Salta al contenuto principale

Le sardine sbarcano a Roma

forse centomila in piazza

«adesso la politica cambi»

Chiudi
Apri
Tempo di lettura: 
2 minuti 55 secondi

Missione compiuta: le Sardine si prendono anche piazza San Giovanni a Roma, luogo storico della sinistra, stipate a decine di migliaia. Più di 100 mila, dicono gli organizzatori. Un terzo circa, per la questura.

«L’idea era riempirla e cambiare un po’ la percezione della politica in questi anni - esulta Mattia Santori -. Direi che l’obiettivo è stato raggiunto».

In un happening collettivo antifascista e antirazzista il leader bolognese elenca dal palco le prime proposte, tra cui la revisione (o abrogazione) dei decreti sicurezza. E mentre si moltiplicano gli “endorsement” dei politici - Nicola Zingaretti in testa -, i coordinatori delle Sardine di tutta Italia domani si riuniranno a Roma «per programmare la nuova ondata di gennaio», spiega Santori.

In piazza persone di tutte le età, numerosi i giovani.
Moltissimi sfoggiano piccole o grandi sardine di tutte le fogge e materiali, tra gruppi di migranti che chiedono documenti e diritti e vip come Paola Turci, Isabella Ferrari, Vauro, Kasia Smutniak, Erri De Luca e Michele Santoro.

Lo speaker proclama «abbiamo deciso di riprenderci la piazza antifascista», poi tocca alla presidentessa dell’Associazione partigiani (Anpi) Carla Nespoli che parla di «lotta e speranza».

Si canta «Bella Ciao» sotto una sardina-striscione di 80 metri. Ecco sul palco - il rimorchio di un Tir - il medico dei migranti Pietro Bartolo, ragazzi che leggono la Costituzione, una giovane transessuale.
Ma è quando prende il microfono Santori che la piazza si infiamma davvero. Il trentenne inventore delle Sardine - assieme a tre amici di Bologna - tiene la scena senza alcuna timidezza.

«Qui c’è chi distingue la politica dal marketing - grida -, meglio i vostri cervelli che un milione di like» sui social. «Nonostante tutti i soldi che ci ha dato Prodi ognuno è venuto di tasca sua - ironizza -. La differenza è che questa é una piazza spontanea, nessuno ci ha costretto a venire».
Santori snocciola le altre decine di città che oggi ospitano le Sardine, in Italia e in Europa, poi passa al «programma».

Alcuni punti non strettamente politici, ma comunque le prime proposte del movimento. «Ripensare i decreti sicurezza», ma una parte della piazza rumoreggia e si corregge «va bene, abrogarli». Poi, «chi è eletto faccia politica nelle sedi proprie e non stia sempre in campagna elettorale»; «chi è ministro comunichi solo per canali istituzionali»; la politica sia trasparente nell’uso delle risorse sui social, «la stampa traduca le informazioni in messaggi fedeli ai fatti», «la violenza fuori dalla politica in toni e contenuti, quella verbale equiparata a quella fisica».
Il ‘sospettò è che le Sardine possano diventare un partito.
«Il 99 per cento di noi non lo vuole», assicura Santori, che rispondendo ai giornalisti torna a polemizzare con Matteo Salvini e Giorgia Meloni, «che strizzano l’occhio ai fascisti».

CasaPound oggi non si è vista, la minaccia di venire era una burla. In piazza però ci sono esponenti di sinistra come Nicola Fratoianni di LeU e Niki Vendola, l’ex segretaria della Cgil Susanna Camusso e Massimiliano Smeriglio indipendente del Pd.
Zingaretti twitta entusiasta: «Belle le proposte che avete lanciato, faremo di tutto per metterle in atto ed essere all’altezza del vostro impegno. Cambiamola insieme, la nostra bella Italia». Parere diverso di Matteo Renzi: «Hanno mostrato che le piazze non sono solo di Salvini. Ora la sfida è passare dalla protesta alla proposta».

«Grazie alle Sardine per l’energia che hanno portato nella nostra città - scrive la sindaca M5S di Roma Virginia Raggi - e aver reso questa giornata una “festa” di popolo».

Da domani inizia la fase due dell’«altro» movimento.

L'utilizzo della piattaforma dei commenti prevede l'invio di alcune informazioni al fornitore del servizio DISQUS. Utilizzare il form equivale ad acconsentire al trattamento dei dati tramite azione positiva. Per maggiori informazioni visualizza la Privacy Policy