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Mezzanotte e 35: Buona Scuola

approvata in consiglio provinciale

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Dopo oltre tre ore di dichiarazioni di voto, cinque giorni di discussioni in aula e svariati tentativi di trovare con le sospensioni un accordo che sbloccasse l'ostruzionismo delle opposizioni sugli emendamenti e gli ordini del giorno, a mezzanotte e 35 minuti di domenica 12 giugno il Consiglio provinciale ha approvato il disegno di legge 126 proposto dalla Giunta per recepire nell'ordinamento trentino la normativa nazionale della cosiddetta “Buona Scuola”. I voti a favore sono stati 22, compresi Viola e Simoni di Progetto Trentino, 8 i contrari mentre si è astenuto il solo Giovanazzi.

Le dichiarazioni di voto.

Claudio Cia del Gruppo misto, ha motivato il proprio “no” al ddl soprattutto perché prevede la chiamata diretta dei docenti. Permettere al dirigente di chiamare i docenti per acquisire alla scuola insegnanti di livello qualitativo elevato, significa secondo Cia “che il sistema dei concorsi non è evidentemente considerato sufficiente”. Ma quel che è peggio è che in tal modo “si introduce un rapporto clientelare tra Provincia, dirigenti e docenti”. Per Cia, infatti, il docente chiamato che criticasse il dirigente, potrebbe poi pagarne le conseguenze subendo un trasferimento. Con questa norma (articolo 6) “si apre la strada ad una scuola di regime” la cui priorità non sarebbero certo i ragazzi. Cia ha spiegato che “l'arma dell'ostruzionismo non poteva più essere usata, per non rischiare di veder imposta la legge da delibere della Giunta”.

Per Claudio Civettini di Civica Trentina questa non è una riforma ma un'accozzaglia di norme che fallisce innanzitutto nei confronti dei precari. Civettini ha ricordato che ieri “a Bolzano con un ordine del giorno sono stati stabilizzati 250 docenti precari. Anche qui potevamo risolvere questo problema. Molti docenti, inoltre, avendo votato Pd, non hanno sentito il bisogno di tutelarsi da questa proposta legge. Infine per il consigliere “si innescherà su questa legge una serie di ricorsi”. Sarà importante per Civettini un'attenta verifica dell'impatto di questa nuova disciplina sugli studenti e sui docenti. “Il nostro voto negativo su questa legge è scontato, ma questo per noi è un inizio – ha concluso – perché ci impegniamo ad attivare tutti i processi necessari per migliorare la situazione della scuola e soprattutto in vista di un'alternanza al governo della Provincia”.

Secondo Filippo Degasperi dei 5 stelle, contrario alla legge, “i temi posti al centro di questa norma non sono mai stati posti al vaglio dell'elettorato. I programmi delle forze politiche della maggioranza non contengono nessuna delle novità introdotte da questo ddl”. Riprendendo le audizioni, Degasperi ha ricordato che qualcuno aveva indicato nell'Associazione 3L e nella Fondazione Rocca gli ispiratori di questa legge”. Due entità, queste, interessate a trasformare la scuola in un costruttore di lavoratori e non di liberi cittadini. Le scelte formative devono infatti assecondare i fabbisogni occupazionali delle imprese. In funzione di questo serviva, secondo Degasperi, “un corpo docente più governabile e docile”. La scuola disegnata da questa legge non deve avere le mani legate nei confronti dei docenti contrastivi. Fra gli obiettivi dichiarati c'è la volontà di premiare i docenti migliori, “ma non si capisce migliori rispetto a cosa”. Non è chiaro quali iniziative dovrebbero intraprendere i docenti non scelti per diventare un giorno i preferiti dal dirigente. Ancora, Degasperi ha lamentato l'assenza nella nuova legge di misure che permettano agli studenti provenienti da famiglie con meno istruzione o più povere di avere un successo scolastico oggi raramente raggiunto. “Rimandiamo l'appuntamento all'abrogazione di questa legge scempio della scuola trentina al 2018 e il M5s metterà la cancellazione di questa normativa nel programma elettorale”.

