Cibio, vaccino più senese che trentino: brevetto dell'azienda privata Biomvis. Il punto dopo la polemica sui mancati finanziamenti pubblici

di Domenico Sartori

Se alla fine sarà sviluppato, sarà un vaccino senese, solo un po' trentino. L'Università di Trento, attraverso il Cibio, ha dato e dà il suo contributo in termini di ricerca sviluppata nei laboratori di Povo. Ma si tratta di una partnership con un'azienda privata, Biomvis srl della famiglia Grandi. E la titolarità del vaccino è quindi privata. Attenzione, allora, quando si invocano finanziamenti pubblici per lo sviluppo del "vaccino trentino".

L'Università di Trento, soggetto pubblico, che ha accompagnato e sostenuto il progetto nella fase pre-clinica, qui si ferma. Lo ha già fatto intendere, intervistato da l'Adige , il rettore Paolo Collini : «Non possiamo finanziare una cosa di proprietà anche di un soggetto privato». E lo chiarisce una volta per tutte il presidente di UniTn, Daniele Finocchiaro : «Se la Provincia intendesse mettere 2 milioni in un'azienda privata, lo potrebbe fare, ma l'Università non ci può entrare. L'Ateneo il suo ruolo l'ha svolto, ha creato le condizioni per arrivare fin qui».

Piattaforma di Siena.

La titolarità del vaccino è di Biomvis srl, startup di Siena, nata presso il bioincubatore Toscana Life Sciences Park. Biomvis è stata fondata nel 2017, è operativa dal 2018, per occuparsi di profilassi e immunoterapia per malattie infettive e tumori, in primis sviluppando vaccini innovativi, ed è direttamente collegata al professor Guido Grandi , che ha alle spalle una carriera scientifica di altissimo livello e che assieme al professor Massimo Pizzato guida i ricercatori del Cibio. Grandi è consulente scientifico di Biomvis di cui sono proprietari Maria Raffaella Spalla Grandi ( 60% delle quote, amministratore unico) ed il figlio Alberto Grandi (40% responsabile scientifico). Biomvis, il 9 marzo 2018, ha depositato domanda di brevetto per l'uso di vescicole di membrana (OMVs) di Escherichia coli, batterio innocuo per l'uomo, sviluppando la piattaforma innovativa che ha permesso di creare il vaccino. L'apporto dei laboratori di Povo del Cibio è stato importante per valutare la capacità neutralizzante degli anticorpi. Un gioco a tre, che tocca anche Milano, dove il vaccino viene testato sui criceti.
Chiediamo al professor Massimo Pizzato se la fase pre-clinica, quella dei test sui criceti, è chiusa: «Non ancora» risponde il virologo del Cibio. Assieme al direttore del dipartimento di biologia cellulare, computazionale e integrata di UniTn, lo scienziato Alessandro Quattrone , il ricercatore di Povo fa chiarezza su un altro aspetto. Per il vaccino "senese-trentino" è stato depositato il brevetto? «Sì» risponde Pizzato. E lo ha depositato UniTn o Biomvis? «L'ha fatto Biomvis».

La ricerca dei finanziamenti.

Per fare, ancora, chiarezza su una situazione che rischia di diventare imbarazzante, visto il dibattito che si è creato sulla stampa circa i mancati investimenti trentini a sostegno dello sviluppo del vaccino, Pizzato aggiunge: «Io e Grandi non abbiamo chiesto niente». Per dire, nella sostanza, che, secondo loro, prese di posizione come quelle dell'assessore alla ricerca Achille Spinelli e del presidente di Confindustria Trento, Fausto Manzana (che ha imputato all'Ateneo il mancato finanziamento della fase 1 con 2 milioni di euro) appaiono quanto meno improprie. Fin qui, le risorse sono state messe sul piatto da UniTn e, soprattutto da Biomvis, spiegano Quattrone e Pizzato.

In autunno, era arrivato al Cibio anche il dono ( 70 mila euro) dei donatori di sangue dell'Avis. Ma la partita vera si aprirà non appena sarà chiusa la sperimentazione pre-clinica. Quando, con la fase 1 e la sperimentazione su un centinaio di volontari, le spese saliranno. E qui si capirà se il vaccino "senese-trentino" avrà un futuro, troverà investitori e partner industriali interessati a produrlo su larga scala e a metterlo a disposizione del sistema Paese.
Il rettore Collini ha spiegato che con il partner privato Biomvis è stato raggiunto un accordo il cui contenuto non è però ancora noto agli stessi Quattrone e Pizzato. Il perimetro di azione, e gli eventuali proventi a favore di UniTn, dipende dai patti sottoscritti con l'azienda senese. Il Trentino, con la Provincia - il primo a riconoscerlo è Quattrone - ha fatto molto per il Cibio. Ma è chiaro che ogni eventuale contributo (il presidente di Confcommercio, Giovanni Bort , s'è detto pronto a partecipare ad un gruppo di investitori attraverso Seac Fin, ndr) non potrà non tenere conto dell'assetto proprietario e delle titolarità del vaccino.

