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Il Trentino resta zona gialla

Cala l'indice Rt: ora è 1,03

Fugatti: l'emergenza continua

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Da Roma non sono arrivate notizie su un cambio di fascia di rischio per il Trentino: la provincia, dunque, è destinata a restare in zona gialla anche dopo l'ultimo aggiornamento settimanale, avvenuto oggi dopo l'analisi della cabina di regia.

Per il Trentino conta una discesa sensibile dell'indice del moltiplicatore della trasmissione del virus (Rt, ora a 1,03), mentre resta al centro dell'attenzione il quadro ospedaliero, che vede un aumento dei ricoveri. Ma il sistema locale complessivamente regge e dunque si continua con le misure in atto che, come noto, contemplano anche la presenza di comuni trasformati in zone rosse (al momento Baselga di Piné, Bedollo e Castello Tesino ) con ordinanza provinciale, laddove i contagi corrono troppo.

Si prevede una sola la novità cromatica in Italia: l'Abruzzo che passa in zona rossa, peraltro lo era già da tre giorni sulla base di un'ordinanza regionale ora confermata dal ministero.

In bilico, ma per ora senza cambiare classificazione, tre regioni - Friuli Venezia Giulia, Molise e Veneto - che devono adottare ulteriori misure per contenere la crescita del virus nei propri territori ed evitare di mandare in sofferenza le strutture ospedaliere.

Al confine col Trentino, dunque, resterebbero due zone rosse (Alto Adige e Lombardia, con relative limitazioni degli spostamenti) e una gialla (il Veneto con libertà di circolazione).

Che per la provincia si profila la permanenza nella fascia gialla (rischio moderato) lo ha anticipato questa sera anche il presidente, Maurizio Fugatti: «Il Trentino dovrebbe rimanere zona gialla», ha detto nel corso della consueta videoconferenza stampa di aggiornamento sul covid (ieri altri sette decessi).

«Ho avuto un’interlocuzione informale con il ministro Speranza: pur attendendo la dichiarazione dell’Istituto superiore di sanità il nostro territorio dovrebbe rimanere zona gialla. Non voglio però sbilanciarmi prima dell’ufficialità. In ogni modo, anche se dovessimo rimanere zona gialla non dobbiamo viverla come una vittoria ma come un monito a essere rigorosi e a non allentare la presa ma tenere sempre la massima attenzione sulel misure anti-contagio»», ha spiegato.

«A quanto risulta l’Rt del Trentino sarebbe in discesa, attestandosi all’1,03 contro l’1,32 registrato la scorsa settimana», ha concluso Fugatti spiegando che al momento non sono in arrivo nuove ordinanze sulle misure covid.

Le indicazioni che scaturiscono dal monitoraggio settimanale del ministero della Salute, nonostante l’indice di contagiosità (Rt) sia passato in una settimana dall’1,4 all’1,18, confermano come l’epidemia sia ancora a «livelli critici» in tutta Italia ed imponga di mantenere, ed in alcuni casi rafforzare, le restrizioni già in atto. I provvedimenti adottati nelle ultime settimane, ribadisce il ministro della Salute Roberto Speranza, «sono l’unico vero strumento che ora abbiamo per abbassare il contagio e metterlo sotto controllo».

I dati, con 17 regioni e province autonome a rischio alto e tutto il Paese in cui è reale il «rischio elevato di epidemia non controllata e non gestibile», dicono dunque che è ancora troppo presto per ipotizzare un allentamento delle restrizioni.
Lo sottolinea chiaramente il presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro: «non dobbiamo cantare vittoria.
Bisogna mantenere con forza le misure adottate».

Ecco perché «se ci sarà una qualche descalation - ripetono fonti di governo - non sarà prima del 3 dicembre», quando arriverà il nuovo dpcm.



A Calabria, Campania, Lombardia, Piemonte, Toscana, Valle d’Aosta e provincia di Bolzano, si aggiunge così in zona rossa anche l’Abruzzo.

Speranza ha firmato l’ordinanza in vigore da domenica 22 anche se la regione, di fatto, era già nella fascia con le misure più dure da qualche giorno per volere del presidente Marco Marsilio. Con un’altra ordinanza il ministro ha invece rinnovato fino al 3 dicembre i provvedimenti per le prime 6 regioni che erano finite in fascia rossa e arancione.

L’Abruzzo è quindi al momento l’unica regione che cambia colore ma, avverte l’Istituto superiore di Sanità, ce ne sono altre tre in bilico perché hanno un rischio moderato ma con una probabilità elevata di passare al rischio alto nel prossimo mese. Sono il Friuli Venezia Giulia, che oggi è arancione, Molise e Veneto, che restano al momento in fascia gialla: tutte e tre hanno oltre il 50% di probabilità di superare le soglie critiche di occupazione dei posti letto in area medica e in terapia intensiva nei prossimi 30 giorni se si mantiene invariata la trasmissibilità del virus.

Per questo, dice l’Iss, «si raccomanda alle autorità sanitarie di valutare la possibile adozione di ulteriori misure di mitigazione».

Chi si è già mosso è il Lazio, che rimane comunque in zona gialla: il presidente Nicola Zingaretti ha firmato un’ordinanza che prevede la chiusura alle 21 di attività commerciali e supermercati fino al 30 novembre.

Si è intanto insediato il tavolo tecnico tra governo e regioni che dovrà valutare se e come modificare i parametri che consentono l’attribuzione delle zona gialla, arancione o rossa.

Un lavoro che andrà avanti fino a fine mese e che sarà alla base dei provvedimenti per il periodo natalizio.

Al momento il governo non ha ancora messo mano alle misure ma una delle ipotesi che circola tra i tecnici è che vi possano essere due diversi Dpcm.

Uno che copra il periodo dal 4 dicembre fino ai giorni a ridosso di Natale e con il quale dovrebbero essere allentati una serie di divieti per consentire all’economia di respirare: posticipo di una o due ore del coprifuoco, oggi fissato alle 22,  apertura dei negozi con una fascia oraria più ampia per evitare gli assembramenti, apertura dei centri commerciali anche nei festivi, ingressi contingentati in negozi e strade a maggior afflusso, apertura di pub e ristoranti anche in orario serale.

Per gli spostamenti dovrebbero valere le regole previste dall’attuale decreto: se le regioni sono rosse o arancioni saranno quindi vietati.

Il secondo Dpcm dovrebbe invece riguardare nello specifico Natale e Capodanno ed è quello che, secondo il premier, dovrebbe garantire un Natale «sobrio», senza «feste, veglioni, baci e abbracci»: conterrà le raccomandazioni per il cenone e dovrebbe ribadire il divieto per tutte le iniziative di piazza, la chiusura di locali e discoteche, lo stop alla vendita di fuochi d’artificio, il divieto di fare feste anche nelle abitazioni private.

Non è escluso, infine, che possa esserci anche un nuovo protocollo tra governo e Cei per regolare le messe nei giorni di Natale.

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