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Coronavirus, scuola e lavoro: anche in Trentino

si valuta un utilizzo esteso dei test rapidi

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Si moltiplicano le situazioni che necessitano di una rapida diagnostica per evitare cantene infinite di isolamenti domiciliari per asintomatici, con ricadute pesanti sulla vita delle persone, nella scuola, nei posti di lavoro.

La questione è ormai all'ordine del giorno anche in Trentino, dove la "macchina dei tamponi" comincia a faticare a stare al ritmo delle crescenti necessità quotidiane, derivanti anche dal riverbero che arriva dal mondo scolastico. La notizia (vedi l'Adige oggi in edicola) che può capitare di aspettare anche 4-5 giorni per un referto comincia ad allarmare molti.

Tempi stretti fra il prelievo di materiale organico, con il tampone oro-faringeo, e il processamento per verificare la presenza di virus sono sempre più un'esigenza fondamentale.

Per questo si fanno strada i test rapidi antigenici, che utilizzano una procedura simile per quanto riguarda il prelievo del campione da esaminare, ma che affidano la fase successiva a un macchinario portatile che consente di ottenere un risultato entro un quarto d'ora. La diversa metodologia utilizzata assicura una sensibilità un po' inferiore rispetto al test molecolare, tuttavia i kit migliori disponibili in commercio sono in grado certamente di individuare la gran parte dei positivi, forse sfuggono casi in cui la carica virale è particolarmente leggera.

Vi sono poi i test rapidi salivari, ancora più semplici e veloci, ma che al momento sembrano presentare limiti di sensibilità e dunque si attende che migliorino le proprie prestazioni, dopo essere stati bocciati nella sperimentazione allo Spallanzani di Roma perché individuavano solo un positivo su dieci.

Fra l'altro, sia dalle imprese sia dal mondo sindacale, in occasione di recenti casi di focolai, si è sottolineata recentemente l'opportunità di una valutazione anche del grado di contagiosità dei singoli lavoratori: sarebbe oltremodo improtante poter valutare una soglia di carica virale sotto la quale non vi è trasmissione e dunque non serve l'isolamento; ma qui ci si adentra su un territorio di sofisticazione diagnostica e di conoscenza clinica che oggi appare prematuro affrontare (e comunque servirebbero test affidabili e quotidiani per confermare le condizioni).

L'evoluzione nella diagnostica covid peraltro sta vivendo una fase turbolenta e l'obiettivo è avere presto a disposizione strumenti se non proprio fa-da-te comunque molto diffusi, accessibili e affidabili, come snodo essenziale per controllare la situazione e gestirla senza troppi disagi.

Si è discusso anche di questo, ieri, nella riunione speciale organizzata in provincia per fare il punto della situaizone, alla luce di uno scenario che, per quanto appaia ancora sotto controllo, presenta numeri in crescita e ieri ha registrato anche il primo decesso covid-correlato, di una persona anziana, novantenne, e già seriamente malata.

L'ipotesi cui si sta lavorando è di adottare i kit rapidi, già in uso in molti aeroporti iitaliani, per test a tappeto nelle classi in cui si presentassero casi di positività: in questo modo si potrebbe evitare di sospendere tutti gli studenti. Anche se va sempre tenuto in debito conto l'arco temporale di attesa fra il contatto con un positivo e il prelievo per il test, altrimenti procedendo troppo presto si rischia di rilevare false negatività.

La questione scuola, peraltro, è in primo piano anche in altri Paesi europei, che cercano starategie per gestirla minimizzando sia gli effetti sanitari sia quelli socio-economici. In Francia per esempio, dopo la quarantena per asintomatici è stata ridotta a una settimana con successivo cia libera senza test, nelle scuole si è passati la settimana scorsa a un nuovo sistema, che prevede la sospensione dalle lezioni del solo soggetto positivo e di eventuali comapgni che presentassero sintomi, mentre tutti gli altri continuano normalmente.

Che il tema dell'accesso e dei tempi dei test sia centrale lo conferma anche la richiesta che arriva da Nicola Paoli, segretario della Cisl medici del Trentino, che si fa interprete della situazione nelal categoria e chiede che i test antigenici rapidi siano messi a disposizione degli ambulatori, per consentire a ogni dottore sul territorio di poter procedere con le verifiche. Il tutto in un momento particolarmente delicato, con l'avvio della campagna per le vaccinazioni antinfluenzali.


Bisogna darsi da fare per «un’applicazione estensiva dei test rapidi già disponibili. La risposta rapida non può mancare» è anche l'invito dell’infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano, Massimo Galli.
Con i tamponi rapidi «se ne possono fare 1000 lì dove se ne potrebbero fare 100 - continua - I test salivari sono anche meglio dei tamponi, perché per questi ultimi l’operatore deve essere bardato con tutti i dispositivi di protezione» mentre con il test della saliva la persona deve semplicemente usare una provetta «ed è un metodo più semplice e pratico».

Stesso discorso sui test rapidi andrebbe applicato anche per il test sierologico fatto con il pungidito, che secondo Galli «è una battaglia che non ancora è stata capita abbastanza e non ha ricevuto il riconoscimento necessario. Con il test pungidito la gente aderisce di più, rispetto al prelievo venoso. L’efficacia dell’adesione in grande numero che si può avere con questi test -- conclude - supera grandemente anche le eventuali limitazioni tecniche che li rendono meno specifici rispetto a quelli più tradizionali».

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