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Inflitrazioni mafiose in Trentino

L'allarme di Borgonovo Re

«Piccoli centri a rischio»

Nel 2006 già denunciava la "mafia" nei Comuni

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«L'attività della criminalità organizzata e il clima clientelare che può crearsi nelle piccole comunità sono cose molto diverse, ma a volte è proprio attraverso determinati comportamenti che proprio la criminalità può trovare terreno fertile». Di "mafia", con le virgolette ben in evidenza, nei comuni trentini, Donata Borgonovo Re aveva parlato nel luglio del 2006, quattordici anni fa. La allora difensore civico aveva spiegato come «molti cittadini mi segnalano disparità, diversi modi di trattare la gente dividendo fra serie A e serie B in base a legami, simpatie, leggi non scritte».

Professoressa Borgonovo Re, è evidente che in quell'occasione non parlasse di criminalità organizzata. Ma dall'inchiesta emerge come sia proprio attraverso piccoli favoritismi, clientele, la "mafia" tra virgolette, che la mafia vera si fa strada. 

«Allora è evidente di come i cittadini segnalassero cose di tutt'altro rilievo rispetto a quello di cui si sta parlando in questi giorni. La concessione edilizia che rimane sempre in fondo al plico di pratiche, piuttosto che quella che viene esaminata subito. Ma se è vero che la mafia, quella che uccide, è cosa ben diversa, ecco che quella cosiddetta dai colletti bianchi non usa metodi troppo diversi».

Lei dopo aver lasciato la politica e gli impegni istituzionali è tornata al suo lavoro di docente universitario. E si occupa proprio di Diritto delle istituzioni locali.

«Un ambito nel quale con gli studenti affrontiamo spesso il tema delle infiltrazioni anche e sopratutto nei piccoli comuni».

Sono quelli più esposti?

«Sono esposte tutte le comunità e le realtà economiche dove c'è un'economia interessante per le organizzazioni criminali. Non esistono territori che possano dirsi estranei al rischio. Detto questo, teoricamente i piccoli comuni dovrebbero essere più tutelati, grazie al controllo sociale che le stesse comunità svolgono. C'è più attenzione, e costante, nei piccoli centri. D'altro canto, tuttavia, sono anche le realtà che più possono interessare ad una criminalità che si voglia muovere sottotraccia, senza clamori. La criminalità di oggi».

Il quadro che emerge dall'inchiesta "Perfido" evidenzia proprio come la criminalità si muova innanzitutto attraverso l'offerta di favori, regalie, favoritismi elettorali, più che attraverso minacce e violenza.

«È più sicuro, più redditizio quando si parla di interessi economici e meno costoso. Non deve stupire. Come non deve stupire che questi metodi si rivelino efficaci laddove vi è già abitudine ad utilizzarli anche in ambiti meno oscuri. L'antidoto è sempre lo stesso: l'attenzione, da parte di amministratori e cittadini. Purché lo si voglia, è sempre possibile bloccare i tentativi di infiltrazione, soprattutto nelle piccole realtà».

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