Il viadotto di Gocciadoro e i crolli delle opere di oggi

La lettera al direttore

Il viadotto di Gocciadoro e i crolli delle opere di oggi

Lo storico viadotto ferroviario di Gocciadoro da Trento si eleva gradualmente verso Villazzano, con le sue maestose arcate che stanno a dimostrare ai posteri le ingegnose capacità costruttive del tempo passato. Manufatto incominciato nel 1894 e nel 1896 vi iniziarono a circolare sulle sue poderose spalle i primi treni. Pochi anni dopo vi transitarono i convogli militari della prima Grande guerra mondiale, che trasportavano armi, munizioni e vettovaglie per il fronte degli altopiani di Asiago e per i forti austro-ungarici costruiti a suo tempo in Valsugana; in seguito, le prime automotrici, le (Littorine) dell’era fascista.
I suoi piloni hanno tranquillamente superato anche le vicissitudini della seconda guerra mondiale. A quel tempo, i treni erano trainati dalla macchina a vapore, usata su questa linea perlomeno per i treni merci fino al 1980 circa. In seguito la trazione a vapore è stata sostituita con i locomotori diesel, i quali hanno permesso di far transitare su questo viadotto treni merci con pesi assiali che al tempo della sua progettazione erano inimmaginabili. Esempio: vagoni talbot a quattro assi, per il trasporto di pietrisco da Roncegno verso Trento; pianali a quattro assi per il trasporto di legname (tronchi) da Trento a Strigno e per ultimo vagoni a quattro assi e pianali, per il trasporto di rottame ferroso e suoi derivati da e per la ferriera di Borgo.
Questo capolavoro, che ha visto il susseguirsi, almeno in parte, il trascorrere di tre secoli, ha sopportato e può sopportare tutt’ora i pesi e le vibrazioni di treni merci che raggiungono talvolta pesi di settecento e più tonnellate. Ma, con l’ordinaria e, in alcuni casi, straordinaria manutenzione, come ad esempio la sostituzione del cavalcavia ferroviario di viale Verona, il viadotto in questione, con i suoi massicci pilastri, che gradualmente si alzano, per dare alla “strada ferrata” una dolce inclinazione in salita, dimostra di aver sopportato e di reggere e svolgere a tutt’oggi, egregiamente il suo compito. Viene spontaneo chiedersi come sia possibile che la cronaca attuale riporti notizie allarmanti di alcune infrastrutture stradali di cemento armato, costruite nel dopo guerra, anni cinquanta e oltre, di ponti che improvvisamente crollano, alcuni piloni delle principali arterie stradali che si sgretolano, muraglioni che franano, e da ultimo parti di coperture delle volte delle gallerie che cadono a terra. Eventi che hanno provocato e provocano disastri e morte!
E pensare che in Europa e nel mondo, l’ingegneria Italiana ha progettato e costruito opere da tutti ammirate e invidiate. Ma come può essere possibile che accadano questi fatti? Sarebbe gradito un suo commento in merito.


Franco Dallaserra


 

Servono più controlli e grande trasparenza

Confesso che la cosa stupisce - e non poco - anche me. Qualche volta mi chiedo se il traffico sia aumentato al punto da rendere pericoloso ciò che fino al giorno prima era sicuro. Ma basta rileggersi la prima parte della sua lettera per capire che non può essere così. Allora penso a come ci si muova, nel campo degli appalti, in Italia, col massimo ribasso che troppo spesso è stato visto come l’opzione migliore, come se si potesse risparmiare su tutto. Ovviamente non parlo di un caso specifico, ma ne abbiamo viste troppe, in questi anni. E abbiamo visto usare anche materiali che non erano presenti nei vari capitolati. Io penso che l’Italia sia ancora un esempio, ma penso anche che il nostro Paese - se non si dà in fretta una bella regolata - rischi di precipitare insieme ad alcune strade, ad alcuni ponti. Servono infatti maggiore attenzione, maggiori controlli e serve anche grande trasparenza. Un’altra cosa è necessaria: ammettere che a volte (e non parlo certo solo di strade o di ponti) s’è costruito dove non si doveva costruire e non s’è chiuso un occhio; se ne sono chiusi due. L’ingegneria italiana, non meno dell’architettura italiana, continua a distinguersi, ma abbiamo un problema di manutenzione, un problema di rispetto delle regole, un problema che riguarda attività di controllo che troppe volte sono svolte dai controllati. Insomma, molte cose possono funzionare meglio. Anche se ciò che frana fa ovviamente molto più rumore di tutto ciò che sta in piedi alla grande. Negli occhi di ognuno di noi, ci sono ancora troppi morti. E troppe volte ci siamo trovati di fronte a tragedie annunciate.

a.faustini@ladige.it

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