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Riapre la stagione della caccia

Torna la polemica con gli animalisti

Le doppiette rivendicano "un prelievo corretto ed etico". La replica: "Appendete il fucile al chiodo"

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Doppiette pronte a sparare, da domani anche nelle zone d'Italia dove l’apertura non è avvenuta domenica scorsa, come invece è stato il caso del Trentino (dove non si sono registrati incidenti).

La stagione venatoria si chiuderà il 31 gennaio. E se i cacciatori auspicano che sia «una festa», gli animalisti insorgono annunciando «una strage» per centinaia di migliaia di prede.

La neonata Federazione nazionale delle associazioni venatorie riconosciute (Fenaveri) di cui fanno parte tra gli altri Federcaccia e Arcicaccia, vanta «il valore che diamo al paesaggio, ai boschi, all’economia del made in Italy con le tante produzioni legate alla caccia». Che sia «il battesimo della prima licenza» o «l’ennesima volta», per Federcaccia «il livello di emozione è sempre altissimo». I cacciatori rivendicano «il consapevole senso di responsabilità per le regole, il rispetto dell’ambiente che ci ospita e del lavoro degli agricoltori (i cui terreni ci troviamo spesso a percorrere)», «un prelievo corretto ed etico» del selvatico, condannando «i comportamenti irregolari».

Ma per le associazioni animaliste l’unica cosa di positivo che i cacciatori possono fare è «appendere la doppietta al chiodo», dice l’Ente nazionale protezione animali (Enpa), che accusa le Regioni di essere «ancora fuori dalle regole. In Italia l’illegalità è dilagante nei confronti dei selvatici, e per questo in Europa siamo ormai diventati un vero e proprio caso». Anche la Lav (Lega antivivisezione) contesta che in alcune Regioni ci sono norme in contrasto con la legge nazionale o, bocciate dalla Corte Costituzionale.

La stagione venatoria, dunque, «tornerà a mietere centinaia di milioni di vittime animali» visto che sono «quasi mezzo miliardo gli animali selvatici» che possono finire nel mirino, protesta la Lav, osservando che lo scenario «già tragico, è aggravato dal numero degli animali abbattuti in regime di “caccia di selezione agli ungulati” e con le “azioni gestionali di controllo”, un eufemismo per indicare le uccisioni con motivazioni sanitarie, danni all’agricoltura, tutela del suolo, che possono essere realizzate tutto l’anno, senza avere contezza del numero.

Saranno uccise, invece, quasi due milioni di allodole (la stagione va dal 1 ottobre al 31 dicembre), dice la Lipu-BirdLife Italia spiegando il grave danno alla popolazione di questa specie, che è calata del 45% fra il 2000 e il 2014 soprattutto in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. In Italia sono abbattuti ogni anno 1,8 milioni gli esemplari, pari al 73% del totale delle allodole uccise in Europa, aggiunge la Lipu che ha già raccolto 30mila firme per una petizione che chiede di vietare la caccia all’allodola, minacciata anche dall’agricoltura intensiva perché «lo sfalcio dei prati in pieno periodo di nidificazione causa la distruzione del nido e la morte dei piccoli».
Domani e mercoledì prossimo caccia vietata ad Assisi e Perugia per le visite del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

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