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Ancora un femminicidio: ragazzo

accoltella la compagna di 34 anni

in provincia di Pordenone

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È giunto in questura con le mani ancora sporche di sangue, dopo aver ucciso la compagna con numerose coltellate al collo.

La tragedia la notte scorsa a Roveredo in Piano, in provincia di Pordenone, nell'abitazione della coppia (nella foto).

La vittima aveva 34 anni, l'omicida uno di meno.

L'uomo è stato arrestato con l'accusa di omicidio volontario pluriaggravato.

Secondo quanto si è appreso, gli agenti si sono immediatamente recati nell'abitazione indicata dall'uomo, dove hanno trovato il cadavere della donna.

Sul posto è giunto poco dopo anche il pubblico ministero di turno, Federico Facchin, che, completati i primi accertamenti, ha arrestato l'uomo per il reato di omicidio volontario pluriaggravato. Questi si trova ora negli uffici della questura - retta dal Questore Marco Odorisio - dove il pm procederà a breve all'interrogatorio.

L'avvocatessa Rossana Rovere, già presidente dell'Ordine degli avvocati della provincia di Pordenone, che il presunto omicida, Giuseppe Forciniti, aveva scelto a proprio difensore, ha rinunciato all'incarico. La legale, da sempre impegnata nella difesa dei diritti delle donne, ha detto: «Non sono serena, io non posso assumere le difese di quest'uomo, dopo una vita e una carriera spese a promuovere la tutela dei diritti delle donne».

«Una tragedia immane, che non possiamo spiegarci. Come istituzioni non avevamo notizia di alcun tipo di problema. Siamo attoniti e addolorati». Lo ha affermato, all’Ansa, il sindaco di Roveredo in Piano (Pordenone), Paolo Nadal, in riferimento al femminicidio avvenuto la notte scorsa in un’abitazione di via Martin Luther King, nella cittadina che sorge alle porte del capoluogo provinciale.
«Secondo quanto ho potuto ricostruire dai miei collaboratori - ha aggiunto -, la coppia si era stabilita in città nel 2013: avevano scelto di vivere nel quartiere che nei primi anni Duemila ha ospitato i militari della Base Usaf di Aviano e che poi era stato riconvertito. Ripeto: nessuna segnalazione di rapporti anomali, nemmeno dai Servizi sociali».
Il sindaco ha avvisato in prima persona le maestre della scuola frequentata dai figli: «La coppia aveva due bambini piccoli e mi sembrava doveroso - ha fatto sapere - che le docenti lo sapessero per prime, per preparare psicologicamente i compagni di classe. Il clima da noi oggi è surreale».


 

Anche ieri, nella Giornata mondiale contro la violenza, due femminicidi in Italia.

Il corpo privo di vita di Loredana è stato ritrovato sugli scogli a Stalettì, in provincia di Catanzaro. Ad abbandonarlo lì l’uomo con il quale aveva intrecciato una relazione.

Nelle stesse ore a Cadoneghe, nel Padovano, Aycha, marocchina di 30 anni, è stata accoltellata nel sonno dal marito.

Loredana e Aycha sono gli ultimi due nomi di un elenco lunghissimo fatto di esistenze recise con violenza e brutalità; donne uccise da mariti, fidanzati, amanti, parenti. Vittime di amori malati, bersaglio della cattiveria sanguinosa di chi non ha rispetto per gli altri, neppure della madre dei propri figli o della donna della quale hanno creduto di essersi innamorati.

Le storie di Loredana e Aycha riempiono oggi le cronache dei giornali, aggiungendo nuove pagine a quell’album dell’orrore tinto dal rosso del sangue di vite spezzate. Un album che l’Italia non sembra volere chiudere per sempre e che rimane aperto. Ancora di più nell’anno della pandemia, con le restrizioni che se da un lato sono servite ad arginare il contagio dall’altro hanno amplificato ed esasperato situazioni di disagio familiare.

La giornata di ieri, che celebra le vittime della violenza verso le donne e che tenta di sensibilizzare l’opinione pubblica verso quello che somiglia ad una piaga sociale e culturale, è stata l’occasione per snocciolare dati preoccupanti e per tirare amari bilanci.Ed i numeri sono impietosi. Secondo l’ottavo Rapporto Eures sul femminicidio in Italia, sono state 91 le donne vittime di omicidio nei primi dieci mesi del 2020.

Questo significa che ogni tre giorni una donna viene privata della propria vita. Intanto il Rapporto Eures ha fotografato la situazione dei femminicidi negli ultimi 10 anni. In questo caso, le donne uccise in Italia tra il 2000 e il 31 ottobre 2020 sono state 3.344 pari al 30% degli 11.133 omicidi volontari censiti dall’Eures. Ed il periodo lockdown della scorsa primavera, ha determinato un incremento dei casi di femminicidio: lo studio ha rilevato come il rapporto di convivenza ha toccato l’80,8% nel trimestre segnato dal varo del Dpcm «Chiudi Italia». Tra marzo e giugno infatti ben 21 delle 26 vittime di femminicidio in famiglia convivevano con il proprio assassino. In valori assoluti, tra i primi dieci mesi del 2019 e il medesimo periodo del 2020, il numero dei femminicidi familiari con vittime conviventi è cresciuto da 49 a 54 (con un incremento pari al 10,2%).

Anche i dati del rapporto «Un anno di Codice Rosso», presentato dal ministro della giustizia Alfonso Bonafede conferma quanto nella famiglia possa annidarsi la minaccia per migliaia di donne.

L’incremento dei reati familiari nel Paese - secondo il rapporto - è stato pari all’11%. A difesa delle donne intanto si è levata oggi la voce autorevole del capo dello Stato Sergio Mattarella.

«La violenza di genere non si esprime solo con l’aggressione fisica, ma include le vessazioni psicologiche, i ricatti economici, le minacce, le varie forme di violenza sessuale, le persecuzioni e può sfociare finanche nel femminicidio. Alla base di tutte queste forme di violenza vi è l’idea dissennata e inaccettabile che il rapporto tra uomini e donne non debba essere basato su di un reciproco riconoscimento di parità. Resta fondamentale per le donne che si sentono minacciate - ha aggiunto il presidente della Repubblica - rivolgersi a chi può offrire un supporto e prevenire la degenerazione della convivenza in violenza. Spezzare la catena della violenza contro le donne significa contrastare ogni forma di sopraffazione, di imposizione e di abuso. In una società democratica le donne non devono avere più paura di subire violenza, in casa, sul lavoro, in tutti i luoghi e i contesti in cui ritengano di realizzare la propria personalità».

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