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Uno sguardo su Trento
da chi vive lontano

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Uno sguardo su Trento da chi vive lontano

«Come noaltri no ghe n’è altri» si diceva scherzosamente una volta. Parlo di quasi settant’anni fa quando partivo per un paese lontano. A Trento ci sono tornata sempre con grande piacere. Certe cose sono cambiate poco. Lo sguardo severo delle persone che si incrociano per strada. Molti si conoscono, si salutano cordiali, si soffermano a parlare e imperterriti, ignari degli altri passanti ingorgano i marciapiedi e si scambiano, rigorosamente in dialetto, le ultime notizie sulla salute, il tempo, gli altri. Ciclisti canuti saettano, agili, per il centro storico, fra i passanti, senza urtare nessuno. A mezzogiorno la città si svuota, tutti a pranzo. La Trento bene fa gruppo a sé. Nel pomeriggio, passeggiata, giretto al bar a trovare gli amici con discreta soddisfazione, pur imprecando contro la politica, i servizi pubblici, la burocrazia.
Ma i cambiamenti sono notevoli. La città si è aperta. Il centro storico si è abbellito. Le facciate dei palazzi sono state ripulite e restaurate, Piazza Duomo è uno splendore. Porfido con marmo bianco e rosa pavimentano le strade. La città è un salotto. I mendicanti sono numerosi e vengono trattati con una certa tolleranza. Certi fanno già parte del paesaggio. Architetti si sono sbizzarriti ad elaborare delle fantasie di incerto successo, il progresso ha fatto il resto e gli uffici e gli enti pubblici sono impeccabili e numerosi.
Dovendomi occupare inaspettatamente di una Fondazione per promuovere la musica e l’arte, ho dovuto addentrarmi nei labirinti del meccanismo urbano e provinciale. Nonostante la mia totale ingenuità, o forse proprio per quella, ho scoperto delle perle rare, fuori del circuito ufficiale.
Sotto l’azzeccata insegna del “Funambolo”, un giovane docente eminentemente qualificato, ha deciso già da parecchi anni, di fare una strada, non nell’Ateneo, ma parallela ad esso, offrendo corsi e ateliers di scrittura per racconto breve. È già noto in città per la realizzazione dei “Racconti a gettone”, “La fabbrica delle parole e scrittura a voce”, “Il festival del cinema zero” e molti altri progetti destinati a incoraggiare ed incanalare con rigore e disciplina la creatività di individui che scrivono sia per il piacere che per la voglia di comunicare. Questo equilibrista è riuscito a motivare e ispirare parecchi, secondo me, futuri scrittori e scrittrici. Certi sono giá conosciuti. Sono un pochino del mestiere; ho sempre insegnato letteratura francese all’Università e svolto altre attività collaterali, ciò mi ha permesso di sviluppare una certa capacità critica che mi indirizza, con relativa sicurezza, verso gli elementi dotati di qualità autentiche.
È cosí che ho avuto l’occasione di scoprire due libri (pubblicati nel 2019) in vendita in libreria a Trento. Give me five è una raccolta di poesie e racconti che, come un libro delle ore, copre i dodici mesi. È un inno alla vita di una volta e di oggi che rivela una solidale umanitá in uno stile rapido. Il secondo, I Segreti del fiume, è uno scrigno di sorprese. Contiene racconti, immagini di sassi dipinti e poesie, è anche un bell’oggetto da tenere in mano. È una riflessione spassionata sul mestiere di vivere insieme agli altri. La scrittrice è Ornella Dalla Bona, forse la conoscete.
Per impegni, rientrerò presto in Canada e porterò con me, questa volta, la bella cartolina di una città curata ed esteticamente piacevole, ma anche quella di una città dal maquillage culturale vivo e in continua evoluzione. Da esserne orgogliosi.

Grazia Merler


 

Guardarsi da fuori per capirsi meglio

Talvolta si dice che ci si accorge del valore di una persona quando la si perde. In fondo, nella sua dichiarazione d’amore nei confronti di una Trento che resta magica - anche se qualche pecca c’è, com’è normale - c’è proprio quest’idea di amore, quasi di riconoscenza. L’affetto di chi, da lontano (ma senza nostalgia struggente), vede in modo diverso - e con occhi forse migliori e più obiettivi dei nostri - la città, con le sue sfumature, le sue iniziative, le sue abitudini, anche le sue sorprese.
Mi piace molto questo suo sguardo, insieme vicino e lontano. A volte bisogna proprio guardarsi da fuori per riconoscersi, per capirsi meglio, anche per apprezzarsi.

a.faustini@ladige.it

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