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Orso, nessuno pensa

alle mucche e alle pecore

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Fauna selvatica e allevamento in montagna.

Orso, nessuno pensa alle mucche e alle pecore

Egregio Direttore, voglio parlare in favore dei pastori e delle persone che lavorano in montagna negli alpeggi, perché sono loro che faticosamente ogni giorno per sette giorni alla settimana in posti difficili di montagna lavorano, con scarso profitto, mantenendo in ordine l’ambiente a tutto nostro vantaggio. Non parliamo di contributi, perché credo che tanti non farebbero mai questo lavoro! Ora parliamo degli orsi e dei lupi in Alto Adige. Sì, ci sono gli ambientalisti che li difendono oltremodo. Ma perché non difendono le pecore, le capre, le vacche? Queste forse non sono animali? Allora io sono a favore dei pastori, dei malgari, delle pecore, delle capre e delle mucche, perché anche questi sono animali come gli orsi i lupi o cinghiali.

Sergio Telch - Faver

Pecore e capre non sono protette

La sua lettera arriva dopo quella di Pier Dal Rì ed è sostanzialmente in linea con le parole dell’ex dirigente provinciale trentino. Non posso che ribadire che, salvo qualche rara eccezione, siamo passati dall’amore per gli orsi (il caso dei lupi è da sempre un po’ diverso) alla paura degli orsi (e dei lupi). La risposta tecnica è semplice: l’orso e il lupo sono animali protetti, le pecore, le capre e le vacche no. Ma semplificare aiuta fino a un certo punto. Considerato che ormai gli orsi e i lupi ci sono e che non si può tornare indietro rispetto ad un importante progetto europeo (legato al reinserimento degli orsi), si tratta allora di trovare un equilibrio fra chi vive e lavora in montagna, tenendola magnificamente e rendendola unica, e i grandi predatori, che comunque danno un contributo altrettanto importante - seppur su un fronte per ovvie ragioni diverso - all’ambiente.
Il presidente trentino Fugatti pone l’accento - a mio avviso giustamente - sulla questione dei numeri, chiedendosi quanti esemplari possa “permettersi” un territorio come il nostro (e quando parlo di territorio penso alla regione, visto che gli sconfinamenti sono abbastanza naturali). Manca ancora la seconda parte del dibattito: quando si sarà ad esempio stabilito che in questa zona non si potranno ospitare più di cento orsi, cosa si farà rispetto a quelli in sovrannumero? Si “arresteranno” tutti (anche se gli esperti continuano a dire che è meglio un orso morto di un orso in gabbia)? E dove si porteranno? In un parco protetto, una sorta di gabbia dorata, o ad esempio da dove sono venuti? Ci sarà la caccia di selezione (parola che per ora nessuno osa pronunciare)? È su questo che va impostato un dialogo serio anche con il ministro Costa, un dialogo che deve vedere coinvolti - in diversi ambii - il Trentino e l’Alto Adige. Ma in questo momento a dominare - anche al ministero, se non ho capito male - è ancora l’emozione.

lettere@ladige.it

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