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Il caso in Trentino: ha un ictus,

ma viene curata in psichiatria

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Un ictus, precisamente una trombosi all’arteria basilare del cervello, scambiata, nonostante due tac, per un problema psichiatrico. Ora, a causa di quello che saranno esperti e giudici a stabilire se si tratta di un errore medico o semplicemente di un caso difficilmente riconoscibile, c’è una ragazza di appena 22 anni con gravissime lesioni, probabilmente permanenti. Per questo, nei giorni scorsi, i carabinieri del Nas hanno proceduto a raccogliere la documentazione inerente al caso e avviato delle indagini. Anche la direzione dell’ospedale è a conoscenza di questa indagine e di questo caso che ovviamente, vista anche la giovane età della paziente, non può lasciare indifferenti e non può rimanere senza verifiche. 

I fatti risalgono al 21 agosto di quest’anno. La ragazza si sentiva poco bene e così era stata accompagnata dai genitori all’ospedale di Cles dove era stata sottoposta ad una tac. Sembrava tutto negativo. Il referto del radiologo era tranquillizzante ma, ancora nella sala d’attesa del nosocomio, i sintomi si erano acuiti. La ragazza aveva iniziato ad aver problemi neurologici e i medici avevano collegato il tutto ad un problema di tipo psichiatrico. Per questo la giovane era stata trasferita a Trento, proprio per essere curata dal punto di vista psichiatrico. Qui però le cure non facevano effetto e la situazione non migliorava, anzi. Così, il 23 agosto è stata sottoposta ad una seconda tac. Anche da questa i radiologici non sono riusciti a vedere nulla di anomalo. Solo il 24 agosto, dopo una risonanza magnetica, il danno provocato dalla trombosi aortica basilare è stato evidente. Niente crisi di panico, niente problemi psichiatrici ma un serissimo problema neurologico che se preso in tempo avrebbe avuto conseguenze ben meno gravi.  

Dal 2018 a Trento c’è un servizio di neuroradiologia interventistica interprovinciale, con equipe che lavorano sia su Trento che su Bolzano. Gli specialisti lo sanno bene quanto in questi casi il tempo sia prezioso. Intervenire entro 6 ore dall’esordio dei sintomi, consente di migliorare la prognosi di pazienti colpiti da patologie ischemiche o emorragiche del sistema nervoso.  

Ora, alla luce di quanto accaduto, ci si chiede come mai, dalle prime due tac, non sia emersa alcuna anomalia tale da far insospettire i radiologici. Dalle prime notizie raccolte sembra che la lettura non sia stata affidata ai neuroradiologi, più esperti delle patologie cerebrali, pur esistendo a Trento un’equipe molto specializzata. Dall’analisi di questo caso è poi emerso un altro grave ritardo di diagnosi, sembra per una trombosi cerebrale, in una bambina di 7 anni. In questo caso le conseguenze sono state meno drammatiche. Di certo due casi nel giro di poche settimane devono rappresentare un campanello d’allarme anche per chi è chiamato ad organizzare l’attività diagnostica in questo settore. 

Ora naturalmente saranno i successivi accertamenti a far capire, nel caso della 22enne trentina, se vi sono responsabilità in questo ritardo di diagnosi. Certamente per la ragazza le conseguenze sono gravissime.
La trombosi dell’arteria basilare è una sindrome che spesso ha sintomi difficile da identificare tra i quali, oltre che disturbi visibili o disturbi motori, ci sono anche disturbi psichiatrici. Proprio questo può poi aver tratto in inganno i medici che, con in mano una tac negativa, hanno escluso proprio le patologiche ischemiche ed emorragiche.

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