Un virus, un vaccino e tante colpe

Caro Alberto,
se volessimo mettere le carte in tavola potremmo formulare delle ipotesi. Faccio degli esempi: immaginiamo che il virus SARS-CoV-2 abbia fatto il salto di specie (pipistrello-uomo) per caso, o che per errore, comunque senza malizia, per distrazione o imperizia, sia "scappato" da un laboratorio di Wuhan; immaginiamo che abbia poi cominciato il suo viaggio nel mondo, portato da chissacchì (e piantiamola di cercare il "paziente zero" in agosto 2019 nel comune di Roccacannuccia).

Questo viaggio è stato "sottovalutato" per pigrizia, ignoranza o distrazione dal governo cinese, che ha taciuto per circa quattro mesi la notizia e ha dato la comunicazione solo dopo che, ahimè, ce n'eravamo già accorti a nostro danno. Va bene, potrebbe essere andata così.
Allora che cosa facciamo? Misure di prevenzione del contagio (mascherine, distanziamento, isolamento, quarantene, lockdown..). Bene, ma si potrebbe fare un vaccino. Allora ecco che mille case farmaceutiche, fiutando l'affare miliardario, cominciano a lavorare a pieno regime e a sperimentare, in tempi inusualmente brevi, almeno tre vaccini (per non fare nomi Pfizer, Moderna e AstraZeneca).

E allora con gran clamore e suoni di trombe si annuncia l'avvento dei primi tre arrivati (sicuri ed efficaci) per dicembre, poi gennaio, poi... Si comincia a vaccinare il personale sanitario e gli anziani delle Rsa, poi gli over 80 (selezionando giustamente per prime le categorie a rischio).

Poi cominciano i problemi: le ditte non sono in grado di mantenere il ritmo produttivo, l'organizzazione della distribuzione dei vaccini si inceppa ripetutamente a vari livelli. Risultato? Solo una minima fetta della popolazione (parlo almeno del nostro amato Paese) viene sottoposta alla prima dose (e non sa se e quando riceverà il necessario richiamo). E gli altri? Gli altri aspettano e vivono (se questa si può chiamare vita) cercando di ripararsi dal contagio forse in attesa della mutazione del virus che renda inefficaci gli attuali vaccini. Qual è la conclusione di questo preambolo? O almeno la mia conclusione (di non ancora vaccinato ansioso)? Colpevole la Cina e il suo governo per aver taciuto?

Colpevoli le case farmaceutiche ritardatarie? Colpevoli i nostri governi Ue incapaci di organizzare piani vaccinali efficaci ed articolati? Colpevoli le Asl locali talvolta disorganizzate e confusionarie? Forse tutti o forse nessuno. Ma si tratta di una colpa gravissima che mette in forse la sopravvivenza non solo di milioni di persone, ma della stessa "civiltà" umana.
Ho scritto civiltà tra virgolette e tutti comprenderanno il perché.

Roberto Quaini


Spaventa molto la disorganizzazione

Posso solo augurarmi che questo ritardo incredibile e inaccettabile si possa recuperare, caro e comprensibilmente impaziente dottor Quaini.

Confesso che in questo periodo non mi spaventa tanto il business: c'è sempre qualcuno che guadagna anche in tempi di crisi e persino qualcuno che le crisi le sfrutta; non voglio nemmeno pensare che qualcuno possa provocarle, come peraltro accade quasi sempre quando c'è ad esempio una guerra.

Mi spaventa invece molto la disorganizzazione, l'idea che non ci sia una regia (mondiale, europea, italiana) degna di questo nome. In tal senso, le nuove colpe superano quelle vecchie: la lentezza di oggi sorprende infatti più dell'incapacità di risalire all'origine del male.

Ed è incredibile che si finisca per essere (solo?) nelle mani delle case farmaceutiche, della loro produzione, dei loro tempi, delle loro logiche talvolta illogiche. Resto ottimista, perché mi pare che la situazione si stia finalmente sbloccando, ma, come te, mi sento una sorta di ostaggio che conosce bene la via d'uscita (il vaccino), ma che non sa quando potrà raggiungerla (mentre in alti Stati molti hanno già ricevuto una lettera con tutte le indicazioni). Il che trasforma la speranza in preoccupazione.

E i forti (intesi come Stati, ma anche come popolazioni) in più forti e i deboli in ancor più deboli. E qui mi viene in mente il continuo richiamo di papa Francesco alle disuguaglianze che il Covid rischia purtroppo solo di acuire. Cosa che sta già succedendo, in un generale silenzio.

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