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L’operazione Carige
a me non convince

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L’operazione Carige a me non convince

Buongiorno direttore,
ho letto con interesse il contributo apparso sulle pagine del Suo quotidiano, a firma Luciano Maistri e Mauro Zortea, già sindaco e consigliere di ammininistrazione della Cassa Rurale di Aldeno e Cadine, all’interno della quale ho trascorso buona parte della mia vita lavorativa. Il mio pensiero si avvicina molto a quello da loro espresso. La situazione attuale del credito cooperativo è da imputare in gran parte, secondo me, alla riforma voluta dal Governo Renzi, che ha, in pratica, equiparato questa tipologia di banche alle Popolari, profondamente diverse, invece, sotto molti punti di vista.
La nascita di un forte gruppo trentino ha rappresentato un “evento” di cui andare sicuramente fieri e di ciò si devono ringraziare le persone che lavorano quotidianamente in Via Segantini, negli uffici di Cassa Centrale Banca.
Molto meno positive sono, sempre secondo me, le vicende alle quali abbiamo assistito negli ultimi mesi.
In primis, la fortissima spinta alle fusioni tra Casse Rurali; personalmente, faccio fatica a cogliere i vantaggi che derivino da alcune di queste aggregazioni.
Ho tantissimi dubbi in proposito! E, sinceramente, non riesco a capire quali siano le motivazioni che stanno spingendo in questa direzione. Vedo davvero, molto serio, il pericolo di una forte perdita di identità del credito cooperativo.
Molte perplessità mi vengono anche dalla recente entrata di Cassa Centrale in Carige; non condivido l’entusiasmo generato da questa operazione. Non ne colgo, soprattutto, la portata strategica; a me ha portato alla mente quando detto, alcuni anni fa, da un noto esponente politico in occasione di una acquisizione che riguardava un importante gruppo bancario/assicurativo: «Abbiamo una banca!».
Entrare nel capitale di un gruppo che ha la testa di comando in Liguria, un territorio che non ha nessuna tradizione cooperativa, mi sembra quasi un “affronto” alla nostra storia, al nostro movimento, senza tralasciare il fatto che gran parte dei mezzi necessari per tale operazione provengano dal patrimonio dei nostri territori. Sicuramente verrò accusato di non essere al passo con i tempi, di essere nostalgico, ma nessuno mi può togliere dalla testa che la parte più importante di un albero siano le sue radici.
Mi sia concessa un’ulteriore riflessione. Qualche settimana fa, il Suo giornale ha pubblicato un’interessante indagine sui tassi di interesse applicati dalle principali banche operanti sul territorio trentino ai mutui stipulati per l’acquisto di una casa di abitazione. Ebbene, nessuna Cassa Rurale figurava ai primi posti: secondo me, questo è un fatto che deve destare una notevole preoccupazione e, indurre, a qualche riflessione chi siede nei Consigli di Amministrazione degli istituti di credito cooperativo. Se una Cassa Rurale non è competitiva in quello che dovrebbe essere il suo prodotto di punta, il mutuo casa appunto, c’è qualcosa che non va!! Come possiamo definirci ancora banche della comunità?
Voglio essere provocatorio: ci interessa forse più occuparci di credito al consumo e delle commissioni generate da questo prodotto, incuranti del fatto che sia fornito da una banca tedesca e che, conseguentemente, gli interessi generati finiscano in Germania, sottacendo, in molti casi, i tassi applicati, puntando sull’importo ridotto della rata, quasi ci si “vergognasse”?
No, davvero non mi riconosco più in quello che fino a pochi anni fa è stato il mio mondo!

Andrea Bontempelli, cooperatore

 


 

Forse è mancato un confronto vero

In questo caso - e li invito fin d’ora a farlo - dovrebbero risponderle il presidente Giorgio Fracalossi e il megadirettore galattico Mario Sartori. La preoccupazione di cui parla lei è la preoccupazione di molti, anche se non tutti se la sentono di uscire sul giornale con nome e cognome. Sì, non se la sentono: perché non vogliono passare per quelli che frenano, per quelli che dicono, in buon trentino, “guai se la cambia”, per quelli - ancora - che non capiscono che è giunto il momento di entrare nel futuro. Tutti questi dubbi (incluse le classifiche di cui lei parla nella sua lettera) fanno pensare soprattutto a una cosa: assemblee e incontri non sono certo mancati, ma forse è mancato un confronto vero, franco e trasparente, capace di spiegare a tutti, ma proprio a tutti, perché si sono considerate le fusioni necessarie (indispensabili?) ancor prima che vantaggiose, perché sia necessaria (indispensabile?) la sfida Carige e perché sia necessario (indispensabile?) correre il rischio di non essere più - almeno nelle forme che conoscevamo fino ad oggi - la banca di riferimento di una comunità. Sia chiaro: il mondo è cambiato e le banche stanno diventando, a tutti i livelli e in tutto il mondo, qualcosa di profondamente diverso rispetto a ciò che abbiamo nella nostra memoria (e forse anche nella nostra nostalgia di un tempo assai diverso da quello che stiamo vivendo), ma forse non ce ne siamo resi conto fino in fondo, forse non siamo stati messi nel modo giusto davanti alla realtà. Anche per questo spero che a rispondere a lei e a chi ha sollevato dubbi analoghi siano direttamente il presidente e il direttore. Una franca risposta a una lettera, a volte, vale più di mille conferenze che cadono inevitabilmente dall’alto in basso.

a.faustini@ladige.it

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