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Trentino "rosso scuro" per l'Europa, Davide Bassi commenta: "Immagino lo sconcerto in piazza Dante"

Davide Bassi
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Il Trentino viene segnalato dall'Unione Europea come "zona rosso scuro". Un fulmine a ciel sereno, che ha messo tutti in allarme. Ma non il professor Davide Bassi, ex rettore dell'Università di Trento, che da mesi segue con grande attenzione l'evoluzione dei dati. 

Oggi Bassi è stato il primo a dare la notizia, e poi a commentarla. Con la consueta asciuttezza dell'analisi delle cifre.

Scrive Bassi nel suo blog 

L’aggiornamento odierno della mappa ECDC che assegna i livelli di rischio pandemico per la mobilità dei cittadini europei mette nella zona di massimo rischio (rosso scuro/quasi nero) 3 Regioni/PPAA italiane: Alto Adige, Umbria e (ahimè) anche il Trentino. La Valle D’Aosta viene confermata – unica regione italiana – zona arancione, mentre tutte le altre regioni italiane (incluso il Friuli V. G.) sono zona rossa. Ricordo che questi colori non hanno nulla a che fare con le classificazioni giallo/arancio/rosso adottate dal Ministero della Salute italiano.

 

Tratto da ECDC. Le zone "dark red" come Alto Adige, Trentino ed Umbria sono quelle per le quali si applicano speciali restrizioni di viaggio per gli spostamenti tra diversi Stati europei.

 

 

Gli indicatori utilizzati per elaborare i livelli di rischio sono stati aggiornati nella serata di martedì scorso. ECDC utilizza i dati forniti dall'European Surveillance System (TESSy) che, per l'Italia, è collegato all’archivio della Protezione Civile Nazionale.

Ricordo che la condizione per entrare nella zona a più elevato livello di rischio è legata al numero di nuovi contagi. In particolare, tale soglia corrisponde a 500 nuovi contagi per ogni 100.000 abitanti nel corso delle ultime due settimane.

Il Trentino (503,6) ha superato la soglia di rischio massimo sia pure per poco, a grande distanza dall’Alto Adige, “primo in classifica” con 1493,8 nuovi contagi per ogni 100.000 abitanti nel corso delle ultime due settimane. Poco più avanti del Trentino, troviamo l’Umbria (514,6) che – come apprendiamo dalle cronache dei giornali – sembra essere interessata da pericolosi focolai attribuiti a ceppi virali particolarmente contagiosi.

Insomma siamo in buona compagnia e comunque molto al di sopra della media nazionale. 

La valutazione ECDC è coerente con quella fatta ieri dalla Fondazione GIMBE. Ricordo - per evitare confusioni - che la scala cromatica adottata da GIMBE è diversa sia rispetto a quella di ECDC, che a quella del Ministero della Salute. Comunque anche nel grafico GIMBE si vede che Trentino ed Umbria, oltre ad aver registrato un sensibile incremento dei contagi rispetto alla settimana precedente, hanno registrato una prevalenza superiore ai 500 nuovi contagi per ogni 100.000 abitanti nel corso delle ultime due settimane. Il valore calcolato da GIMBE per il Trentino è leggermente superiore rispetto a quello di ECDC a causa di un lieve spostamento temporale nella raccolta dei dati:

Tratto da Fondazione GIMBE. Come spiegato nella didascalia, il dato dell'Alto Adige non è mostrato in figura perché largamente fuori scala

 

Poi la chiusura, con un'amara ironia:

Immagino lo sconcerto in Piazza Dante. A furia di raccontarci una realtà che non c’era, pavoneggiandosi per "l'indice Rt più basso d'Italia",  anche in Provincia si erano convinti che il Trentino fosse ormai pronto per diventare “zona bianca”. Peccato che ECDC ci costringa a guardare la realtà in faccia.

E adesso, che fare? Chiedere l’intervento dell’ambasciatore italiano a Bruxelles? Ammainare la bandiera europea dai palazzi della Provincia? Proclamare una improbabile "Trentxit"? E poi chi lo spiega al “capitano”, recentemente convertito ad una inaspettata posizione “euro-entusiasta”?

Forse sarà meglio parlare d’altro, sperando che solo pochi cittadini trentini si debbano spostare verso altri Paesi europei.

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