Manuela Bottamedi ha spiegato le ragioni del proprio voto contrario. Primo motivo: “nonostante il nostro ostruzionismo costruttivo, questa legge non è frutto di una condivisione tra l'assessorato all'istruzione della Provincia e il mondo della scuola. Le norme si potevano migliorare dimostrando un minimo di coraggio come avvenuto a Bolzano. Sugli insegnanti precari avremmo potuto creare l'albo dei docenti previsto sia dalla legge Salvaterra sia dalla legge di Renzi”. Seconda ragione del no: “questa legge non tiene conto che la scuola non è un ambiente di lavoro come un altro, ma è un ambiente educativo e di apprendimento. Come tale va governato da regole particolari non assimilabili a quelle di altri ambienti di lavoro. Una di queste regole sbagliate per la scuola previste dal ddl è la chiamata diretta dei docenti perché inficia la trasparenza nell'assunzione degli insegnanti garantita dalla graduatoria basata sui titoli e l'anzianità di servizio. Si crea così un potere sul docente che diventa un dipendente diretto del dirigente dalle cui scelte dipende tutto. Si limitano così l'autonomia e la libertà dell'insegnante”. Terzo motivo del no alla legge: “non si risolve il problema della valutazione perché non si valorizza alcun merito premiando i docenti dello staff dirigenziale che svolgono ore aggiuntive oltre a quelle di insegnamento. Non si entra nel merito della didattica più meritevole e vantaggiosa per gli studenti. E non si prende esempio dalle esperienze più avanzate a livello europeo”. Bottamedi ha infine rivendicato il risultato ottenuto sull'alternanza scuola-lavoro, che sarà attuata in base alle scelte della Provincia e non con il recepimento delle norme nazionali. Positivo è anche che sia stata recepita la sua proposta di concordare con i sindacati le modalità in base alle quali un docente sarà assegnato ad un determinato ambito. La consigliera ha infine ricordato che nella contrattazione collettiva sulla mobilità è scomparsa la chiamata diretta. In questo caso il sindacato avrà la possibilità di esercitare il proprio ruolo nel migliore dei modi.

Rodolfo Borga (Civica Trentina). “Il mio giudizio negativo su questo ddl – ha esordito – che si tratta di un'occasione perduta, perché la maggioranza si è limitata a recepire parte degli elementi della legge sulla Buona Scuola di Renzi, ma non ha colto l'occasione per un miglioramento significativo. In particolare sul tema della valutazione del merito dell'operato dei docenti, che oggi non esiste in misura soddisfacente”. Legata a questo tema è la chiamata diretta, sulla quale Borga ha ricordato di non aver avuto all'inizio una posizione contraria, ma di aver poi cambiato idea dopo un colloquio con alcuni insegnanti. Per il consigliere “sarebbe stato meglio per Rossi sfidare le organizzazioni sindacali contrarie alla valutazione del merito dei docenti ad individuare insieme una soluzione adeguata. Strada certo non facile – questa – e in salita, ma che il presidente avrebbe dovuto seguire”. Borga ha ricordato di aver chiesto invano di dare un peso al voto di condotta e di reintrodurre gli esami di riparazione. Anche su questi punti il ddl è stata un'occasione perduta. Borga ha infine ricordato gli emendamenti e gli ordini del giorno da lui proposti e approvati: sulla possibilità di derogare dalla settimana corta: sullo studio riguardante l'impatto dei media digitali. E sulla libertà lasciata a tutti sui corsi dedicati alle azioni contro l'omofobia. Certo la scuola deve anche preparare al lavoro, ma questo può avvenire non insegnandoti i primi rudimenti di un certo lavoro, ma dandoti capacità critica e di pensiero per poter lavorare in futuro. “Occorre la consapevolezza dell'importanza che la scuola ha nella formazione della classe dirigente di domani. Questo è un percorso ineludibile che questa maggioranza e questa Giunta non hanno voluto fare con questo ddl”.