Una sconfitta del sistema Paese.

Il paradosso è che il Trentino avrebbe un nome su cui contare in materia di rapporto tra vaccini e industria: Daniele Finocchiaro. Il presidente di UniTn è stato per vent'anni manager di GlaxoSmithKline (Gsk), nella quale per sei anni ha diretto la divisione vaccini e per la quale, nel 2012, da presidente, ha condotto l'acquisizione del ramo vaccini della multinazionale Novartis, dove, nella sede di Siena, fino al 2014, prima di approdare al Cibio, lo stesso ricercatore Guido Grandi ha operato come Senior Project Leader. Finocchiaro è stato inoltre, fino allo scorso anno, responsabile del Comitato ricerca e innovazione di Confindustria.

Può avere un futuro il vaccino di Biomvis sviluppato con il Cibio? «Io credo nel mercato. Se la tecnologia è promettente» risponde Finocchiaro «troverà le risorse sul mercato e anche, come nel caso di ReiThera, anche dal governo». Certo, le premesse sono sconfortanti e hanno a che fare con il sistema Paese. «Siamo di fronte ad un collo di bottiglia produttivo. Come Confindustria» racconta Finocchiaro «lo scorso anno avevamo presentato al governo un rapporto sulle potenzialità dell'industria nazionale e della ricerca in materia di vaccini, cure del Covid e dispositivi: una ricognizione delle eccellenze e delle potenzialità. La stessa cosa avrebbe dovuto fare il sistema universitario. Nessuna risposta dal governo, non è stato fatto nulla. Se lo si fosse fatto, ora non saremmo qui a discutere di 2 milioni per il vaccino del Cibio, che è una tempesta in un bicchier d'acqua. Perché di milioni ne servirebbero a decine per le fasi 2 e 3».
Tempo perduto? «Sì. In Usa il sistema Paese ha funzionato. Il governo federale si è focalizzato su otto progetti di vaccino, con quattro tecnologie diverse. E ha scelto i più veloci, Pfizer e Moderna, fornendo supporto economico e regolamentare. L'Italia, anziché valorizzare le proprie eccellenze nella ricerca, come il Cibio, ha preferito aspettare, per acquistare da altri il vaccino. Non so, ora, che sviluppo avrà il vaccino cui ha lavorato il Cibio, ma siccome si parla di sviluppo industriale, quindi di un rapporto tra privati, l'Università non c'entra più nulla: non può finanziare il rischio d'impresa».


 

LA NORMA. Al ricercatore il 50% dei proventi. Ma vale solo per i brevetti dell'Ateneo: ecco le regole dell'Università

Il business della "valorizzazione" dei diritti di proprietà intellettuale, com'è il caso del brevetto di Biomvis cui ha collaborato il Cibio, ha un suo sistema regolatorio. A livello nazionale, il Codice della proprietà industriale è del 2005 (decreto legislativo n. 30). Stabilisce, tra l'altro, che «il diritto al brevetto per l'invenzione industriale spetta all'autore dell'invenzione e ai suoi aventi causa».

Il Codice norma anche le invenzioni dei dipendenti delle università e degli enti pubblici di ricerca, stabilendo che «il ricercatore è titolare esclusivo dei diritti derivanti dall'invenzione brevettabile di cui è autore». La legge stabilisce inoltre che «in ogni caso l'inventore ha diritto a non meno del cinquanta per cento dei proventi o dei canoni di sfruttamento dell'invenzione.

Queste disposizioni del Codice, però, «non si applicano nelle ipotesi di ricerche finanziate, in tutto o in parte, da soggetti privati ovvero realizzate nell'ambito di specifici progetti di ricerca finanziati da soggetti pubblici diversi dall'università, ente o amministrazione di appartenenza del ricercatore». Per quanto riguarda l'Ateneo di Trento, l'ultimo regolamento in materia di proprietà intellettuale è stato emanato dal rettore il 22 luglio scorso.

Il regolamento norma diversi aspetti, come la titolarità dei diritti di proprietà intellettuale (che spettano all'Università se l'attività di ricerca è finanziata, in tutto o in parte, da soggetti privati, salvo che il contratto con il soggetto finanziatore non disponga diversamente), gli obblighi di riservatezza e la ripartizione dei proventi derivanti dall'attività di valorizzazione. Il regolamento di UniTn stabilisce che il 50% dei proventi vada al ricercatore, il 20% alla struttura (dipartimento) coinvolta nella ricerca e il 30% all'Amministrazione centrale dell'Ateneo. Ma si tratta di una regolamento, appunto, che vale per i brevetti depositati dall'Università. Nel caso del vaccino "senese-trentino" cui ha lavorato il Cibio, la titolarità del brevetto è in capo all'azienda privata Biomvis. Do. S.

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