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Ravina, via delle Masere, quello sì

che è un tratto pericoloso

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Ravina, tratto pericoloso da troppo tempo.

Sono una signora che da parecchi anni abita a Lavis. In precedenza abitavo a Ravina e voglio far presente un fatto accaduto nel lontano aprile dell’anno 2003. Era venerdì santo e mia figlia, una ragazzina di 16 anni che frequentava il liceo linguistico Rosmini di Trento, era andata a trovare i nonni a Ravina per far loro compagnia durante le vacanze pasquali. Salita a Lavis sull’autobus n. 17 e poi a Trento sul n. 12 e scesa in via delle Masere a Ravina.
Nell’attraversare la strada principale in prossimità della fermata fu investita da un’automobile che scendeva dalla chiesa verso il semaforo in fondo alla via. Fu sbalzata a terra per parecchi metri. Premetto che la casa dei miei nonni si trova proprio di fronte alla fermata dell’autobus. Probabilmente ha guardato in fretta mentre l’autobus era ancora sulla strada non essendoci una rientranza per la fermata e nemmeno dei segnali indicativi. Mia figlia è stata subito soccorsa e trasportata in ambulanza al Santa Chiara. Qui dopo i primi accertamenti e vista la gravità dell’impatto, si decise di trasferirla alla Neurochirurgia San Maurizio di Bolzano. Dopo diversi esami, tac ecc. fu operata alla testa per un ematoma grave.
Ancora oggi a distanza di 17 anni porta delle conseguenze importanti dovute all’incidente che hanno alterato non poco la sua crescita. Ma non mi voglio soffermare sulle mie ansie, preoccupazioni e sofferenze di una madre ma, far notare “agli addetti ai lavori” che lì in quel tratto di strada molto trafficato e pericoloso e in discesa forte, il marciapiede è sul lato opposto alla fermata del bus e dovendo attraversare la strada il pericolo è alto.
Anche dopo i vari sopralluoghi dei vigili mai si è pensato di inserire delle strisce o mettere dei rallentatori né allora né adesso. Questo permetterebbe di diminuire di molto la velocità e attirare l’attenzione su un tratto di strada che spesso è motivo di forti velocità nonostante in fondo ci sia spesso un semaforo che interrompe la corsa.
Dopo un mese circa dall’incidente, mia figlia era ancora con il capo fasciato. Siamo stati convocati dai vigili in via Giusti (allora) per raccontare l’accaduto. Ma da quel lontano giorno non si è fatto nulla per mettere in sicurezza quel percorso.
Chiedo al Comune di Trento il perché, forse è una spesa eccessiva?
Io abito nel comune di Lavis dove ci sono tante strisce e rallentatori anche nelle strade poco trafficate. A voi la risposta. Cosa aspettate che ci scappi il morto prima di intervenire? Grazie e buona riflessione.

A. C.

Chi deve intervenire, lo faccia

Prima di tutto le dico che mi spiace. Mi spiace che dopo tutti questi anni sua figlia porti nel corpo e nell’anima ancora i segni di quell’incidente.
E mi spiace che non si sia fatto nulla, in questi 17 anni. Spero allora che questa sua lettera spinga chi di dovere ad intervenire. A volte basta davvero poco per risolvere un problema. Indietro non si può tornare. Certe ferite non si possono curare. Ma si può impedire che ci siano altri incidenti come quello di cui stiamo parlando.

a.faustini@ladige.it

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