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Avevano lavorato da stagionali: 13 rifugiati prelevati dalla polizia alla "Fersina" e lasciati in strada nella neve

Il motivo? Hanno superato il reddito di 6 mila euro della "soglia di povertà"

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foto @ladige 

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«Il 29 dicembre 13 richiedenti asilo sono stati prelevati dalla polizia in piena notte, alle 4.30 del mattino, e fatti uscire sotto la fitta nevicata in corso, dalla residenza Fersina, struttura di accoglienza di Trento. Avendo un reddito frutto di lavori stagionali e precari appena più alto di quello che è considerato minimo vitale, queste persone hanno perso il diritto ad avere una sistemazione gratuita». La vicenda viene raccontata dall’Assemblea antirazzista di Trento.

Si tratta di giovani, tutti pakistani, che da quella mattina vivono per strada ed hanno affrontato dure notti di neve e di gelo.

«Se l’evento non fosse tragico e disumano, si potrebbe ironizzare sul fatto che la polizia spinga, letteralmente, a violare il coprifuoco notturno imposto dalle autorità locali e nazionali. Ma si può solo indignarsi sul fatto che la gente venga buttata fuori al freddo a causa di regole burocratiche che non hanno alcun senso della realtà: nessuna struttura abitativa è accessibile a persone che hanno poco più di 6.000 euro di reddito, (salvo per i più fortunati un posto letto in affollati appartamenti con amici o connazionali) e l’emergenza sanitaria ha tolto quasi ogni possibilità di ulteriori possibilità di lavoro», afferma in una nota l’Assemblea antirazzista.

Secondo cui quanto avvenuto rende «evidente la necessità di avere strutture intermedie tra le residenze completamente gratuite e assistite o i dormitori di bassa soglia e un mercato immobiliare spesso inaccessibile anche a categorie ben più garantite di un richiedente asilo».

Sul caso interviene anche il consigliere provinciale Paolo Zanella (Futura);  Non esiste alcuna ragione valida per svegliare nel cuore della notte delle persone, chiunque esse siano, e metterle all’addiaccio solo per eseguire un provvedimento amministrativo, violandone in primis la dignità.

L’episodio - molto più grave dello spazio che la stampa gli ha dedicato - ci riporta alla mente la “banalità del male” descritta da Hannah Arendt. Perché se il provvedimento andava eseguito, lo si poteva fare in un altro momento e cercando interlocuzioni con chi poteva prendersi in carico la situazione, visto l’inverno e la pandemia in corso.
Queste le domande che pongo con un’interrogazione scritta al presidente della Provincia e all’assessora alle Politiche sociali: 1. perchè non si siano cercate soluzioni alternative all’esecuzione dell’ordinanza di messa in strada dei richiedenti protezione internazionale, concertandole con gli interessati, il Commissariato del Governo e le organizzazioni di settore; 2. se oltre ai tredici richiedenti protezione internazionale della residenza Fersina, ne siano stati messi in strada anche due della residenza Brennero e/o altre persone; 3. se vi siano altre persone alle quali è stata notificata l’espulsione per raggiunti limiti di reddito e come si intenda agire per evitare di metterle in strada; 4. se non ritengano opportuno prolungare i progetti di accoglienza oltre al raggiungimento dei criteri di reddito minimo definiti a livello nazionale, col passaggio a forme di “abitazione sociale” - visti anche i numeri ridotti presenti sul territorio e la disponibilità di posti presso la residenza Fersina - per chi sta transitando verso un’iniziale autonomia, ma necessita ancora di un supporto per l’inserimento e di un minimo sostegno socio-economico.

Intanto visto la colpevole sordità della Provincia di fronte a questi temi, va capito quante persone dormano ancora in strada, nonostante l’apertura dell’ostello alle persone senza tetto da parte del Comune. Vanno poi individuate eventuali altre soluzioni a partire dal riconsiderare l’utilizzo dei posti liberi della Fersina.

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