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Alto Adige, non disprezzate 

la patria degli altri

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Alto Adige, non disprezzate la patria degli altri

Caro Direttore, sono un medico di 62 anni, residente in Provincia di Biella, innamorato dell’Italia e appassionato della sua storia, che intende questo amore come semplice attaccamento alle proprie radici, ma che non può tollerare chi odia o disprezza la patria degli altri. Frequento l’Alto Adige per vacanze, cambiando quasi sempre destinazione (dalla Bassa Atesina a Vipiteno, dalla Val Venosta alla Val Pusteria, località di montagna e città). Ho letto numerosi libri, articoli e pubblicazioni su questa terra di confine con curiosità e desiderio di comprendere. Ho sempre incontrato operatori turistici cortesi, accoglienti, professionali, mai discriminatori nei confronti di un turista che parla Italiano. Le scrivo per manifestarle la mia indignazione per la recente delibera del Consiglio provinciale riguardante l’abolizione dei termini “Alto Adige” e “altoatesino”. Ma cosa pensano al riguardo i 110mila cittadini con targa Bz di madrelingua italiana? Abolire la dicitura ”Alto Adige” vuol dire discriminare, non riconoscere, disprezzare chi, proprio in questa parola, riconosce le proprie radici. È incredibile e antistorico che proprio chi ha per anni lamentato la discriminazione patita per essere minoranza, ora voglia imporre ad un’altra minoranza la propria supposta superiorità culturale. Spero che nelle sedi opportune si possa fare qualcosa per ristabilire il diritto universale alla pari dignità di patrie, radici culturali, tradizioni (e non voglio nemmeno parlare di etnie.Mi è venuta voglia di scrivere una lettera analoga al presidente della Provincia di Bolzano, che parla molto bene l’Italiano. Pensa che potrebbe servire a qualcosa?

Vittorio Allorto

 


 

Le provocazioni non aiutano a sanare le ferite

Una lettera al presidente Kompatscher servirà di sicuro. Per fargli capire non solo come la stia pensando il resto del Paese, ma anche cosa recepisca e percepisca - rispetto a tutta questa vicenda - l’Italia di cui l’Alto Adige fa ancora parte. Mi lasci poi fare un passo avanti e uno indietro. Quello avanti per dire che nel frattempo la situazione si è molto ridimensionata, perché è stato precisato che si intendeva cambiare il nome (un errore comunque, sia chiaro) solo all’ufficio di Bruxelles e perché il presidente altoatesino (mi diverte scrivere altoatesino in questi giorni) Kompatscher s’è impegnato a rivedere tutto. E ora un passo indietro: certo, ci sono cose molto più importanti, ma a qualcuno piace sempre riaccendere il fuoco ed è a dir poco triste (stavo scrivendo illuminante) che la Svp corra dietro alla Stf (anzi, corra a destra) per riportare sempre al punto di partenza le lancette dell’orologio della storia. Può sembrare un piccolo sasso (ma le frane nascono sempre da un piccolo sasso) quanto accaduto in consiglio provinciale, a Bolzano. Sì, un fatto che può sembrare minuscolo ma che potrebbe avere conseguenze devastanti. Conseguenze che in parte ha già avuto, considerato che se ne sta occupando tutta la stampa nazionale. Poi si darà un incarico o una ricca consulenza a qualcuno per ricostruire l’immagine dell’Alto Adige (chiamiamolo sempre così, mi raccomando) a livello nazionale..., senza capire che una campagna di marketing (al negativo) come questa lascia dietro a sé macerie gigantesche. Fa infine piacere che la Lega altoatesina precisi d’aver votato contro la legge in questione, ma la Lega che conosco io avrebbe dovuto fare fuoco e fiamme in giunta provinciale e in aula, tutelando non tanto una parola, quanto un’idea. La convivenza (e la pace) è una costruzione continua e difficile, ma le forze italiane di governo, a Bolzano, devono assolutamente fermare chi fa anche solo un minimo spostamento verso chi da sempre si batte solo per la secessione.  La parole hanno sempre un peso, ma in Alto Adige quel peso diventa ancor più importante. Benché valga sempre il detto «meglio tardi che mai», spiace che molti - e penso prima di tutto alla Svp e alla Lega - l’abbiano capito a bomba esplosa, quando invece potevano disinnescare l’ordigno ben prima che deflagrasse. Aggiungo solo alcune parole sul concetto di minoranza. Questa è la regione in cui le minoranze vengono giustamente salvaguardate e tutelate. Dunque è il caso di rispettare anche la minoranza italiana, perché i numeri dicono con chiarezza che in Alto Adige la minoranza è rappresentata dagli italiani. Le provocazioni non aiutano a sanare le ferie: sono inutile sale su ciò che la politica ha saputo unire dopo tante divisioni. Non sia la politica - nemmeno quella di destra, che in un certo senso fa questo di mestiere - a riempire di rabbia e di inutile rancore una mozione, una legge, una qualsiasi iniziativa che riaccende conflitti in un luogo che è da tempo per tutti esempio di convivenza e di pace. Il fatto che più di un giornale, sbagliando, paragoni l’Alto Adige di questi giorni alla Catalogna dovrebbe far riflettere.

a.faustini@ladige.it

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