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Le tante cose italiane 

che mi fanno arrabbiare

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Le tante cose italiane che mi fanno arrabbiare

Caro direttore,
la cerimonia del ponte Morandi del 14 agosto testimonia la serietà italiana, soprattutto quella dei Genovesi. Unica richiesta: “si poteva evitare..” e infatti lo Stato che controllo ne ha spesso poco era lì a stringere mani, a fare promesse.
Taranto nel frattempo commemorava una cittadina ad honorem, la giovane Iena che iena non era. Nadia Toffa è stata la chiara voce che ha descritto in video i danni irreparabili dell’Ilva non solo nel quartiere Tamburi ma sull’intero circondario. La collega non ha nascosto quanto le succedeva ma, proprio lei, reginetta dello show e del web ha ammonito di non credere in santoni e cure di guarigione impossibili e falsificanti.
È il primo binario che prediligo e del quale mi sento parte.
Poi, c’è il “secondo”, quello dello Stato disattento e vacanziero, dell’Ente pubblico in crisi, della Provincia autonoma fatta di gomma-pane che non decide e gioca a scacchi con appalti discussi e discutibili, di fedeli funzionari pubblici che sul web svaccano gli eletti.
Probabilmente nelle pause lavoro. Ma nessuna paura, vengono opportunamente redarguiti.
Non parlo del Tav, del traforo del Brennero (se ne parla da 25 anni circa) né del Bondone piuttosto che di Mesiano come di tutte le feste paesane inutili, patronate e assistite.
È questo binario che non mi piace ma non mi fa neppure paura.
Temo piuttosto gli egoismi personali diffusi, le distrazioni offerte dalle nuove tecnologie che hanno reso i vecchi pecoroni in lupi, orsi, acclamati protagonisti da tastiera.
Diceva Umberto Eco che: «Non mi piace il web perché dà voce agli ignoranti…» ma è anche vero che pochi sanno contrastare questo stato di cose. Anche una certa stampa, fatta di attese in attesa di scrivere qualcosa. Siamo tutti cronisti in panchina e al mare, tutti sugli spalti del Colosseo, tutti a non capire che nell’agone come in questo confuso campo di gioco dobbiamo giocare anche noi, che contiamo sempre poco se non nelle elezioni. Passate e future.

Giuliano Fago Golfarelli


 

Temo i leoni da tastiera, che sparano su chiunque senza verificare nulla

C’è una vena di malinconia, per non dire di pessimismo, nella tua lettera. Capisco l’una e l’altro, anche se - da ottimista inguaribile - spero sempre che gli esempi positivi - che non mancano, come tu stesso scrivi - prevalgano su quelli negativi. Ricordo bene le parole di Eco. Il problema, ora, non è tanto (e non è solo) il fatto che il web dia voce agli ignoranti, ma che li metta sullo stesso piano, ad esempio, degli scienziati o dei grandi pensatori. Temo questa comunicazione orizzontale, che rende tutto uguale e che consente appunto ai leoni da tastiera di sparare su chiunque, senza verificare nulla. Succede anche a noi di leggere cose assurde sul nostro giornale, sparate nella rete solo per danneggiarci. Ma mi piace pensare che alla fine prevarrà la parola profonda (che si trova quasi esclusivamente sulla carta). Di più: voglio pensare che alla fine si riscoprirà il desiderio (la necessità?) di approfondire, per non fermarsi solo sulla superficie delle cose.
Ho molto apprezzato anch’io lo stile e la forza dei genovesi. Visto che la tragedia non s’è evitata, mi auguro che ci sia giustizia. E che i tempi (della giustizia) non rendano ancor più dolorosa una tragedia che in un certo senso non è finita, perché riguarda anche i sopravvissuti, le tante persone che in pochi minuti hanno dovuto lasciare casa, ricordi, oggetti, pezzi di vita. Sono contento che tu abbia ricordato anche Nadia Toffa, una gran bella persona che il web - per fare un altro esempio - ha solo saputo insultare. La sua testimonianza coraggiosa e trasparente ha un valore che resisterà anche al tempo dell’insulto. Non penso, infine, che le feste paesane siano inutili. La comunità si costruisce anche con eventi come questi, anche se inevitabilmente a qualcuno daranno fastidio.
Del Brennero si parla da tempo, è vero, ma i lavori procedono rispettando una tabella di marcia molto precisa. Sugli appalti forse hai più notizie: noi vigiliamo, com’è giusto che faccia un buon giornale. Non siamo in panchina e non andiamo al mare. Facciamo il nostro mestiere ogni giorno.
Con i nostri limiti, ma soprattutto col gusto della libertà.

a.faustini@ladige.it

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