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Taranto tormentata
e parole al vento

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Taranto tormentata e parole al vento

Già a suo tempo, a proposito della tormentata Taranto, di cui citavo lo “Skyline”, bella gemma incastonata fra due mari, nella generosa terra di Puglia, piena di memorie storiche risalenti alla Magna Grecia, colture variegate grazie al clima favorevole mi chiedevo perché tanta grazia di Dio doveva essere sacrificata sul freddo altare dell’industria, per un’ottusa e strabica scelta politica, che guardava al Nord come fonte imitabile per un possibile tornaconto. Tutti affetti da una endemica, distorta, rapacità incapace di intravedere e soppesare le sostanziali differenze geografiche. Ignorando il fattibile ricco progetto turistico offerto dall’Italico stivale da Venezia giù fino allo Jonio e oltre. Tutta sana, prosperosa, attività turistica lavorativa quasi a tempo pieno, priva di ammorbanti effluvi prodotti da minacciose ciminiere di cui, invece, si fregia gran parte dell’assolato Sud. Vedasi Gela, Augusta, Termini Imerese, magnifici siti, bellissime spiagge, un glorioso passato offuscato da polveri venefiche apportatrici di morte! Ma, per paradosso, la attuale prospettiva di chiusura d’un pestifero stabilimento viene oggi percepita come nefasto presagio di perdita di un profitto certo a costo della stessa vita! E la politica? Arrabatta, polemizza e, spesso, raglia…

Giovanni Meli


 

Non si sceglie tra lavoro e salute

Penso anch’io che Taranto e la stessa Ilva si meritino un dibattito politico più alto. Per troppo tempo troppe persone - non certo solo in Italia - hanno dovuto scegliere fra il lavoro e la salute. E per troppo tempo la certezza del lavoro ha avuto un peso che ha schiacciato ogni cosa. Oggi sarebbe davvero il momento giusto per affrontare questo dibattito cercando di guardare lontano.

Come ho scritto domenica, invece, le idee non sono proprio chiarissime. C’è chi pensa di salvare tutto rendendo tutto (perché il tema non riguarda certo solo l’Ilva) statale, c’è chi pensa a soluzioni ibride, c’è chi si lava le mani pensando che tutto dipenda dal mercato, c’è chi ricatta e chi si fa ricattare.

Andrebbe invece colta questa enorme crisi per cercare di disegnare il futuro, come hanno fatto molti altri luoghi del mondo nel quale sorgevano stabilimenti analoghi. Una cosa sono le risposte che giustamente chiedono i lavoratori. Altra cosa sono le risposte che lo Stato deve dare in termini ambientali, alzando lo sguardo e conciliando due emergenze: quella occupazionale e quella appunto che riguarda ambiente e salute.

a.faustini@ladige.it

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