Portiamo l’università anche nelle valli

La lettera al direttore

Portiamo l’università anche nelle valli

Gentile direttore, leggiamo in questi giorni della problematicità legata alla carenza di spazi riscontrata dall’Ateneo di Trento rispetto al crescente numero di iscritti e all’istituzione di nuovi corsi universitari, con le difficoltà evidenziate nel poter soddisfare questa esigenza nelle città di Trento e Rovereto e nella Valle dell’Adige.

In altre pagine del giornale leggiamo quotidianamente delle difficoltà di “sopravvivenza” delle comunità periferiche della nostra provincia, oggetto di un progressivo spopolamento, in parte dovuto alla forte, e generalizzata, denatalità, cui si aggiunge l’attrattiva del trasferimento nei grandi centri per i nostri residenti, incentivati ad abbandonare le periferie per esigenze di lavoro o di studio e la contestuale ricerca di servizi a supporto. Le conseguenze di questo trend sono devastanti per le nostre comunità che si trovano ad affrontare un impoverimento, oltre che demografico, economico, culturale, sociale e relazionale cui difficilmente si può far fronte senza un ritorno alla valorizzazione dei territori e delle comunità periferiche. Questa situazione è stata tra le più evidenziate anche nei recenti Stati Generali della Montagna promossi dalla giunta provinciale proprio per analizzare e verificare quali prospettive possano avere i territori e le comunità insediate nelle nostre valli. Le soluzioni non sono semplici ma alcune sono ormai richiamate periodicamente: qualità dei servizi, incentivi e agevolazioni (economiche e normative), a chi decide di investire nelle periferie; opportunità di lavoro per far si che le famiglie possano continuare a far vivere le nostra comunità, presidiando il territorio e dando impulso alle piccole attività artigianali e commerciali che in esso possono insediarsi o avere lo stimolo per mantenersi; smarcarsi dalla logica dell’asta dell’Adige, che se può essere giustificata per l’industria, più legata alle vie di comunicazione e al trasporto di merci, non è assolutamente territorio esclusivo per attività di concetto, legate ad esempio allo studio e/o alla ricerca; per assurdo, ma non troppo, con una buona linea dati (di fibra in ogni casa si parla da inizio millennio) un programmatore informatico o un ricercatore può lavorare in egual misura, e con gli stessi risultati, a Creto, come a Milano o addirittura nella Silicon Valley!

E allora, tornando alla questione Ateneo, perché da due problemi non può nascere un’opportunità ? È utopia pensare che, in un futuro prossimo, qualche corso universitario, compatibilmente con le esigenze dell’Ateneo, possa essere organizzato in sedi staccate e periferiche ? Parlo di realtà che conosco e quindi del mio comune e più in generale della Valle del Chiese che, per la tradizionale vocazione manifatturiera e produttiva ha subito più di molte altre le conseguenze economiche e sociali della crisi dell’ultimo decennio: dista circa un’ora di viaggio da Trento, da Rovereto e da Brescia, per gli investimenti fatti negli ultimi anni (e anche per le recenti fusioni che hanno dimezzato il numero dei comuni) presenta strutture pubbliche idonee (o adattabili) ad ospitare corsi e lezioni, strutture ricettive sottoutilizzate e appartamenti sfitti per ospitare studenti e insegnanti, territorio, ambiente e storia che potrebbero offrire diverse opportunità culturali, formative, artistiche, esperienziali. Certo, servirebbe qualche investimento per migliorare la viabilità o quantomeno potenziare il collegamento tramite servizio pubblico con i suddetti grandi centri in cui si arriva con treno, ma questa è un’altra delle esigenze che anche le comunità residenti hanno comunque evidenziato per provare ad attenuare i disagi delle periferie. Le possibili ricadute su presidio del territorio, attività economiche e sociali, opportunità occupazionali e di sviluppo sarebbero inestimabili. Certo, serve qualche scelta coraggiosa per tradurre in pratica le tante belle proposte in merito ma soprattutto necessita svincolarsi, per quanto possibile, dalla logica legata esclusivamente all’analisi del costo dei servizi perché, altrimenti, con questo parametro, nelle nostre valli si può chiudere tutto (come già sa avvenendo con gli ospedali ma, la logica del costo/beneficio potrebbe in futuro toccare, purtroppo, anche altri settori), trasferendoci direttamente in città, accettando il destino, cui stiamo cercando di opporci con tutte le nostre forze, di trasformarci, se va bene, in desolanti, e sempre più deserti, dormitori.

Attilio Maestri - Sindaco di Pieve di Bono-Prezzo


 

Una proposta affascinante

La sua proposta è affascinante. Suggestiva. Di difficile realizzazione, perché chi si iscrive a una facoltà in un certo senso sceglie anche una città, un luogo insomma (e anche un luogo facilmente raggiungibile, con una stazione dei treni, un casello autostradale e mille altri servizi a portata di mano).

L’idea però di immaginare dei satelliti dell’ateneo, con dei corsi specifici, legati magari ai territori che andrebbero ad ospitare proprio quei corsi, è davvero interessante e la giro così com’è al rettore e anche alla Provincia.

I territori di montagna si possono valorizzare in molti modi, così come in molti modi si può combattere lo spopolamento. Questo è forse uno dei più complicati, ma non lo escluderei a priori, senza averlo tenuto un po’ fra i pensieri. Serve un visionario, un sognatore, per combattere la battaglia contro la “desertificazione” di alcune aree del Trentino e lei lo è nel senso più nobile. A volte, poi, i sogni si trasformano davvero in realtà.

a.faustini@ladige.it

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