoscrizione a Gardolo, ottenendo pochi voti, giusto quelli di parenti e amici, Riuscii però nell'impresa di entrare in consiglio dove rimasi fino al 2015 quando mi candidai per le elezioni comunali: sono stato eletto con 379 preferenze. Nominato vice capogruppo, ho iniziato le mie battaglie. E ora eccomi qua». 
Eppure in famiglia non si respirava politica: «Ho avuto qualche zio sindaco e mio cugino è vice sindaco di Pieve Tesino ma i miei genitori non si sono mai interessati di politica. Immaginatevi il loro stupore quando arrivai a casa con la tessera della Lega. Mi chiesero se fossi davvero convinto di quello che stavo facendo». 
Il suo sogno nel cassetto era un altro: «Lavorare con i miei genitori, commercianti ambulanti, il mestiere che sto facendo, il più bello che esiste perché sei sempre a contatto con la gente: martedì a Rovereto, mercoledì a Borgo, giovedì a Trento, venerdì a Lavis, sabato a Pergine, qualche domenica in fiera, un lunedì al mese a Cles». 
In campagna elettorale ha battuto tutto il Trentino: «Non ho mai girato da solo. Mi hanno accompagnato 19 persone, quattro presenti tutti i giorni: Marco, Massimo, Andrea e Lorenza».
Accoppiata vincente con Katia Rossato: «Ho un grandissimo rapporto con suo marito. Mi diede una grandissima mano quando arrivai in consiglio comunale e gli dovevo un ringraziamento speciale. Così, quando è stata ufficializzata la lista, promisi che avrei cercato in qualsiasi maniera di portarla in Consiglio. E ci siamo riusciti». 
C'è una dedica speciale da fare: «A mio papà Fabio e mia mamma Elena. Fino all'età di 6 anni mi hanno affiancato una logopedista perché avevo difficoltà a parlare. È stato un grandissimo successo personale anche per loro che non avrebbero mai pensato che potessi diventare consigliere provinciale. È grazie a loro che oggi sono qua». E la favella, ve lo assicuriamo, a Moranduzzo non manca.

L'utilizzo della piattaforma dei commenti prevede l'invio di alcune informazioni al fornitore del servizio DISQUS. Utilizzare il form equivale ad acconsentire al trattamento dei dati tramite azione positiva. Per maggiori informazioni visualizza la Privacy Policy