Gianpiero Passamani (UpT) ha motivato il voto favorevole del proprio gruppo “perché il ddl 126 è l'ultimo atto di un percorso di riforma complessiva del mondo della scuola trentina avviato con la forte novità del progetto trilinguismo”. Il consigliere ha ricordato che “questa normativa è figlia della legge Salvaterra”, aggiornata non solo per recepire la legge nazionale ma anche per distinguere la scuola trentina. Significativi sono stati anche gli emendamenti che hanno migliorato il testo in aula salvaguardando le peculiarità della scuola trentina. Di rilievo anche gli emendamenti e i sei ordini del giorno proposti dall'UpT e approvati. Uno degli odg impegna ad introdurre le tre giornate scolastiche da dedicare allo sport il carnevale. Bene anche il recepimento della proposta dell'UpT di lasciare alla scuola la possibilità di scegliere tra la settimana corta o di sei giorni a seconda delle esigenze del singolo istituto.

Massimo Fasanelli (Gruppo misto), nel preannunciare il suo “no” ha criticato soprattutto il mancato ascolto delle critiche mosse al testo dai soggetti ascoltati sul ddl. “Abbiamo cercato di apportare delle modifiche per migliorare il testo e quantomeno alcuni risultati li abbiamo raggiunti, ma non posso dire per questo di essere soddisfatto”. Fasanelli ha detto di condividere un documento sindacale che critica il ddl a proposito dell'autonomia scolastica e del merito. “Questo ddl è costellato da continui rimandi alle decisioni della Giunta provinciale, per cui l'autonomia della scuola è perduta. La politica dovrebbe rimanere fuori della scuola, mentre le leggi devono fare sintesi delle esigenze che emergono fuori da quest'aula dai soggetti impegnati nella realtà di questo settore”. Fasanelli ha infine negato che Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto aiuto al centrodestra, “perché in realtà le organizzazioni sindacali hanno chiesto aiuto a tutto il Consiglio ma solo il centrodestra ha prestato ascolto alle loro istanze”.

Il capogruppo del Patt Lorenzo Ossanna ha espresso il parere positivo del partito perché la legge migliora la normativa provinciale sulla scuola, grazie al presidente Rossi che ha ascoltato tutti i consiglieri in aula. “La legge è stata partecipata – ha aggiunto Ossanna – anche dalle opposizioni che hanno collaborato a migliorare seriamente il testo pur non modificando l'impianto della normativa”. Questa legge, secondo il consigliere, adatta la normativa di Renzi al nostro terriorio. Opportuno per il Patt è stato prevedere che il dirigente scolastico potrà sì scegliere gli insegnanti ma in accordo con il collegio docenti e alla chiamata su base territoriale. Bene anche la possibilità per certi istituti di non ridurre la settimana scolastica a cinque giorni, il collegamento scuola-lavoro. Positivo è stato l'accordo raggiunto anche sul tema dell'omofobia nell'ambito scolastico.

Walter Viola di Progetto Trentino ha motivato il voto favorevole al ddl dicendosi però stupito “dalla grandissima attenzione dedicata in questo dibattito ai docenti, mentre la scuola dovrebbe avere a cuore innanzitutto i discenti, cioè gli studenti. Sembra quasi che il problema della scuola sia l'organizzazione, siano i docenti, dirigenti, la Provincia, i ministeri quando invece occorre pensare all'impatto di tutto questo sui ragazzi, ai quali andrebbero rivolti tutti gli investimenti”. Quanto alla valutazione va sottolineato, per Viola, che Ocse Pisa e Invalsi dimostrano come la scuola trentina sia in cima alle classifiche nazionali e anche rispetto al tanto citato Alto Adige. “Bisogna quindi partire da questo dato positivo”. In secondo luogo Viola ha ricordato che pur avendo firmato per l'ostruzionismo “Progetto Trentino ha presentato pochi emendamenti, i più importanti dei quali sono stati approvati. In primo luogo per garantire che l'autonomia delle scuole non sia ridotta a quella dei dirigenti. E che i dirigenti rispetto al contesto nazionale gli argini in cui si muove questa figura rispetto al resto d'Italia sono molto più forti. Si è passati da un'autonomia dei dirigenti a un'autonomia degli istituti”. “Noi – ha proseguito Viola – abbiamo un sistema del diritto allo studio molto forte, un sistema paritario altrettanto rilevante e questa norma dà più responsabilità agli istituti ad esempio sulla formazione dei docenti, superando la logica del contributo a piè di lista. La sfida alla libertà degli istituti oggi è di fondamentale importanza”. Per Viola sul ddl “alcuni passi significativi sia in Commissione che in aula sono stati fatti e alla fine il testo rafforza l'autonomia provinciale”. “Per la prima volta siamo di fronte ad una norma che sta in piedi significativamente rispetto al contesto regionale e nazionale, migliorando alcuni aspetti importanti del sistema scolastica avendo a cuore il merito e gli studenti”. “Qui non ci sono né vincitori né vinti perché usciamo tutti vittoriosi da questo lavoro”. Viola ha ricordato infine sulla famiglia che l'ordine del giorno sull'omofobia condiviso questa mattina in aula “è stato un passaggio fondamentale, affrontato in maniera laica ma centrata”.

