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Addio a don Ettore Facchinelli, protagonista della storia locale che se ne va a causa del covid

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Don Ettore Facchinelli è morto ieri mattina alla casa del clero, undicesima vittima del Covid all'interno della struttura che accoglie anziani sacerdoti: figura molto conosciuta, 94 anni, era stato per trent'anni parroco della zona di San Martino, a Trento.

Il clero trentino continua a pagare un prezzo tragicamente alto alla pandemia.

Poche ora prima era spirato anche monsignor Valentino Felicetti, i cui funerali si terranno domani a Predazzo. A Verona si è spento anche Carlo Plotegheri, 84 anni, missionario di Folgaria.

Don Ettore Facchinelli, era originario di Sorni, venne ordinato a Trento nel 1949. Fu vicario parrocchiale ad Albiano (1949-1953) e Lavis (1953-1955), poi direttore spirituale del Seminario minore (1955-1974) e quindi rettore dello stesso (1974-1977). Divenne quindi parroco a Trento nella parrocchia di San Martino (1977-2008), collaboratore pastorale per la parrocchia di Trento San Vigilio (2008-2014) divenendo anche canonico onorario della Cattedrale nel 2007.

Residente a Trento dal 2014, viveva alla Casa del clero da alcuni anni.

Il funerale sarà celebrato sabato 28 novembre alle ore 11 in Cattedrale a Trento.

Toccante il ricordo di don Ettore Facchinelli diffuso in Fb da Leonardo Debiasi, capo delegazione del Fai (Fondo per l'ambiente) in Trentino.

«Una pagina di Trento che oggi se ne va. E con lui la storia recente di San Martino, il mio rione cresciuto disordinatamente nel Dopoguerra tra la prima periferia industriale di via Brennero e le (allora) misere case aggrumate della parte antica. Una comunità eterogenea di uomini e di donne che don Ettore ha fatto crescere letteralmente dal nulla nei 31 anni in cui è stato parroco dal 1977 al 2008. Non solo cristianamente ma anche socialmente.

Con il suo carisma da curato di campagna con un pizzico di finta ingenuità e di furbizia, con la sua spiritualità forte, intensa, fatta di rispetto e di accoglienza ma anche di mille iniziative in cui ti coinvolgeva: dal comitato per la Sagra di settembre al Coro, dalle gite in Italia e in Austria alle giornate sulla neve, ai panettoni che, bambini, consegnavamo casa per casa agli anziani del rione prima del Natale. E la gioia, enorme ed incontenibile delle sue omelie così ricche di vita e di esperienza. Prete di lavoro, di sacrificio e di salda e concreta fede, non di tormenti filosofici. 

 
Se ne va in questa triste giornata un pezzo della mia vita e di quella della mia famiglia di cui don Ettore, è come avesse sempre fatto parte, nella tristezza e nella festa.
 
Diceva e ricordava sempre di me, seguendomi con orgoglio prima negli studi e poi nel lavoro, che facevo parte di quel "mitico" gruppo di bambine e bambini che fecero la Prima Comunione nel suo primo anno di servizio in Parrocchia. Eravamo i Primi. 
Aveva conosciuto tutte le famiglie e tutte le generazioni di San Martino, don Ettore.
 
Nel suo commiato scrisse "ho cercato di volervi bene, ma posso dire che voi me ne volete molto di più".
La città intera lo saluterà sabato in Cattedrale ma la sua presenza è lì, come si vede al centro di quella foto di un maggio lontano».
 
DON ETTORE IN UNA FOTO STORICA
La foto di copertina del libro "Fotocamera con vista" del giornalista dell'Adige Andrea Tomasi: uno dei bellissimi scatti di Giorgio Salomon che ritrae don Ettore mentre conforta un uomo intrappolato in un'automobile dopo un incidente stradale a Spini di Gardolo, con un camion che rischia di sfondare l'auto. L'uomo si salverà.
Grazie a quella foto, Salomon ricevette il Premio nazionale fotoreporter nel 1965.

Nell'altra foto, dal sito della Diocesi, don Ettore Facchinelli pochi ani fa, alla Casa del clero.

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