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Centinaia di animalisti

in marcia verso il Casteller

«Smontiamo la gabbia» - VIDEO

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Paol oPedrotti @ladige

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4 minuti 30 secondi

AGGIORNAMENTO - Il corteo animalista è giunta ai cancelli del Centro Faunistico del Casteller. Il recinto è presidiato da forze di Polizia, mentre nel cielo il corteo è osservato da un elicottero delle forze dell'ordine. I manifestanti si sono seduti davanti al cancello, dove intendono rimanere per tutto il giorno.

 


 

Sono centinaia i manifestanti che questa mattina stanno andando verso il Casteller per «smontare la gabbia» degli orsi: una manifestazione animalista che ha richiamato attivisti da tutta Italia, con numerosi pullman provenienti dalla Lombardia, dal Piemonte, dall’Umbria e dalla Toscana, ma con manifestanti di tutta Italia.

Si sono ritrovato come previsto alle 11 alla stazione di Villazzano, e si sono incamminati in un lungo serpentone verso il Casteller, con striscioni, cartelli di protesta contro Fugatti e il Trentino, e bandiere animaliste. La manifestazione durerà tutta la giornata.

Il volantino di convocazione ripercorre la storia e leragioni della prtesta: «Fra il 1999 e il 2002 viene realizzato in provincia di Trento il Progetto Life Ursus finanziato dall’Unione Europea, con finalità di ripopolamento degli orsi bruni, all’epoca sostanzialmente estinti nell’arco alpino. Evidentemente, qualche ors* nei boschi fa bene al turismo e alle casse provinciali, deve aver pensato qualcuno. Ma bastano pochi anni e ci si rende conto che la presenza dell’orso Yoghi non è compatibile con un modello di turismo consumista e invasivo, nel contesto di un territorio in realtà ampiamente antropizzato».

Per gli organizzatori: «Il risultato 20 anni dopo: 34 ors* “indisciplinati* scompars*, uccis*, imprigionat*. Tra loro gli orsi (chiamati dalle autorità) M49 e M57 e l’orsa DJ3, attualmente detenut* nella struttura/prigione del Casteller. M49 evade clamorosamente, superando e forzando barriere e recinzioni apparentemente invalicabili, nella notte del 15 luglio 2019 (neanche un’ora dopo esser stato catturato a causa delle numerose denunce di danni da parte degli allevatori della zona) e fugge nuovamente il 27 luglio 2020, per poi venire nuovamente catturato poche settimane fa. Suoi compagni di prigionia DJ3 (figlia di Daniza, probabilmente l’orsa più tristemente nota nella mala gestione della provincia di Trento) reclusa da ben 9 anni (metà della sua vita) ed M57, riuscito a trascorrere solo due anni della sua vita in libertà prima di essere imprigionato (la vita media di un orso in natura è fra i 30 e i 35 anni). È notizia di questi giorni che le condizioni psico-fisiche dei tre plantigradi sono state definite “inaccettabili” persino dagli organi di controllo istituzionali che, come da copione, propongono per voce delle associazioni veterinarie la costituzione di “comitati etici” per ripulirsi la faccia con la solita favola del “benessere animale”».

Poi l’attacco politico: «La classe politica che ha governato il Trentino ha più volte dimostrato tutti i limiti e l’ipocrisia di un’impostazione antropocentrica rispetto alla convivenza con gli altri animali. Ovviamente le cose non sono né cambiate né migliorate dall’insediamento della nuova giunta leghista (sì, proprio loro: i machisti dei banchetti a base di carne d’orso).
I milioni di euro che per il Progetto Life Ursus la Provincia ha ricevuto dall’Europa andavano spesi molto diversamente: progetti di educazione nelle scuole, formazione mirata agli operatori turistici, sensibilizzazione e informazione a tappeto a residenti e turisti, nell’ottica di una convivenza pacifica e rispettosa. E invece? E invece questa specie è stata presa, piazzata sul territorio, tolta dal territorio, uccisa, imprigionata, mostrata, nascosta, a seconda delle esigenze del potere.
Ma in conseguenza di quali colpe è stato deciso che la coercizione fisica di questi animali fosse necessaria? Il fatto è che gli animali selvatici hanno la pessima abitudine di comportarsi da tali. Non sono peluche, non sono gli animali depressi e tristi che vediamo negli zoo, resi inoffensivi dalla rassegnazione e dalle sbarre. Sono ors* che, come tutti gli individui, vogliono “solo” vivere liber*, scegliere cosa mangiare, dove andare, cosa esplorare, come giocare, oziare, odorare; e che, come chiunque altr*, se si sentono infastidit* o minacciat* reagiscono e si difendono. Ors* che fanno gli ors*, insomma».

Per i manifestanti «È ora di aprire gli occhi, di comprendere che gli animali non umani sono l’avanguardia del movimento di liberazione animale. È ora di smettere di pensare che gli altri animali siano creature senza voce, per le quali è necessario usare la nostra; scegliamo di dismettere il nostro privilegio di specie per metterlo al servizio della resistenza animale».

Infine il programma, già espresso nel titolo: «Restituiamo agli/le ors* i boschi e le montagne in cui sono nati/e liber*. Dalla parte della resistenza animale. Domenica 18 ottobre smontiamo la gabbia».

 

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