Inchiesta, il sindaco di Bibbiano scarcerato, potrà tornare in Comune: «Ma mi hanno linciato sul web»

A sei mesi dall’arresto, il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti potrà tornare in municipio. E, a quanto pare, è intenzionato a farlo. È questa una prima conseguenza, importante per lui a livello personale, ma anche politico, della decisione della Corte di Cassazione che ieri sera ha revocato l’obbligo di dimora nel Comune di Albinea, misura cautelare a cui era ancora sottoposto il primo cittadino dem indagato per falso e abuso d’ufficio nell’inchiesta sugli affidi illeciti.

In una giornata che ha visto nuovamente divampare sul tema la polemica, con il Pd schierato con forza a difesa del suo esponente, Zingaretti in primis, pretendendo scuse, e la Lega a contrattaccare con Salvini, è stato il prefetto di Reggio Emilia a spiegare che Carletti «da oggi può tornare a fare il sindaco in municipio a Bibbiano, nel pieno delle sue funzioni».

A domanda sul punto, il diretto interessato ha risposto: «Ho appreso da poco la decisione del prefetto. Nei prossimi giorni, con la dovuta cautela, con la dovuta gradualità, riprenderò un cammino interrotto il 27 di giugno. Questo lo devo innanzitutto a chi a maggio mi ha rinnovato la mia fiducia».

Dalle parole emerge la prudenza con cui sta affrontando questa delicata fase. La Cassazione, infatti, ha annullato senza rinvio l’ordinanza con cui il tribunale della Libertà di Bologna aveva sostituito gli arresti domiciliari, scattati a giugno, con la più blanda misura dell’obbligo di dimora. Ma al momento è disponibile solamente il dispositivo e non si conosce il ragionamento fatto dai giudici, né quanto siano entrati nel merito delle accuse. Carletti resta indagato e a giorni la Procura di Reggio Emilia, che oggi non ha voluto commentare gli ultimi sviluppi, tirerà le fila e chiuderà l’indagine “Angeli e Demoni”, probabilmente con una richiesta di giudizio immediato.

All’interno le posizioni sono differenti e Carletti, come ha sempre sottolineato la sua difesa, risponde di presunte irregolarità amministrative sull’affidamento del servizio e non di alcuni degli aspetti più clamorosi emersi nelle ipotesi d’accusa, cioè le falsificazioni delle relazioni dei servizi per togliere i minori alle famiglie e i ‘lavaggi del cervellò ai bambini. Gli inquirenti restano però convinti che il sindaco abbia dato, in ogni caso, copertura politica agli illeciti.

In attesa di capire cosa succederà più avanti, oggi Carletti ha affermato che «riassaporare dopo 5 mesi il gusto della libertà è una sensazione indescrivibile». Quello che invece vuole descrivere e denunciare è il linciaggio mediatico a cui è stato sottoposto, una «sofferenza incredibile»: «Il giorno dopo una delle tante serate trascorse in Comune vieni svegliato, e in poche ore, dalle Alpi alla Sicilia diventi il mostro, l’orco di Bibbiano», si è sfogato, parlando di «un periodo che difficilmente dimenticherò, durante il quale ho toccato da vicino il significato vero, profondo della parola libertà».

In suo appoggio si è pronunciato Matteo Renzi, secondo cui Carletti è stato colpito da «una montagna di fango vergognosa» e immeritata. Alla «campagna indecente contro il Pd e il sindaco di Bibbiano» ha fatto riferimento anche Nicola Zingaretti: «Chi chiederà scusa ad Andrea Carletti e alle persone messe alla gogna ingiustamente? La Giustizia sta facendo chiarezza e ha tutto il nostro sostegno». Concetti rispediti al mittente da Matteo Salvini. «Le uniche scuse devono farle coloro che - ha detto - senza motivo hanno portato via i bambini alle loro famiglie e coloro che hanno coperto questo indegno sistema».

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