Giuseppe Detomas (Ual), riprendendo la difficoltà della scuola trentina di rappresentare un ascensore sociale, ha osservato che “il problema oggi è culturale, perché la scuola fatica ad essere percepita come strumento di emancipazione. I giovani non vedono in essa un mezzo per affermarsi nella vita”. Vero è che questa riforma è parziale, perché si limita a mettere a punto la normativa provinciale recependo quella nazionale. Ma soprattutto introduce la novità della valutazione dei soggetti che nella scuola operano. Molti ministri hanno provato ad introdurre nel sistema elementi di valutazione, “ma ci hanno lasciato le penne”. I”nsieme alla valutazione c'è l'elemento della responsabilità. Troppo spesso si è confusa la discrezionalità che significa fare scelte responsabili, con l'arbitrio. Ma la discrezionalità non è arbitrio anche quando si tocca la questione del reclutamento”. Per Detomas il disegno di legge mostra il tentativo della nostra Provincia di realizzare il possibile entro i limiti posti dalla normativa nazionale e costituzionali. E' stato un bene allargare le maglie per il reclutamento, anche se vi sono soggetti che hanno dedicato la loro vita alla scuola e che vivono ancora in una situazione di precariato. E di loro dovremo farci carico. La legge trentina sulla Buona Scuola è una scommessa che ci permetterà di consegnare un sistema valido ai ragazzi.

Maurizio Fugatti di Lega Nord Trentino, nel motivare il voto contrario al testo ha ricordato la mozione approvata il mese scorso sull'omofobia, alla quale le minoranze hanno spostato la risposta all'esame di questo ddl. “Forse – ha osservato Fugatti – se le minoranze fossero uscite tutte dall'aula non saremmo stati qui a discutere di questo argomento perché la maggioranza avrebbe ritirato quella mozione”. Per il consigliere, il fatto di aver mantenuto in aula la maggioranza provinciale per cinque giorni su questo tema è stato significativo. Dal punto di vista politico il ddl sulla scuola è importante e abbiamo lavorato non perché venisse ritirato ma per provare a modificarlo. “Anche perché con il ritiro del ddl il miglioramenti da noi ottenuti non ci sarebbero stati, perché le stesse decisioni sarebbero finite in qualche delibera e nella finanziaria”. Per Fugatti “il sindacato ha fatto il proprio lavoro e i consiglieri anche, ed è sbagliato collegare questi soggetti”. Sul merito di quanto è stato modificato del ddl in aula, il consigliere ha elencato i principali risultati ottenuti, dalla concertazione sugli ambiti territoriali attraverso il confronto sui sindacati, all'anno di prova, dalla rotazione dei dirigenti, all'alternanza scuola-lavoro “provinciale” e non disciplinata delle norme nazionali. Sul tema dei precari, invece, secondo Fugatti, occorreva più coraggio e la nostra autonomia, diversamente da quella di Bolzano,k è stata sfruttata al 50 per cento. “Siamo anche riusciti – ha concluso Fugatti – ad evitare che tutte le decisioni attuative più importante fossero lasciate nelle mani della Giunta provinciale prevedendo un passaggio nella Commissione consiliare”.

