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Salone del libro, via l'editore neofascista

Birenbaum, sopravvissuta ad Auschwitz

apre la kermesse: «No alle idee di morte»

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Si apre oggi il Salone del libro di Torino, che ieri sera accogliendo la richiesta di Comune e Regione ha revocato l’ammissione di Altaforte alla kermesse, dopo che il suo editore, Francesco Polacchi, dirigente di Casa Pound, si era dichiarato «fascista» e aveva definito pubblicamente l’antifascismo come una «mafia e vero male dell’Italia». Dichiarazioni per le quali, in seguito a un esposto del Comune e della Regione, la procura ha aperto un fascicolo per apologia di fascismo.

Poco fa è stato completamente smantellato al Salone del Libro lo stand di Altaforte e ora vicino allo spazio espositivo del ministero della Difesa è rimasta un’area vuota.

Per parte sua, l’editore di estrema destra critica duramente l’esclusione e annuncia azioni legali.

«Siamo passati in cinque, sei giorni da un problema di contrattualistica privata a un problema di politica. La questione dal punto di vista simbolico si era fatta talmente grande che è anche giusto che sia passata al livello politico e quindi il presidente Chiamparino e la Appendino hanno preso una decisione politica. E per come si erano messe le cose è la decisione migliore», ha ha detto il direttore editoriale del Salone del Libro di Torino, Nicola Lagioia al suo arrivo al Lingotto.

La stessa direzione del Salone era stata contestata da varie figure del panorama culturale per non aver deciso in precedenza l’esclusione dell’editore neofascista, rimbalzato agli onori delle cronache in queste settimane per aver pubblicato la biografia di Matteo Salvini.

«La libertà di espressione va garantita. Ma prima c’è il dovere di dire la verità. Sempre. Il male non si può giustificare», dice al Corsera Halina Birenbaum, 90 anni, una delle ultime sopravvissute di Auschwitz, che ha aperto il Salone del Libro di Torino. In precedenza Birenbaum aveva rinunciato, proprio per denunciare la presenza della casa editrice neofascista.

Come lei hanno riconfermato la presenza anche altri ospiti del Salone (dal Zero Calcare ai Wu Ming) che nei giorni scorsi avevano annunciato che non sarebbero andati a Torino per non condividere il luogo con i promotori della cultura fascista.

Birenbaum ha spiegato: «Era inaccettabile dire di sì per assecondare una falsa idea di democrazia».

«Vi ringrazio per la decisione coraggiosa che mi ha permesso di essere presente qui», ha detto prendendo la parola all’inaugurazione del Salone. La Sala Oro dell’Oval le ha dedicato una standing ovation.

«Ringrazio tutti gli intellettuali e le associazioni che ci hanno sostenuto e non ci hanno lasciato soli. Non sarei qui se non avessi avuto l’appoggio del museo di Auschwitz e l’impegno dei giovani dell’associazione Treno della memoria», ha aggiunto Halina Birenbaum. «Non sarei qui - sottolinea - se non avesse perso l’idea fascista nazista del nuovo ordine in Europa».

Gli intellettuali e gli scrittori - aggiunge Birenbaum - si devono sempre schierare: «Sono guide, persone di riferimento. Non possono restare super partes. A costo di perdere la battaglia».
«Non avrei mai potuto trovarmi nello stesso spazio di chi diffonde un’ideologia che ha prodotto solo sofferenza e morte», afferma, ed «ero pronta a restare fuori dai padiglioni che ospitano la rassegna. Testimone muta e forse scomoda».

«Ci voleva una grande faccia tosta per venire qui a esporre libri che propagandano le idee dello sterminio e dell’uccisione sistematica Il giudice li ha indagati per apologia di fascismo? Fosse per me gente che sostiene queste ideologie di morte dovrebbe essere incarcerata», conclude Birenbaum.

Invece Matteo Salvini attacca duramente la decisione di escludere Altaforte: «Siamo nel 2019 alla censura dei libri in base alle idee, al rogo dei libri che non ha mai portato fortuna in passatoSono pericolosissimi i processi alle idee. Alle idee si risponde con altre idee... sempre che ci siano delle idee. Se non le hai, urli, fischi e canti Bella ciao...».

