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Le continue tragedie
nei nostri laghi

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Le continue tragedie nei nostri laghi

Stimato dottor Faustini, con l’avvento della bella stagione ecco perpetuarsi il consueto “sacrificio” di vite umane alle acque “dolci” dei nostri bacini naturali: in Trentino ci sono stati più morti, a Levico e a Caldonazzo, in Alto Adige ci sono stati altri morti e s’è sfiorata la tragedia (speriamo che il bimbo sopravviva) anche nell’affollata piscina bolzanina. La prima vittima lacustre è stato un giovane extracomunitario, presso il lago di Caldonazzo, al cui deficit natatorio si è assommata la totale “sconoscenza” della pericolosità lacustre circa la differente densità con la “marina” acqua salmastra.
Mentre ciò che è avvenuto in piscina, a Bolzano, credo debba addebitarsi a trascuratezza nel controllo e a una disattenzione dei genitori. Il cinque luglio ho avuto modo di notare, personalmente e con disappunto, gli “assembramenti” gaudenti e spensierati presso il lago di Caldonazzo, quello di Caldaro suppongo non sia stato molto diverso. Sembra che, con l’avvento estivo, nella stragrande maggioranza dei casi, anche il buon senso vada in “vacanza”! Pedalò sovraccarichi, in spregio alla attuale emergenza, incauti presunti nuotatori sprovveduti e controlli carenti, dovuti anche agli affollamenti fuori misura. Peccato che la “bella” stagione debba essere offuscata, sempre, da tanti spiacevoli eventi luttuosi!

Giovanni Meli


 

Fatico a dare responsabilità e colpe

Non ricordo un anno con così tante tragedie nei nostri laghi. Forse avevamo tutti troppa voglia di fare un tuffo nell’estate (ancor prima che nel lago), dopo i mesi difficili dell’emergenza Covid. Fatico a dare responsabilità o colpe (i controlli sono molti e tantissime persone sono intervenute sempre a gran velocità per cercare di salvare chi è finito in acqua), ma forse - lei ha ragione - in troppi hanno scelto il lago, dimenticandosi probabilmente anche di qualche regola fondamentale per la sicurezza.

lettere@ladige.it

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