Alessio Manica del Pd ha ha ringraziato tutti coloro che hanno lavorato sia in Commissione sia in aula. Questo è stato un lungo percorso e un passaggio non isolato perché sulla scuola il Pd ha sviluppato una riflessione importante per adattare questo mondo a quello della società. “Bello”, per Manica, il lavoro dell'aula per migliorare la norma visto che tutti si sono impegnati in una mediazione facendo anche passi indietro: il Pd ha ritirato due ordini del giorno. A Manica la partecipazione e il coinvolgimento non sono stati affatto insufficienti nell'esame di questa norma. Anche dal punto di vista dell'autonomia provinciale, per Manica alcune linee guida era giusto che fossero rispettate”. Chiamata dei docenti: con questo strumento si valorizza la responsabilità e si scommette sull'autonomia e la responsabilità dell'istituzione scolastica, senza venire meno alla trasparenza anche nel reclutamento. La richiesta di avere più coraggio sulla valutazione trova in questo ddl comunque una scelta. In quest'articolato il Pd si riconosce sulla valutazione, gli ambiti, la chiamata, la settimana. Su tutti questi passaggi sono stati inseriti dei limiti. La maggioranza si assume in pieno la responsabilità di questo testo e ora seguirà nel corso degli anni con attenzione l'impatto di queste norme sulla scuola trentina. Manica ha concluso apprezzando il ritiro dell'ostruzionismo da parte della minoranza. Il capogruppo del Pd ha preso le distanze da due giudizi: che con questa legge la scuola trentina si avvia verso il baratro; e che i docenti chiamati saranno controllati dai dirigenti. Omofobia: “il Pd ha votato in modo compatto, convinti che quello che prevede l'ordine del giorno approvato oggi non farà algro che fugare definitivamente nelle nostre famiglie tante paure trasmesse forse alla nostra comunità da un lungo dibattito in quest'aula. Informazione e coinvolgimento delle famiglie fugherà tutte queste paure. Ora vigileremo perché queste norme vadano nella direzione del miglioramento del nostro sistema scolastico per correggere gli effetti distorsivi che dovessero emergere.

Per Giacomo Bezzi di Forza Italia “questa legge non guarda alle future generazioni e passerà alla storia per gli aspetti negativi che l maggioranza ha voluto mettere in questa legge. Questa non è la legge che noi avremmo voluto veder approvare oggi. Avrei avuto piacere di veder coinvolti tutti i soggetti attori interessati e non solo gli attori del mondo della scuola. Perché la scuola non appartiene solo ai docenti e ai sindacati ma a tutto il sistema trentino. Mi sarei aspettato che lei presidente Rossi per fare del modello della scuola trentina un modello alla svedese. In Svezia la scuola nonostante la crisi economica non ha subito un calo di risorse. Su questo modello mi sarei aspettato un dibattito con tutti gli attori della società trentina. Noi su questa legge avevamo di fronte due opzioni: alzare le barricate fino a farla saltare, ma questo non è mai stato il nostro stile in questa legislatura. Abbiamo scelto un'opposizione seria, dura, ma costruttiva. Siamo riusciti così a modificare la legge. Non so se il bicchiere se il bicchiere sia mezzo pieno o mezzo vuoto, sarà l'applicazione a dimostrarle. Vedremo se questo sarà stato un compromesso al ribasso o un miglioramento reso possibile dalla serietà con cui abbiamo voluto confrontarci e migliorare questa legge. Abbiamo perso una legge che guardasse alle generazioni future e non alle prossime elezioni.

