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La psicologa Bommassar

«La mascherina per i bimbi?

È anche educativa»

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I bambini hanno risorse e capacità di adattamento che gli adulti non immaginano.

«Basti pensare a quante fatiche evolutive devono affrontare nel percorso di crescita - sottolinea la dottoressa Roberta Bommassar (nella foto) , presidente dell'Ordine degli psicologi della provincia di Trento - Prendiamo come esempio il momento della separazione alla materna: se noi valutiamo solo quello che i bambini ci mostrano, ossia i pianti iniziali, nessun bambino andrebbe più a scuola. L'atteggiamento giusto è di comprensione della fatica del bambino, nella consapevolezza che sta facendo una cosa che gli servirà».

Parte dall'utilizzo della mascherina la riflessione della psicologa. Lo spunto arriva dalle parole del Garante per i diritti dei minori, Fabio Biasi, che invita a "ripensare con urgenza" l'obbligo di indossare la mascherina in classe, perché ciò inciderebbe negativamente sull'educazione, sull'equilibrio psichico e sulla qualità delle relazioni dei bambini.

«Non si può banalizzare il periodo che stiamo vivendo - prosegue la psicologa - ma la pandemia, che negli adulti genera disorientamento, nei bambini può non avere un effetto così devastante come lo possiamo immaginare. Se la società si attrezza per affrontare questo fenomeno, gli effetti pesanti si possono ridurre».
Dottoressa Bommassar, davvero l'uso della mascherina potrebbe essere nocivo per il benessere psichico dei più piccoli come sottolineato dal Garante per i diritti dei minori?
«Come tutti i fenomeni che riguardano la persona, è necessario allargare lo sguardo e non restringerlo a pochi elementi, perché siamo più complessi, siamo sensibili ma abbiamo anche tante risorse. Dunque dobbiamo ampliare il punto di vista. In merito alla lettera del Garante è apprezzabile che venga sottolineata l'importanza della salute e del benessere psicologico. In generale la pandemia ha portato una sofferenza. Nelle rilevazioni effettuate dal consiglio nazionale degli psicologi, emerge un aumento generalizzato sia per gli adulti che per i giovani, per gli adolescenti e per i bambini. Siamo passati dal 30% delle persone che manifestavano sintomi d'ansia e di depressione ad inizio pandemia ad oltre il 50% di coloro che oggi vivono questo periodo in termini clinicamente significativi, ossia in un costante stato d'ansia».
Nei più piccoli la mascherina potrebbe avere un ruolo nella sofferenza del periodo?
«Restringere il problema alla sola mascherina rischia di essere riduttivo. Certo, bisogna tener conto che per alcune categorie di bambini, soprattutto i più piccoli, sono importanti la mimica facciale ed il tono di voce, quindi indossando la mascherina si interferisce negativamente con questo canale comunicativo. I più grandi invece possono compensare questa barriera con precisazioni nel linguaggio verbale. La mascherina nei più piccoli può comportare un disorientamento, ma sta all'adulto una maggior attenzione nella comunicazione, nella precisazione del messaggio. Possiamo anche evidenziare un ruolo educativo nell'uso mascherina».
Anche il Garante accenna all'educazione: in che modo una precauzione per la salute può incidere in questo ambito?
«La mascherina è sicuramente un ingombro ed i più piccoli possono fare fatica a sopportarla. Ma si può insegnare loro che ci sono dei limiti che la realtà pone e che in questo momento la realtà è la pandemia. Questo è il compito che devono avere gli adulti e in questo senso si può parlare di educazione. Ci sono insegnanti che si lamentano sempre più perché i bambini fanno fatica a rispettare le regole, ad esempio a stare fermi in classe. Anche indossare la mascherina è una regola che va rispettata. Questa è una condizioni non del singolo ma di tutti ed i bambini si guardano tra loro: il gruppo può avere funzione di imitazione. In sé riconoscere che ci sono dei limiti è un aspetto che è importante nella crescita. La fatica dei bimbi di indossare la mascherina fa parte del gioco della relazione educativa».
In Trentino avete rilevato problemi di equilibrio tra i bimbi a causa delle restrizioni legate all'emergenza sanitaria?
«Sul piano di rilevazioni e degli studi fatti, al momento non abbiamo elementi per sostenere che la pandemia alteri in modo importante lo sviluppo psicologico dei più piccoli. Ma non bisogna generalizzare. Il bambino che ha un deficit cognitivo o un bambino iperattivo ne soffre di più. In occasione della Giornata mondiale dei diritti dell'infanzia (ieri, ndr) come ordine degli psicologi abbiamo riflettuto sull'ascolto dei bambini. Prendiamo per esempio la pandemia. Come adulti tendiamo ad interpretare i bisogni dei più piccoli in base a ciò che sentiamo noi. Sarebbe bene che ci prendessimo del tempo per ascoltare veramente i bambini, sulla mascherina, ma anche sull'organizzazione della scuola e della famiglia».

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