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La rettrice de Pretis è giudice costituzionale, nuovo voto per la guida dell'Università

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La rettrice dell'Università di Trento, Daria de Pretis, ordinario di diritto amministrativo, oggi è stata nominata giudice della Corte costituzionale dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Con l'assunzione di questo prestigioso incarico Daria de Pretis lascia la guida dell'ateneo a un anno dall'elezione e fra qualche mese, probabilmente all'inizio del 2015, si tornerà al voto per il rettorato. «Mi mancheranno i miei colleghi e i miei collaboratori, potrete capire la mia lacerazione in questa decisione», ha detto poco fa all'Adige, in un'intervista nel numero in edicola domenica.

 

Il decreto di nomina riguarda anche il professor Nicolò Zanon, ordinario di diritto costituzionale alla Statale di Milano. I due nuovi giudici sostituiscono i professori Sabino Cassese e Giuseppe Tesauro i quali cessano dalle loro funzioni il prossimo 9 novembre.

 

de pretis università

Daria de Pretis, 57 anni, è nata a Cles, è stata eletta rettrice l'anno scorso.

È sposata con Gianni Kessler, ex pm, ex presidente del Consiglio provinciale e oggi a capo dell'Olaf, l'ufficio europeo per la lotta antifrode.

Il cognome del marito - era stato detto nei giorni scorsi del voto in ateneo - rischiava di penalizzarla, ma i suoi sostenitori hanno sempre ricordato che «la competenza di Daria non è in discussione e di certo non è mai stata nell'ombra del marito», uomo di primo piano del Pd e considerato uno degli anti-Dellai.

Due volte madre, la rettrice e neogiudice costituzionale si è laureata in giurisprudenza a Bologna nel 1981 e lì ha iniziato il suo percorso accademico sotto la guida del professor Fabio Roversi Monaco. A Trento è stata ricercatrice e professoressa associata, nonché a lungo vicepreside della Facoltà di giurisprudenza.

 

Frattanto, in Parlamento prosegue l'imbarazzante stallo sulla nomina di altri due giudici che spetta a Camera e Senato, dove il Pd insiste sul nome di Luciano Violante (Pd) mentre il centrodestra è passato senza fortuna da Donato Bruno ad altri nomi che non hanno raggiunto il quorum necessario. Le ultime votazioni sono state passaggi transitori, in cui dominavano le schede bianche, in attesa di un'intesa che sblocchi l'impasse.

 

Quella della elezione dei due giudici costituzionali da parte del Parlamento è diventata una matassa difficile da sbrogliare e l'idea di cambiare schema si sta facendo strada. Il quadro prefigurato da alcuni osservatori ancora a settembre - e cioè che mentre per il Csm si sarebbe trovata una via d'uscita in tempi più rapidi, sulla Consulta la partita rischiava di allungarsi fino a novembre, ossia fino alla scadenza di altri due giudici, di nomina però presidenziale - non era lontano dal vero. Anzi, a questo punto non è escluso - e l'ipotesi trova diverse conferme - che le nomine che dovrà fare Giorgio Napolitano arriveranno prima di quelle che spettano invece al Parlamento. Ieri il Parlamento in seduta comune ha fatto registrare l'ennesima fumata nera: la numero venti, per la precisione. La data di una nuova convocazione per ora non c'è.

 

Da parte sua, il Capo dello Stato aveva assicurato che per quanto lo riguarda avrebbe proceduto rapidamente.

«Io vado avanti per conto mio: siamo in due e io non so l'altro come si muove», aveva aggiunto riferendosi alle Camere. Infatti, il decreto è già arrivato.

 

Dopo che a fine giugno hanno lasciato la Corte i giudici Gaetano Silvestri e Luigi Mazzella, eletti dal Parlamento, il 9 novembre termineranno appunto il loro mandato il presidente Giuseppe Tesauro e Sabino Cassese, che furono nominati da Carlo Azeglio Ciampi. Tecnicamente, il numero minino perché la Corte, che nel suo plenum è composta di 15 elementi, possa deliberare è di 11 giudici. Ma Napolitano non intende lasciarla monca né prendere tempo.

 

Un tempo che invece potrebbero concedersi le Camere, su cui incombono provvedimenti urgenti: legge di stabilità, sblocca Italia, rientro dei capitali con autoriciclaggio, e soprattutto Jobs Act.

Provvedimenti che rendono indispensabile una trattativa serrata non solo con l'opposizione, ma all'interno della maggioranza e dello stesso Pd. Lo stesso premier Renzi è interessato a portare a casa il risultato innanzitutto su questo fronte, rispetto al quale l'orizzonte che riguarda la Consulta si può spostare in avanti, rendendo a quel punto la trattative uno snodo meno complesso e con più possibilità di manovra.

Questo potrebbe allungare i tempi anche fino a novembre inoltrato, ma per la verità non è certo la prima volta che il Parlamento impiega mesi per eleggere i giudici costituzionali.

 

L'intesa sui futuri nomi per ora non c'è.

I negoziati hanno visto avvicendarsi nel corso delle settimane Luciano Violante, Donato Bruno, Antonio Catricalà, Ignazio Caramazza.

Nessuno ha visto il quorum e ora è assai probabile che lo schema di gioco debba cambiare e che prendano piede candidature meno politiche, affidate a giuristi di rango. Tra i "papabili" Massimo Luciani in quota centrosinistra, mentre per il centrodestra sarebbero in salita le quotazioni Giovanni Guzzetta. Questo imporrebbe un fine corsa per Violante, ma le incognite sono ancora molte. Per quanto riguarda le nomine del Capo dello Stato, fonti parlamentari ben informate ricordano come da sempre il presidente della Repubblica ragioni su candidature al femminile.

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