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Grazie per la solidarietà:
i malati vanno rispettati

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Grazie per la solidarietà: i malati vanno rispettati

Gentile direttore, Le scrivo perché in questi giorni in molti mi hanno manifestato vicinanza dopo la pubblicazione della lettera «l’amaro destino di mio marito» e li ringrazio. Purtroppo devo riscontrare che troppi hanno vissuto la mia stessa angoscia e hanno avuto le stesse difficoltà date da una burocrazia opprimente.
Alcuni hanno proposto anche una raccolta fondi; ringrazio ma mio marito ne faceva una questione di principio, non tanto economica. Mio marito è stato un lavoratore dipendente fino a giugno di quest’anno, pertanto il suo reddito era troppo “alto” per accedere a quei benefici che vengono concessi con un’invalidità al 75% o al 100%.
L’assegno di accompagnamento è l’unico sostegno economico indipendente dal reddito a cui avrebbe potuto accedere mio marito e gli è stato negato. È vero, ho avuto la “fortuna” di poter stare a casa dal lavoro con i permessi della legge 104 per poter aiutare mio marito; era un mio diritto e mi è stato concesso. Purtroppo devo riscontrare dalle tante lettere di vicinanza che a diverse persone questo diritto è stato negato e quindi devo considerarmi “privilegiata”. Resta una triste amarezza ma sono sicura che mio marito dal cielo stia sorridendo.

Cinzia Birolini


 

 

Il dolore che fa i conti con la burocrazia

Hanno colpito anche me i tanti messaggi che ci sono arrivati, al giornale e sul sito: il suo dramma, che per ragioni diverse resta incredibile e inaccettabile, è in realtà - purtroppo - il dramma di molti. Un dolore che non fa i conti solo con la malattia, con il senso del vuoto, con una battaglia sempre in salita, con i paradossi e le fragilità dell’esistenza, ma anche con una burocrazia che nella sua freddezza è lontana dalla realtà, persino ingiusta. Molte persone le sono davvero vicine e molte altre soffrono situazioni simili, in una forma di solitudine che non si può accettare.

a.faustini@ladige.it

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