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Il racconto dei soccorritori trentini

«Famiglie intere sotto le macerie»

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Sono scesi nel cuore ferito d’Italia con la speranza di salvare vite. Ma hanno anche dovuto estrarre corpi ormai inanimati. Dal Trentino, gli uomini della scuola provinciale cani da ricerca, con i loro fidati compagni a quattro zampe, sono stati i primi a raggiungere le aree colpite dal terremoto.

Ad attenderli, un compito terribile: «Già in mattinata abbiamo individuato e recuperato i corpi dei componenti di un’intera famiglia: padre, madre e un figlio di appena otto mesi. Abbiamo sperato di poter trovare vivo almeno l’altro figlio della coppia, di otto anni. Ma abbiamo trovato anche lui ormai senza vita».

La straziante testimonianza è di Alessandro Dalvit, istruttore istruttore di obbedienza ev ricerca superficie e macerie, che assieme al suo Muttley ha raggiunto Accumoli da Trento nella mattinata di ieri.
Dalvit (nella foto), assieme al responsabile degli operativi in intervento Michele Cesarini Sforza - accompagnato dalla sua schnauzer femmina Ziva - è partito dalla base di Mattarello poco dopo le 7.30. In poco più di due ore di volo a bordo di uno degli elicotteri del nucleo dei vigili del fuoco permanenti di Trento, le due unità cinofile hanno raggiunto la terra reatina dove hanno potuto subito mettersi al lavoro.

Poche ore dopo Dalvit e Cesarini Sforza sono stati raggiunti da una terza unità cinofila della scuola provinciale composta da Claudio Di Filippo ed Ari, trasferiti in volo da Mattarello direttamente a Saletta, frazione del comune di Amatrice dove nel frattempo erano stati dirottati anche Dalvit e Cesarini Sforza.

La foto scattata dai soccorritori trentini dalla sommita del paesino, immortala l’elicottero dei vigili del fuoco trentini atterrato sul piccolo campo da calcio della frazione, giù in basso. Tutto attorno, più in alto, dove le unità cinofile stavano lavorando, solo macerie, con il sisma che ha distrutto tutta la parte alta della frazione. Almeno una quindicina di case. In piedi è rimasta solo un’abitazione che si affaccia proprio sul campetto. Ha resistito, così come la piccola fontana ottagonale attorno alla quale si trovava la piazzetta di Saletta. Una piazza che ieri non c’era più, riempita di macerie. Ma tutto il resto è venuto giù: «Amatrice non c’è più», è stato il grido di dolore del sindaco Sergio Pirozzi che ieri ha fatto il giro del mondo. Ma anche nella sua piccola frazione - una delle tantissime del comune reatino - la situazione non è meno tragica.

«Ad Accumoli abbiamo individuato in tutto sei cadaveri - ha spiegato ancora Dalvit - quelli della famiglia e quelli di un’altra coppia. Poi ci è stato chiesto di trasferirci a Saletta dove ci ha raggiunto anche Claudio. La situazione qui è se possibile anche peggiore. Tante vittime le abbiamo trovate ancora a letto, sorprese quasi certamente nel sonno. Un blilancio tristissimo, per una tragedia che è grande e appare sempre più consistente con il passare delle ore. Sono stati colpiti centri abitati molto vecchi, dove le case sono venute giù senza lasciare scampo a chi si trovava all’interno».

Quello di Dalvit è un racconto che prosegue passando dalle tragiche, tristi e devastanti emozioni legate al ritrovamento di corpi senza vita allo sconforto per lo stato profondissimo di emergenza e difficoltà in cui versa la stessa macchina dei soccorsi: «Nel corso della giornata abbiamo dovuto non solo individuare i corpi grazie ai nostri cani, ma anche poi cercare di fare quel che potevamo, con gli strumenti che avevamo, per recuperare i cadaveri. Spostando i sassi, i calcinacci, i pezzi di cemento a mani nude e con i badili, perché di scavatori e ruspe qui ce ne sono ancora poche e dove ce ne sono non è detto possano essere utilizzate dato che le strade tra le case sono troppo strette per permetterne il passaggio e l’impiego. La situazione è davvero pesante ed il bilancio purtroppo non è destinato che a salire».

«La situazione è davvero pesante anche perché, anche dal punto di vista logistico, quest’emergenza si sta rivelando ancora più grave di quelle in Abruzzo o in Emilia - spiega il presidente della Scuola Nicola Canestrini - dato che in molti casi i cinofili devono non solo individuare feriti o vittime ma devono poi anche impegnarsi in prima persona a scavare vista la scarsità di mezzi e la difficoltà con cui si sta riuscendo a farli giungere dove serve. Questo non rappresenta certo un problema per noi, ma un dispendio di energie, quelle delle unità cinofile, che altrimenti potrebbero essere impiegate nella ricerca di altre persone. In queste ore stiamo allertando altri nostri uomini con i loro cani per essere pronti a rispondere ad altre richieste che potrebbero arrivare. Stiamo preparando altre cinque unità, pronte ad attivarsi già nelle prossime ore».

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