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Gli amici uccisi a 15 e 16 anni

dalla droga diluita

«Come nelle canzoni trap»

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Il primo ad evidenziare il pericolo è stato il procuratore di Terni Alberto Liguori, ora a denunciare «un’allarmante consuetudine tra i ragazzi, soprattutto adolescenti, di assumere metadone o codeina diluiti con acqua o altre bevande, al fine di ottenere un effetto rilassante» è anche il gip di Terni davanti al quale è approdata l’indagine sulla morte di Gianluca e Flavio, 15 e 16 anni.

Secondo il giudice Barbara Di Giovannantonio, dall’indagine è emerso che «le modalità di miscelare le sostanze vengono apprese dai giovani da alcuni video che circolano su Internet e da alcune canzoni di alcuni cantanti trap».

Un quadro delineato nell’ordinanza con la quale il gip ha convalidato il fermo a carico di Aldo Maria Romboli accusato di avere ceduto ai ragazzi metadone diluito con acqua in cambio di 15 euro. Mentre «forse» i due erano convinti di avere acquistato e assunto codeina.

Cosa sia stato esattamente a provocare la morte nel sonno di Gianluca Alonzi e Flavio Presuttari lo dovranno stabilire le autopsie in programma domani a Perugia e gli esami tossicologici per i quali ci vorrà più tempo. Risultati che saranno comparati con quelli sugli altri reperti acquisiti nel corso dell’indagine (come i tre flaconi recuperati a casa dell’indagato).
Per il gip, comunque, «l’effetto letale del metadone su Flavio e Gianluca è conseguenza dell’alta concentrazione».

L’efficacia della sostanza «in soggetti non tossicodipendenti» - emerge ancora dall’ordinanza - «è tale che anche una minima quantità può determinare il decesso». «Flavio e Gianluca - sottolinea ancora il gip - erano ragazzi di appena 15 e 16 anni e non tossicodipendenti, per cui anche l’assunzione di una bassa concentrazione di metadone diventa per loro potenzialmente letale».

Nell’indagine condotta dai carabinieri di Terni è emerso che Romboli già a giugno aveva ceduto agli adolescenti metadone diluito, dicendo però loro che si trattava di codeina. Sentito dagli inquirenti l’uomo ha sostenuto che il 6 luglio, la sera prima della morte dei ragazzi, aveva spiegato loro «che la sostanza ceduta era effettivamente metadone», del quale aveva disponibilità in quanto tossicodipendente seguito dal Sert di Terni. Circostanza che però - emerge dalla ricostruzione del gip - contrasta con quanto riferito agli investigatori da alcuni amici delle vittime che quando si erano sentiti male avevano detto che «era colpa della codeina comprata da Aldo». «Forse - scrive il gip - anche in questa occasione i minori erano convinti di avere acquistato e assunto codeina mentre invece si trattava di metadone».

Un altro dei testimoni ha sostenuto di avere visto «in altre occasioni» Romboli cedere «codeina» a Flavio e Gianluca ma il fermato «nega assolutamente» di averla fornita loro. Né il 6 luglio né in altre occasioni, confermando solo l’episodio di giugno quando disse loro che era quel tipo di sostanza mentre invece - secondo la sua versione - si trattava di metadone.
Metadone che Romboli - emerge ancora dalla ricostruzione del gip - aveva deciso di vendere «un pò per ricavare dei soldi a lui necessari per l’acquisto della cocaina». Quindici euro che a Flavio e Gianluca potrebbero essere costati la vita.

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