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Padre e figlio aggrediti

sul Peller da JJ4: «Gli orsi

vanno gestiti, non abbattuti»

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«Meno male! È un’ottima notizia: è giusto che l’orsa non venga abbattuta».
Tra i tanti che hanno accolto con soddisfazione la notizia dello stop all’ordine di abbattimento di Jj4, ci sono anche Fabio e Christian Misseroni, padre e figlio clesiani che il 22 giugno erano stati aggrediti proprio dall’orsa già ribattezzata Gaia.
Grazie alla sospensiva del Tar di Trento, per ora l’ordinanza del presidente Maurizio Fugatti che prevedeva l’uccisione dell’animale è destinata a rimanere lettera - quella sì - morta.
«Mio padre - racconta il ventottenne - l’aveva detto subito proprio a Fugatti, quando il giorno dopo l’aggressione era venuto a trovarci in ospedale a Cles: “Fate quello che volete, ma non abbattete quell’animale, è la scelta meno opportuna e non risolverà il problema”».

Dunque siete sempre stati, per così dire, dalla parte dell’orso, nonostante l’accaduto?

«Abbiamo forse mai detto il contrario? Eppure in queste settimane ci è arrivata un’ondata di messaggi, offese e minacce, soprattutto sui social. Io nei limiti del possibile ho sempre cercato di spiegare a tutti, con cortesia, che sbagliavano ad accusarci. Né io né mio padre abbiamo mai voluto che all’orsa fosse fatto qualcosa».

Davvero in tanti se la sono presa con voi?

«È incredibile sia così, eppure è successo. Come se la decisione di abbatterla fosse nostra. Noi siamo stati aggrediti dall’orsa, che colpe abbiamo? Anzi, come ho ricordato, mio padre ha ribadito fin dall’inizio la sua convinzione che abbatterla potesse essere un grave errore».

Una convinzione che è anche la sua.

«Certo. Entrambi viviamo la nostra montagna, il Peller, come tanti nonesi e non solo. E sappiamo come la presenza dell’orso sia ormai radicata e numericamente importante. Per questo sia io che mio padre pensiamo che la vera questione sia quella della gestione degli animali. C’è chi pensa che, volessimo una sorta di vendetta e per questo volessimo l’abbattimento, ma davvero chi immagina questo non ci conosce e non conosce il nostro amore e il nostro rispetto per l’ambiente in cui viviamo».

Gestire gli orsi, ma come?

«Non certo abbattendoli. Se davvero sul Peller gli orsi sono tanti, non è certo abbattendone un esemplare che la questione si risolverà. Si deve capire, invece, se gli orsi siano troppi, se non sia meglio prelevarne alcuni e trasferirli in zone meno antropizzate. Quello del Peller non è un territorio esteso, è circondato da centri abitati e frequentato da tantissime persone. No, non è abbattendo che si risolverà il problema, ma valutando la situazione attentamente e cercando di prendere le decisioni migliori sia per la salvaguardia degli orsi che delle persone».

Lei e suo padre state meglio?

«Va tutto bene. Da qualche giorno abbiamo potuto riaprire la macelleria ed è stata una gran cosa, perché per più di due settimane abbiamo dovuto rimanere chiusi con tutto quello che una situazione del genere comporta. Io sto bene, mio padre dovrà ancora portare il gesso ma può comunque stare in macelleria, in cassa. Le nostre paure erano legate ora più che altro alle minacce, alla rabbia nei nostri confronti».

La decisione del Tar farà calmare le acque?

«È una decisione sensata. Quello che spero è che ora tutti coloro che in queste settimane ci hanno presi di mira, capiscano che noi siamo incappati in un incidente, ma non abbiamo mai voluto che si uccidesse l’orsa».

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