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Sport, i bambini
vogliono solo divertirsi

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Scrivo dopo aver letto su Facebook l'ennesimo post di confronto aspro fra Alta Valsugana e Pergine Calcio, dove una mamma chiedeva informazioni per portare un bimbo di 5 anni a provare il calcio. Non scrivo né pro Alta né pro Pergine né per nessun'altra società del territorio ma pro calcio giovanile. Mi vergogno di essere un Mister che fa parte del mondo dello sport e del calcio. Dello sport perché succede la stessa cosa anche in altri sport e in altre parti del territorio, di calcio perché è quello a cui partecipo attivamente.

Ma veramente pensate che ai giovani interessino i "problemi mentali" di noi adulti? Dirigenti che usano i ragazzi/e come bancomat o per il proprio ego (forse se chiedete in comune vi fanno una statua in piazza), mister e dirigenti che telefonano agli ingenui ragazzi promettendo cose che già sanno di non poter mantenere, mister che si gonfiano il petto perché hanno vinto lo" scudetto di cartone" o la "coppa del nonno" con le giovanili, genitori che entrano in dirigenza solo per far sì che il loro figlio sia messo nella squadra migliore ecc...

Se non lo avete ancora capito bambini/e e ragazzi/e cercano il nostro aiuto per il divertimento, perché le loro capacita tecnico/educative siano portate al massimo, e quando saranno grandi portino con sé il ricordo di momenti indimenticabili passati nello sport/calcio. Credo sia arrivata l'ora (siamo nel 2020) che capiamo che la strada da seguire è proprio quella di aiutarli a raggiungere i loro obiettivi, mettendo i ragazzi/e al centro della proposta. Con dei programmi e obiettivi per fasce di età tecnico/educative, in base alle varie fasce di età che permettano a tutti di esprimere il proprio massimo potenziale (o almeno ci si provi), con campionati adeguati alle loro capacità ecc…Credo inoltre che chi non ha come obiettivo questo sia ora faccia un bel reset di idee o si prenda una bella pausa di riflessione o si faccia da parte per chi veramente ha come obiettivo quello di mettere al centro i ragazzi/e.

Marco Bertoldi


La differenza la fanno ancora le persone.

Talvolta tendo a rifiutarmi di seguire certi dibattiti in facebook - anche sulla pagina del nostro giornale spesso l'insulto supera qualsiasi ragionamento e i leoni da tastiera annientano ogni cosa, purtroppo - ma le sue parole, a prescindere (come dice lei stesso) da dibattito o dalle società che l'hanno alimentato, sono molto interessanti. Perché rimettono il bambino al centro.

Penso che ognuno di noi abbia vissuto - in alcuni casi visto più o meno da vicino, in altri persino alimentato, in altri ancora subìto con non poco fastidio - le scene di cui lei parla. Non si deve però vergognare. Perché la differenza la fanno ancora le persone. Ed è di questo che hanno bisogno bambini e ragazzi: di muoversi, di divertirsi, certo anche di vincere e di perdere (perché la vita è piena di sgambetti e di sconfitte ancor più che di vittorie), ma soprattutto di confrontarsi fra loro e con persone vere, capaci di guardarli negli occhi e di tenerli per mano in una fase fondamentale della loro vita. Molti di noi sanno bene quanto lo sport li abbia aiutati nella vita reale. Ma c'è chi ancora porta i segni delle ferite, dell'abbandono, della frustrazione.

Speriamo dunque che anche un confronto aspro possa aiutare tutti a crescere. E per tutti intendo prima di tutto genitori e dirigenti.

lettere@ladige.it

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