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Mafia, quattro settori a rischio

in Trentino: da vigilare porfido,

edilizia, ristorazione e alberghi

La relazione al Parlamento della Direzione investigativa antimafia

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«I settori commerciali in cui è alto rischio di infiltrazioni sono quelli nevralgici per il territorio, e cioè il settore dell’estrazione del porfido (messo al primo posto, ndr), delle costruzioni, della ristorazione, dell’industria alberghiera e le filiere delle produzioni eno-gastronomiche». La relazione della Dia, la Direzione investigativa antimafia, relativa al secondo semestre 2019, appena consegnata al Parlamento, mette a fuoco il contesto trentino e regionale, mettendo sul chi va là: l’emergenza Covd-19 aumenta il rischio infiltrazione.

«Al riguardo» si legge nella relazione «pregresse evidenze investigative hanno rilevato il reimpiego di denaro da parte di appartenente al cartello dei Casalesi, per l’acquisizione di aziende di in difficoltà. Tale rischio viene ora attualmente amplificato dalla possibile crisi di liquidità generata dalla temporanea paralisi delle attività produttive causate dall’epidemia da coronavirus». Le «pregresse evidenze» si riferiscono all’operazione ?Serpe? che nel 2011 disvelò una organizzazione criminale che, tramite una società finanziaria del Vicentino, vicina ai Casalesi, «tentata di acquistare aziende in difficoltà, anche con la complicità di un commercialista di Rovereto, che aveva il compito di segnalare alla società infiltrata gli imprenditori locali in difficoltà economica».

Il business della droga.

Per la ‘ndrangheta, la relazione conferma: «Ne è stata rilevata l’operatività anche in Trentino ed in Alto Adige (come la recente Operazione Freeland ha evidenziato, ndr), già a partire dagli anni ‘70, specialmente nel traffico delle sostanza stupefacenti». Una regione ?ponte?, economicamente ancora attrattiva. Un «crocevia strategico, che agevola la creazione di interrelazioni tra la criminalità mafiosa (anche pugliese e campana) ed i sodalizi stranieri».
La relazione, tra le altre, segnala l’operazione Carthago con la quale, nel settembre 2019, «la Guardia di finanza ha disarticolato un’organizzazione criminale suddivisa in due sodalizi, costituiti da soggetti maghrebini e italiani, dediti al traffico internazionale di stupefacenti». La relazione evidenzia il radicamento nelle province di Trento, Foggia e Potenza ed i «rapporti con esponenti della malavita di Cerignola (FG) ed Andria (BT) nonché con esponenti di un clandi Torre Annunziata (NA)». Il riferimento è ai clan contrapposti Gionta e Gallo-cavalieri. L’indagine Carthago ha permesso di incastrare «un narcotrafficante della camorra contiguo al clan Gionta» che «rappresentava l’elemento di raccordo tra i gruppipugliesi e nordafricani, organizzando l’importazione di ingenti quantitativi di hashish e cocaina dal Marocco e dalla Spagna, da destinare alle piazze di spaccio campane, pugliesi, lucane e trentine».

Sistema finanziario e riciclaggio.

Per quanto riguarda l’attività di prevenzione sull’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio, nel secondo semestre 2019 la Dia ha esaminato 269.987 soggetti segnalati o collegati, di cui 180.879 persone fisiche e 89.108 persone giuridiche, correlate, a livello nazionale, a 286.445 operazione finanziarie sospette. Il Trentino-Alto Adige non è esente. Nel 2019, complessivamente, sono state analizzate in regione 1.029 segnalazioni di operazione sospette, 905 collegate a potenziali reati spia (minacce, usura, estorsione, etc.) e 124 a reati attinenti a operazioni della criminalità organizzata. Per questo secondo tipo di operazioni sospette, si registra un aumento (da 30 a 94) tra il primo e il secondo semestre e, rispetto al 2018, un incremento significativo, da 80 a 124.

Caporalato e traffici illeciti.

La relazione della Dia segnala anche lo sfruttamento della immigrazione clandestina, l’operazione Oro verde sul caporalato a Riva del Garda, e il sodalizio criminale, con base operativa in Trento, dedito al traffico di carburante tra Est Europa e Italia, disarticolato nell’ottobre 2019.

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