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Referendum in Grecia

Hanno vinto i no e Tsipras 

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Voto in Grecia

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Referendum greco, urne chiuse. Affluenza del 65%. Vittoria oltre misura dei noLa Grecia "farà tutti gli sforzi possibili per arrivare presto ad un accordo" con i creditori, "anche nelle prossime 48 ore". Lo ha detto il portavoce del governo Sakellaridis alla Tv greca. 


Ue in stato di allerta

Tornare subito al tavolo del negoziato - come chiedono a gran voce Italia, Francia e la stessa Grecia - per trovare al più presto un accordo, un compromesso compatibile con la vittoria del "no al referendum e le diverse posizioni esistenti all'interno dell'Eurogruppo: questa la difficilissima sfida che attendono l'Ue e Atene nel dopo-voto su cui si confronteranno domani a Parigi Francois Hollande e Angela Merkel. Una sfida che riguarda il futuro stesso della moneta unica - che domani sarà sottoposto alla prova dei mercati - e che è destinata a tenere ancora l'Europa con il fiato sospeso. Ma alternative non ce ne sono. Anche se il "no" della Grecia rappresenta una sconfitta per le politiche di austerità imposte dall'Eurogruppo, le due parti sono condannate a trattare, partendo dall'attuale condizione di separati in casa, o per salvare in qualche modo il matrimonio celebrato all'insegna dell'euro oppure per avviarsi verso il divorzio, cioè la Grexit. Dopo la vittoria del no, le istituzioni europee sono in stato di massima allerta.

L'Eurogruppo si riunirà presto, anche solo in videoconferenza, per valutare la situazione e compiere un primo tentativo di riavvio del dialogo. La Bce ha convocato per domattina il consiglio direttivo nelle cui mani è il destino delle banche elleniche. La Commissione europea non ha mai smesso di lavorare dietro le quinte - nonostante le smentite ufficiali - per prepararsi a qualsiasi eventualità. Nella sede del Consiglio Europeo la sala stampa è pronta ad accogliere il circo mediatico nel caso in cui venisse convocato un vertice d'emergenza dei capi di Stato e di governo dell'Unione. Mentre il G7 sta lavorando ad una dichiarazione sulla Grecia che sarà resa nota domani. La strada maestra resta quella del dialogo.

Da Atene il portavoce del governo ha detto che la Grecia farà "tutti gli sforzi possibili per arrivare a un accordo" con i creditori "anche entro 48 ore". Secondo il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che ha convocato il ministro Padoan per domattina, "si dovrà tornare a parlare, e la prima a saperlo è proprio Angela Merkel. Lavoriamo in stretto contatto con i nostri partner europei" ha poi aggiunto.

Sulla stessa lunghezza d'onda il ministro francese dell'economia, Emmanuel Macron. "Dobbiamo riprendere i negoziati politici. Non rimettiamo in scena il trattato di Versailles", ha detto invitando i governi europei a non punire la Grecia come avvenne con la Germania dopo la prima guerra mondiale. Parole concilianti che devono però fare i conti con chi, a partire da Merkel (e la cancelliera non è certo isolata, almeno tra i colleghi del Nord Europa), sente di aver subito gli effetti, a suo vedere snervanti, della strategia messa in campo da Alexis Tsipras. Sfogandosi nei giorni scorsi con alcuni colleghi di partito, Merkel ha giudicato la politica del premier greco "dura e ideologica", sostenendo che essa "lascia andare il Paese a occhi aperti contro un muro". Aggiungendo che "con questo governo la Grecia non si attiene ai principi dell'Ue" e in particolare "viola quello della collaborazione".


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Il greco che vive a Trento

Per la Grecia e il suo popolo ma anche per l'Europa oggi è un giorno cruciale. Dalle sei di questa mattina (ore sette in Italia) i greci, attraverso un referendum, sono chiamati ad approvare oppure respingere il piano proposto dai creditori internazionali, Bce, Fmi e Ue. Un «Sì» oppure un «No» a un piano di circa 15 miliardi di euro che servirebbero ad Atene per cercare di risollevarsi in cambio, però, di pesanti riforme. Una situazione che si è trasformata in un braccio di ferro tra l'Unione Europea e il Governo di Tsipras con in mezzo un popolo che, secondo gli ultimi sondaggi, è spaccato.

Anche a Trento si sta seguendo l'evolversi della situazione in Grecia. Sinistra Ecologia e Libertà ha deciso di tenere aperta la propria sede per l'intera giornata con una simbolica urna in cui i cittadini possono infilare messaggi di solidarietà ai cittadini greci «che subiscono - spiegano i rappresentanti di Sel - pesantemente i ricatti del Parlamento europeo».

A seguire con occhi ben diversi, preoccupati, la giornata di oggi è però anche Stavros Chatzopoulos, da diversi anni a Trento con la moglie e una figlia ma con gran parte della famiglia che ancora oggi vive in Grecia, a Salonicco.

Stavros Chatzopoulos, ha sentito la propria famiglia? Com'è la situazione?

«Si l'ho sentita e la situazione è davvero critica. Si è venuta a creare una situazione in cui la popolazione greca è spaccata in due. Metà dei greci, e forse un po' di più, hanno timore di uscire dall'Euro e non vogliono assolutamente tornare alla Dracma perché sarebbe un disastro. Dall'altra parte, però, c'è chi vorrebbe che l'Europa accettasse le richieste fatte dal taglio del debito al prolungamento degli aiuti. In molti sono combattuti su cosa fare».

Quando è tornato in Grecia l'ultima volta?

«Sono andato a fine marzo e si vedeva che la situazione non era bella. La crisi si sente molto nelle grandi città rispetto che in periferia. Poi ora in tanti temono anche la decisione del prelievo forzoso del 30% sui depositi. C'è però un forte sostegno all'attuale Governo di Tsipras».

Se lei oggi fosse in Grecia in che modo voterebbe?

«Io voterei "No" perché è giusto lottare e perché non è colpa del popolo greco, che oggi invece verrebbe pesantemente colpito con tagli a stipendi e altro, per la situazione che si è creata ma dei governi che negli ultimi quarant'anni hanno gestito male la situazione, hanno rubato e hanno fatto tantissimi favori»


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