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Fugatti: campagna vaccini più lunga

«Calo delle forniture, i piani del governo

saltati. Da verificare altri canali»

L'immunità di gregge in autunno ora diventa improbabile

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«I programmi di fornitura dei vaccini in Italia sono saltati. Da quanto ci hanno comunicato poco fa nella conferenza Stato-Regioni prevedo un rallentamento e dunque non è più immaginabile che per l'autunno il Trentino possa raggiungere, come si pensava, una copertura di gregge grazie alla somministrazione di circa 400 mila dosi, quelle promesse da Roma. Il piano del governo è saltato, a fronte delle diminuzioni delle forniture annunciate dai produttori: Pfizer, Moderna e AstraZeneca».

Lo ha detto nella conferenza stampa delle 18.30 il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, parlando di un clima "pesante" nel confronto pomeridiano fra esecutivo centrale e autonomie locali, sullo sfondo del rallentamento delle consegne di vaccini.

«Adesso - ha proseguito Fugatti- è difficile prevedere come andranno le cose. La prospettiva è quella di una campagna vaccinale lunga. A meno che non sopravvengano novità, come suggerito da alcuni presidenti regionali oggi, che giustamente chiedono al governo di verificare altri canali di approvvigionamento, per esempio quello russo per il vaccino Sputnik».

Su quest'ultimo aspetto il dirigente generale del dipartimento salute, Giancarlo Ruscitti, ha ricordato che di là della disponibilità delle istituzioni politiche locali o nazionali, servirebbe preliminarmente la validazione dell'Agenzia europea del farmaco (Ema) e della sua omologa italiana (Aifa). 

Era peraltro notizia di stampa di ieri quella di un'apertura europea verso l'offerta di Mosca di fornire il vaccino: se da un lato la cancelliera tedesca Angela Merkel ha detto che vanno tenuti distinti i contrasti geopolitici dalla collaborazione sanitaria, dall'altro gli esperti Ue hanno preso i primi contatti con i colleghi russi per ottenere le informazioni scientifiche sul preparato.

Nel frattempo l'Apss è impegnata a garantire a tutti i gia vaccinati (ad oggi 14.432, 3.900 delle quali a ospiti di rsa) la dose di richiamo entro i tempi previsti, come ha spiegato il direttore Pier Paolo Benetollo.

Fugatti ha ricordato che sul fronte delle forniture, «il Trentino era stato tra i più penalizzati dal calo Pfizer: erano previste 5.850 dosi ma c'è stato un taglio del 60% e ce ne hanno annunciate solo 2.340, perciò abbiamo protestato e quindi domani riceveremo una compensazione, cioè circa 7mila dosi delle 450mila che Pfizer consegnerà all'Italia.

Da Moderna ne sono previste 66mila il 25 gennaio, delle quali circa 600 arriveranno in trentino, proporzionalmente alla popolazione.

AstraZeneca (il produttore britannico in attesa dell'ok dell'Ema a giorni, ndr) doveva fornire nel primo trimenstre 8 milioni di dosi all'Italia, invece ne fornirà solo 3,4 milioni.

Quanto a Pfizer, il commisssario Domenico Arcuri ci ha riferito che l'azienda avrebbe annunciato che dal 1° febbraio tornera a consegnare le dosi originariamente previste. Ma lo stesso Arcuri ha espresso dubbi in proposito.

In definitiva, a fronte di un'attesa di 40 milioni di dosi nei primi sei mesi del 2021, oggi non vi è più nessuna garanzia.

Al momento, in definitiva, possiamo intanto contare con certezza, per il primo trimestre, dai tre produttori menzionati, solo su 15 milioni di dosi in arrivo in Italia, quindi vaccinazioni per 7,5 milioni di persone».

In sostanza è chiaro che i tempi previsti non sono rispettati», ha concluso il numero uno di piazza Dante.

Uno scenario preoccupante, dunque, ma suscettibile di evoluzioni potenzialmente rapide che potrebebro riportare in carreggiata la tabella di marcia italiana, che è legata a quella europea (come noto i contratti sono siglati dalla Ue, anche sia per un cootdinamento comunitario sia per ottenere condizioni migliori dalle case farmaceutiche).

Se Pfizer sarà condotta a più miti consigli da Bruxelles e se altri attori entreranno a breve in campo, il tempo perduto si potrebbe recuperare. Altrimenti tutto si complicherebbe.

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