La sindaca di Torino, Chiara Appendino (M5S), ha motivato così la decisione condivisa con il presidente della Regione, Sergio Chiamparino (Pd): «Abbiamo cercato di trovare una soluzione di mediazione per tutti. Di fronte alla scelta di avere Halina, che rappresenta l’antifascismo fuori dai cancelli del Salone, e Altaforte, che è indagata per apologia di fascismo dentro, come istituzioni ci siamo presi la responsabilità politica di fare una scelta di campo e stare a fianco di chi rappresenta l’antifascismo. Abbiamo deciso di utilizzare la strada a nostra disposizione cioè la denuncia. Naturalmente la magistratura ha i suoi tempi».

Polacchi, segretario di Casa Pound Lombardia ma proveniente da Roma, dove era un noto esponente del movimento neofascista, si difende: «Le mie dichiarazioni sono state usate come scusa, sono stato denunciato per un reato di opinione. Sono disponibile a chiarire la mia posizione con la Procura, ma ritengo che la pietra dello scandalo sia il libro “Io Matteo Salvini”. È un attacco al ministro dell’Interno, che comunque non voglio tirare per il bavero. Quella del Salone è una revoca inaccettabile andremo per via legali».

Polacchi ha incontrato la stampa fuori dal Salone del Libro, dove lo stand della casa editrice Altaforte è stato già smantellato.
«Sicuramente sarebbe stato meglio se avesse avuto un approccio diverso, ma ci sta che il ministro dell’Interno, che viene attaccato quotidianamente dalla sinistra, tenga una posizione più neutrale», aggiunge il 33enne, esponente del partito di estrema destra Casapound. «C’è un equivoco di fondo - aggiunge - non ho mai parlato con Matteo Salvini rispetto a questo libro. Noi abbiamo un contratto con l’autrice Chiara Giannini (redattrice del Giornale, ndr). Salvini - dice - mi ha conosciuto cinque anni fa, in una situazione conviviale, quando ancora non era ministro dell’Interno. È verosimile che non si ricordi di me».

Critica Polacchi anche il vicepremier Luigi Di Maio: «La casa editrice è andato lì a dire che l’antifascismo è il male assoluto. Restiamo nelle cose concrete, per carità, ma una cosa concreta è che la nostra Costituzione nasce su valori contro il fascismo, antifascisti, quindi quella è una provocazione per vendere più libri, ma non possiamo far passare queste provocazioni così» ha detto il leader M5S a Radio anch’io su Radio Uno.

E il ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli si dice daccordo, in un’intervista alla Stampa, con l’esclusione di Altaforte: «Credo che le idee debbano essere sempre raccontate» ma «se poi mi chiede della dichiarazione di un editore che paragona l’antifascismo al male assoluto, allora penso che l’unica cosa che andava fatta era presentare denuncia alla Procura».

Spiega allora di condividere «al 100 per cento» la scelta della sindaca Appendino e del presidente Chiamparino: «In Italia siamo fortunati: disponiamo di norme che vietano l’apologia del fascismo, forse in passato non le abbiamo usate a sufficienza, ma esistono e dobbiamo denunciare più spesso».
Si dice anche convinto che il Salone abbia gli anticorpi per metabolizzare le polemiche: «Stiamo parlando della più importante fiera del libro d’Italia» e «penso che queste polemiche finiranno come piccole onde che s’infrangono sulla solida chiglia di un’ammiraglia».

Infine a chi aveva promesso di disertare il Lingotto risponde: «A mio parere l’atteggiamento più giusto sarebbe stato sempre quello di andare al Salone per combattere vis-à-vis queste persone, dicendoglielo in faccia che le loro idee sono profondamente sbagliate».

Secondo la leader del partito di destra Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, la decisione del Salone «è una deriva molto pericolosa, mi pare che il sindaco di Torino e il presidente della Regione» Piemonte, Chiara Appendino e Sergio Chiamparino, non abbiamo molto di cui occuparsi, se si occupano di questo. Forse, se si occupassero di più dei torinesi, sarebbe meglio».

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