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Una marcia importante

ma "trascurata"

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Una marcia importante ma "trascurata"

Caro Direttore, venerdì i lettori de l’Adige hanno potuto avere notizie sulla marcia per le vittime dell’immigrazione che si è tenuta nel pomeriggio di giovedì solo in modo estremamente sintetico. Una giornata di commemorazione che è stata istituita nel 2016 dal Parlamento italiano a seguito del tragico naufragio del 3 ottobre 2013 quando persero la vita ben 368 migranti - e che da allora vede Trento attraversata da un lungo, silenzioso e partecipato corteo. Come Lei ben sa, stiamo parlando di oltre 1000 morti solo da inizio anno ad oggi; 2023 nel 2018; 3139 nel 2017; 5096 nel 2016. Parliamo dei numeri accertati: molti altri giacciono in fondo al Mediterraneo e senza un segno, un simbolo, un riconoscimento, un nome.di loro. Trentamila sono le persone scomparse, inabissate, sprofondate nel mediterraneo delle quali poco o nulla si sa: un olocausto senza fine, come lo ha definito Nello Scavo, giornalista di Avvenire.
Anche ieri Trento era nelle vie, a partire dalla Piazza santa Maria fino a Piazza Dante, passando da Piazza Duomo; una marcia composta e silenziosa, partecipata da quasi 500 cittadini e organizzata dalla segreteria regionale del Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (CNCA), dal Centro Astalli Trento e Arcidiocesi di Trento. Ci tengo a precisare tutte queste informazioni, per cercare di integrare la brevissima cronaca pubblicata dal Suo giornale a pagina 18, in basso: una foto, un titolo e tre righe di testo. Una marcia che ha visto presenti ed intervenire in modo significativo e forte il Sindaco, il Vescovo, le rappresentanze delle fedi religiose e avere ospiti illustri come il direttore dell’Espresso Marco Damilano, Oltre alle centinaia di cittadini, operatori del settore, volontari, tantissimi giovani.
Lo scarso rilievo ci ha colpito conoscendo la Sua sensibilità sui temi che la marcia ha affrontato e affronta e sui temi che il Coordinamento delle comunità di accoglienza del Trentino porta avanti. Proprio in questi giorni, da noi caratterizzati dalla Settimana dell’accoglienza, centrata sulle solitudini, sul costruire legami, sul creare comunità. Abbiamo apprezzato in passato i Suoi interventi schierati dalla parte dei più deboli, degli emarginati, degli ultimi della Terra. Sappiamo che Lei è persona attenta e sensibile anche sul tema dell’immigrazione. Sappiamo come si sia espresso con nettezza sulla ferocia dei porti chiusi, dei respingimenti, quando non del vero e proprio razzismo. In questa fase storica c’è bisogno del supporto di tutti gli “uomini di buona volontà”, come ha detto bene il Vescovo Tisi in apertura della marcia, per contrastare il clima di odio e di intolleranza, che fa male a chi lo subisce ma in definitiva anche a chi lo promuove. E la stampa, in questo, gioca come sempre un ruolo determinante.
Con grande cordialità


Claudio Bassetti, Presidente CNCA


 

 

Sì, in tempi feroci serve attenzione

Ho sbagliato. Lei ha ragione. Non amo cercare appigli inesistenti su specchi immaginari per cercare di arrampicarmi fra giustificazioni che non ho. Chiedo scusa. A lei. A chi era in piazza. A chi non dimentica. A chi non si gira dall’altra parte. Dare poco spazio a chi ricordava i 368 migranti che hanno perso la vita sei anni fa a pochi metri dalle nostre coste e alle tante altre vite inghiottite in silenzio da un cimitero invisibile chiamato Mediterraneo è stato un errore. L’Adige, come cerchiamo di far capire ogni giorno, sta da una parte sola: quella della solidarietà, quella della convivenza, quella di una comunità che ha bisogno di punti fermi, di valori netti, di esempi precisi. In questi giorni (meglio: nei lembi di notte che strappo al mio lavoro) sto leggendo l’ultimo libro di Vincenzo Passerini: Tempi feroci. Sono partito da una frase di Pasternàk («Non devi recedere d’un solo briciolo dalla tua persona umana») e mi sono fermato su una serie di concetti. Uno è nelle prime pagine. Scrive Passerini: «In tempi feroci, oggi come ieri, a ogni latitudine, e in qualsiasi situazione, c’è sempre qualche coscienza libera che rompe il silenzio e parla, dicendo “Io ci sono”. Qualcuno che fa scelte controcorrente. Qualcuno che non ha finto di non vedere la vittima, come fanno il sacerdote e il levita della parabola evangelica, ma l’ha soccorsa e accolta». Passerini spiega chi sono le vittime: profughi e migranti, umiliati e offesi, torturati e assassinati nei lager in Libia, lasciati annegare, respinti e uccisi. Ma ci ricorda anche che ovunque ci sono coscienze libere che rimangono in piedi in mezzo a folle sedute o a mezze coscienze, come le chiamò Primo Levi. «In ogni tempo feroce - scrive infine Passerini prima di raccontare alcune storie emblematiche e prima di mettere con grande trasparenza il dito in piaghe che pur ci sono - l’umanità non è mai consegnata del tutto al male. Per questo dobbiamo sempre sperare». Fra le tante parole che ti restano in testa leggendo questo libro che ha il profumo - contagioso - del bucato pulito, ne cito un’altra: «Il voto dà il potere di fare le cose. Ma il voto - scrive Passerini riferendosi al governo provinciale e al governo nazionale appena caduto - non trasformerà mai una cosa ingiusta in una giusta. La verità non sta nel consenso». E’ proprio così. E noi non smetteremo di parlare di voi, in piedi in mezzo a folle che in Trentino, fortunatamente, non vedo così sedute. Si può sbagliare un giorno, non ogni giorno. I tempi feroci meritano un’attenzione altrettanto feroce.

a.faustini@ladige.it

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