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Addio a Sergio Bernardi, 
un vero visionario

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Addio a Sergio Bernardi, un vero visionario

Una vita intensa indirizzata al bello in tutte le sue forme, quella di Sergio Bernardi. Anzitutto il bello artistico, perché Sergio era un artista a tutto tondo (arte informale, la sua), poi era insegnante di arte e fondatore di due belle iniziative culturali: la rivista Uct (Uomo città e territorio), che ora prosegue nella stessa direzione, e il Premio trentino dell’anno, giunto alla 30ª edizione.
Anche nell’ultima assemblea di Uct, lo scorso 28 dicembre, presieduta da Renato Ballardini, era emerso il suo aspetto visionario e prospettico, pronto alle nuove sfide degli anni Venti legate al Trentino dell’anno, la raccolta di saggi di Uct sul ‘68, l’archivio Rostagno, il ‘68 a Trento...

Prototipo dell’artista ribelle impegnato nell’arte e nella società, dalla contestazione del ‘68 agli anni dell’eterologa, sempre sulla frontiera: una vita intensa e declinata all’avanguardia nei vari settori della cultura e del vivere civile merita di essere segnalata.

Come artista anche negli ultimi anni Sergio ha continuato a fare cose importanti. Come le tre successive installazioni di opere d’arte, condite da poesia, scultura, saggistica nel contesto fatto di morte e vita, Thanatos e Eros. Nell’ultima installazione, fatta a Isera dopo il Forte Superiore di Nago e Trento, viene proposta l’esperienza esistenziale dell’artista davanti al dilemma fondamentale Thanatos-Eros. Esperienza che segna un’effettiva com-presenza di vita e morte, superando l’alterità anche attraverso il cordone ombelicale che attraversa l’intera installazione. Buon sangue non mente, se guardiamo alla figlia Katia, regista del docu-film «Funne».

Opere capitali della cultura trentina, nella scia di una Storia dell’autonomia, sono uscite anche ultimamente sotto l’egida di Uct e di Bernardi personalmente, come l’Arte trentina del XX secolo curata da Maurizio Scudiero, la prima storia dell’arte trentina strictu sensu. Oppure La famiglia del Duemila di Giuliana Izzi, dove fa spicco la fecondazione eterologa. In ogni campo un antesignano delle tendenze culturali. Per questo ci mancherà la sua intuizione fervida e capace di trascinare, ci mancherà soprattutto la sua visionarietà.


Graziano Riccadonna


 

Colpiva la sua originalità di pensiero

La cosa che più colpiva in Sergio - lasciatemelo chiamare solo per nome, visto che le nostre strade si sono più volte intrecciate - era la sua originalità di pensiero. Mentre tutti guardavano da una parte, lui cercava un dettaglio da un’altra parte: aveva sempre un modo diverso di leggere le cose, anche quando di quei dettagli s’innamorava perdutamente, considerandoli l’unico possibile centro della scena. I

l suo modo di essere artista, giornalista, divulgatore, editore, organizzatore di eventi, era in un certo senso sempre fieramente laterale. Poi la sfumatura emergeva in modo netto, come un colore acceso, ed arrivava nel cuore delle cose. Ma sempre seguendo un percorso autonomo, diverso, altro nel senso più nobile di questa parola. E questo gli consentiva, in un certo senso, di essere sempre il rivoluzionario che, nell’anima, nell’approccio, nel pensiero, non ha mai smesso d’essere. Era persino divertente anche il suo rapporto col potere: lo frequentava, per ovvie ragioni, ma cercando di sfiorarlo appena, senza mai riuscire a vezzeggiarlo, nemmeno quando ne aveva un gran bisogno. Non voleva infatti mai farsi contaminare. Sapeva però ascoltare, qualche volta era persino pronto a cambiare idea.

Benardi, in sintesi, era un pezzo pregiato di questa cultura trentina che ha sempre avuto bisogno di farsi mosaico: ogni frammento, anche il più defilato, anche quello che sembra non servire, è sempre stato importante per costruire un insieme. Per offrire punti di vista anche molto diversi fra loro. A me mancheranno le sue telefonate, anche quelle che restavano senza risposta, anche quelle ruvide (perché la sua schiettezza sapeva ferire, ma sempre con intelligenza); mancheranno le sue mille proposte, quelle sue idee in continuo movimento. Più che un uomo, era una fabbrica di suggestioni, di immaginazione mai doma.

lettere@ladige.it

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