Il presidente Ugo Rossi ha ricordato gli aspetti di contesto in cui la legge si colloca. Rossi ha tranquillizzato Bezzi dichiarando “che questa non è una legge in vista delle elezioni, perché se fosse stato così questa legge sarebbe stata molto diversa, non avremmo corso tutti questi rischi e non avremmo avuto la contrarietà di buona parte degli insegnanti. Non abbiamo rincorso il consenso con questa legge. Il modello svedese è uno dei paradigmi cui questa legge si ispira. Anche le procedure di reclutamento in Svezia e in Finlandia il reclutamento degli insegnanti avviene con la tanto vituperata chiamata diretta. E dove il sistema scuola-lavoro è ai massimi livelli. Fatico a capire allora perché noi staremmo andando in una direzione che cannibalizza la nostra scuola. Non è vero inoltre che il collegamento scuola-lavoro serva per soddisfare le esigenze degli imprenditori. I bisogni occupazionali delle aziende se non si incrociano con le aspettative delle persone è difficile che trovino risposta. Certo che l'alternanza scuola-lavoro introdurrà delle difficoltà ma questo è normale e necessario se la scuola deve occuparsi di futuro e di ragazzi. Non può la scuola non essere orientata alla novità e al cambiamento. La scuola trentina ha dato fino ad oggi ottima prova di sé, ma anche dopo aver visto riforme importanti. Ma ci ricordiamo le contrarietà suscitate a suo tempo dalla legge Salvaterra. Non capisco tutta questa paura di sperimentare cose nuove anche se difficili e faticose. Questa è una riforma che lancia delle sfide. Che non sarà perfetta ma che ha come termine di riferimento il futuro, l'innovazione. E non perché l'abbiano prescritta Renzi o Giannini ma perché questi obiettivi erano nel programma del centrosinistra autonomista. In questa legislatura abbiamo scelto di non ridurre le risorse della scuola trentina. Abbiamo affrontato avviato a soluzione il problema della continuità didattica e stiamo spendendo 36 milioni di euro per la formazione nella scuola. Abbiamo conciliato la qualità del servizio scolastico con le richieste e le aspettative sul territorio, arrivando ad avere anche qualche difficoltà con le comunità locali. A riprova che non pensiamo certo alle elezioni. Abbiamo prima di questa legge ottemperato a quanto previsto nel nostro programma: stimare l'organico degli insegnanti in modo diverso, potenziandolo in funzione delle nuove necessità col trilinguismo, scuola-lavoro, Bes, tutor. Sono state già attuate centinaia di stabilizzazione e avremo 1600 insegnanti in tre anni che entreranno in ruolo nella scuola. Le norme fondamentali dell'assunzione tramite concorso, l'autonomia scolastica che si gioca nella responsabilità fortissima del dirigente di provvedere alla chiamata dei docenti all'interno di un ambito, il merito e la valutazione degli insegnanti, non erano solo nella legge Renzi ma anche nel nostro programma. Rossi si è infine appellato ai sindacati chiedendo loro di non far mancare alla Giunta stimoli e proposte di soluzioni applicative. Nelle prossime settimane bisognerà lavorare rapidamente assieme per definire i rinnovi contrattuali nel mondo della scuola. Le risorse per questo non sono scarse: sono le più alte a livello nazionale e occorre allora che siano utili a migliorare il sistema rispondendo a un giusto diritto dei lavoratori anche a recuperare ciò che il blocco dei contratti ha portato con sé. Dovremo lavorare anche per l'inserimento delle persone che hanno superato il concorso e che entreranno in ruolo attingendo alle graduatorie. Rossi ha infine ringraziato la Quinta Commissione in particolare, perché le audizioni sono stati un luogo di approfondimento e miglioramento del ddl. Il presidente ha precisato infine che la Giunta sarà disponibile ad attuare in modo il più possibile condiviso questa legge.

Il presidente Bruno Dorigatti ha concluso la discussione sottolineando come il clima dei lavori sia sempre stato positivo nonostante le difficoltà rappresentate dai 13.424 emendamenti depositati e da più di 40 ordini del giorno. “Sugli emendamenti ammissibili – ha tenuto ad evidenziare – non c'è stato nessun trappolone”. E ha infine ringraziato tutti i collaboratori che hanno permesso di arrivare al termine dell'esame del provvedimento.

Ultimi emendamenti accolti: ore opzionali nelle primarie ridotte da 4 a 2, e rotazione dei dirigenti. Prima delle dichiarazioni di voto erano stati approvati gli ultimi tre articoli del ddl 126. Da segnalare all'articolo 46 due emendamenti approvati all'unanimità proposti da Manuela Bottamedi (Misto) d'intesa con il presidente della Giunta Rossi. Con il primo le ore opzionali facoltative nella scuola elementare primaria sono state ridotte da 4 a 2 “per recuperare – ha spiegato Bottamedi – ore curricolari obbligatorie”. Il secondo emendamento introduce la rotazione dei dirigenti all'interno dell'istituto per limitarne lo strapotere. “La rotazione – ha precisato la consigliera – c'è già nella contrattazione collettiva, ma per la prima volta viene codificata in legge. In pratica il dirigente avrà un contratto di tre anni rinnovabili al massimo per due volte.

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