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Casa Pound a Genova, la polizia

carica il corteo antifascista

e ferisce un giornalista: proteste

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Alta tensione e proteste ieri a Genova, dove il movimento neofascista Casa Pound ha tenuto il comizio di chiusura della campagna elettorale.

La polizia è intervenuta in massa per consentire lo svolgimento dell'evento politico (cui erano presenti circa trenta persone) isolando l'area in cui si trovavano gli estremisti di destra da quella in cui si muoveva il corteo antifascista convocato da Cgil, Anpi, Arci, Comunità di San Benedetto e altre realtà organizzate genovesi che da tempo chiedevano alle autorità di pubblica sicurezza di non concedere al movimento neofascista una piazza della città medaglia d'oro per la Resistenza.

I manifestanti, circa 5 mila, sono stati anche oggetto delle cariche di circa trecento agenti in tenuta antisommossa fra polizia, carabinieri e finanza che hanno bloccato con manganellate e lacrimogeni i tentativi di alcune centinaia di dimostranti sfondare il cordone posto in difesa del comizio di Casa Pound.

Dietro lo striscione "Genova antifascista" ci sono stati alcuni tentativi di raggiungere la piazza occupata dal movimento di estrema destra. Alle cariche della polizia una parte dei manifestanti ha risposto lanciando bottiglie e pezzi di bastone.

Alla fine si sono contati cinque feriti: due manifestanti antifascisti, un giornalista di Repubblica e due carabinieri. Repubblica denuncia oggi quanto accaduto, con il pestaggio del suo cronista: «La Genova antifascista è scesa in piazza in via Roma davanti alla Prefettura per manifestare contro il primo evento all'aperto delle tartarughe nere, un'iniziativa che nella città medaglia d'oro della Resistenza è stato vissuto come un ulteriore passo dell'escalation dell'ultradestra.

Stefano Origone, cronista di Repubblica che stava seguendo il presidio all'inizio di via Santi Giacomo e Filippo, è stato caricato da un gruppo di una mezza dozzina di agenti che lo ha aggredito pestandolo con manganellate e calci in tutto il corpo e alla testa. Come ha raccontato lui stesso è stato ripetutamente colpito con manganellate e calci anche quando è caduto a terra e ha urlato "Sono un giornalista": Solo l'intervento di un ispettore della Questura di Genova che lo conosce personalmente ha interrotto l'incredibile pestaggio.

«Ho urlato che ero un giornalista - ha raccontato Origone - ma non si fermavano. Per fortuna alla fine un vicequestore che conosco personalmente li ha bloccati e mi ha portato in salvo». Poi aggiunge: «Non finivano più. Respiro ancora con fatica, tutta la parte sinistra del corpo porta i segni delle manganellate». Origone ha due dita fratturate, una costola rotta, un trauma cranico, ecchimosi e ferite in tutto il corpo
».



Ieri sera, dopo le violenze, circa 300 antifascisti hanno costituito un presidio davanti alla questura di Genova per chiedere la liberazione di due manifestanti sottoposti a fermo durante gli scontri di piazza.

Il questore di Genova, Vincenzo Ciarambino, successivamente ha incontrato all'ospedale Galliera il giornalista di Repubblica e gli ha chiesto scusa. «Conosco Stefano da anni e sono voluto andare in ospedale per sincerarmi delle sue condizioni. Ho chiesto scusa a lui, alla moglie e al responsabile della redazione genovese di Repubblica. Ho voluto portare la vicinanza della polizia», dice Ciarambino. Il questore dà una descrizione un po' diversa di quanto accaduto: «Origone era vicino a una persona fermata che stavamo portando via, c'è stato un tentativo da parte dei manifestanti di sottrarlo alla polizia ed è partita una carica, Origone non si è accorto in tempo della carica, è caduto e ha preso qualche colpo. Oggi è stata una giornata campale. La polizia come al solito ha consentito l'esercizio dei diritti della democrazia soprattutto in una fase di campagna elettorale. Avete visto tutti quello che è successo. Ci è stato tirato di tutto addosso: da fumogeni a biglie, bastoni, pietre e quant'altro. Non abbiamo reagito. Abbiamo atteso con pazienza Poi abbiamo eseguito un'operazione di alleggerimento e con i reparti abbiamo aperto una manovra semicircolare per liberare la piazza».


Il Comitato di redazione (Cdr, la rappresentanza sindacale) di Repubblica ha diffuso una nota nella quale si «condanna fermamente il violento pestaggio da parte della polizia di cui è stato vittima il collega della redazione di Genova Stefano Origone». Il Cdr, prosegue la nota, «pretende che il capo della polizia e il ministro dell’Interno facciano piena luce sull’accaduto individuando e sanzionando i responsabili di un’azione inaccettabile in un Paese democratico. Stefano non è stato vittima di un colpo sfuggito per sbaglio, è stato preso deliberatamente e ripetutamente a manganellate mentre stava svolgendo il suo lavoro di cronista al seguito della manifestazione degli antagonisti. Ed è stato soccorso solo grazie all’intervento di un ispettore della Questura, che lo conosceva personalmente».

Sul pestaggio del giornalista la magistratura ha aperto un'inchiesta, mentre interviene anche il partito democratico, che chiede al ministro degli Interni, Matteo Salvini, di fornire chiarimenti su questo episodio violento. «Il pestaggio nei confronti del giornalista Stefano Origone - dice a Repubblica il senatore Francesco Verducci - è un fatto gravissimo. Non può accadere in un Paese democratico e in uno Stato di diritto quale è la Repubblica italiana. C'è una escalation di intimidazione nei confronti dell'informazione che va denunciata con la massima nettezza e fermata immediatamente».

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