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I fratelli Franchini in ospedale

«Chiediamo scusa, ma sui social

ci hanno augurato una morte atroce»

Silvestro uscito dalla Rianimazione, il papà: «Vicini a casa, si allenavano per lavoro»

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Due fratelli, esperti alpinisti, protagonisti di due incidenti in montagna: il primo si è verificato il 21 marzo, il secondo il 6 aprile. Tomas Franchini, 31 anni, ha avuto un malore, ha rischiato l’ipotermia. Le cose sono andate peggio a Silvestro Franchini, 33 anni, che a inizio mese è precipitato dalla falesia delle Fontanelle, in località Fogaiart. Un volo di 20 metri. È stato in rianimazione, ora è ricoverato sotto osservazione all’ospedale S. Chiara di Trento. Le fratture alle costole e alle vertebre lo costringono a letto e la sua guarigione sarà lunga e non priva di ostacoli.

I fratelli Franchini sono piuttosto noti nel mondo della montagna. Sono guide alpine e maestri di sci. Sulle loro pagine Instagram e Facebook - che utlizzano per promuovere le proprie spedizioni (ne contano varie sull’Himalaya, sulle Ande e in Patagonia) - sono apparsi commenti di solidarietà, ma non solo. Sui social, in piena emergenza Coronavirus, dopo i loro infortuni sono stati oggetto di pesanti attacchi. C’è chi ha augurato loro la morte. Parole che, in un momento in cui la gente deve stare in casa per contenere il contagio da Covid-19, qualcuno si sente autorizzato ad utilizzare.

«Io chiedo scusa per quello che è successo - ci dice al telefono Tomas, che in queste settimane sta cercando, fra le altre cose, di capire cosa ha causato il malore che ha rischiato di farlo morire - ma non posso aprire una pagina social e trovare insulti di gente che vorrebbe vedermi morto, assieme a mio fratello, perché in quei giorni siamo usciti di casa. Non lo trovo giusto».

Lui e Silvestro non sono “figli d’arte” (il padre è elettricista e la madre amministratrice di condominio): la loro passione per la montagna, coltivata in famiglia, col tempo è diventata una professione. «Per questo - dice - in questi giorni in cui la mia energia voglio usarla per riprendermi e per stare vicino a mio fratello, certi commenti mi fanno male. Noi siamo guide alpine. Abbiamo bisogno di tenerci allenati. Se formalmente qualcuno può dire che abbiamo violato le norme in materia di sicurezza (quanto è successo a me peraltro risale a prima del famoso decreto) io dico anche che per noi fare certe cose è come per una signora di mezza età andare a fare una passeggiata. Facciamo questo di mestiere. La montagna la conosciamo. Poi è successo l’imprevedibile. Io mi trovavo a 600 metri da casa, Silvestro a meno di due chilometri. Ma se parliamo di contagio è più pericoloso andare a fare la spesa. Se le norme avessero previsto, per determinate professioni, la possibilità di uscire in due, non ci sarebbe stato bisogno dei soccorsi. Io mi sono autodimesso dall’ospedale Santa Chiara perché non volevo occupare un letto in un momento in cui può servire ad altri».

Le parole di Tomas sono accompagnate da una lettera accorata di suo padre Antonio: «Consapevole della gravità del momento nel quale ci troviamo a causa della pandemia, e al quale per me si aggiunge la seria preoccupazione per la salute e il futuro dei miei figli, voglio per prima cosa ringraziare la sanità trentina, che sta lottando in prima linea per portarci fuori da questo inferno e che ha salvato la vita dei miei figli. I miei figli, nello svolgere attività che ritenevano nei limiti della loro professione di guide alpine stavano compiendo allenamento di base e comunque, attività motorie non lontano dalla loro abitazione, hanno avuto l’uno un malore improvviso e l’altro un incidente tecnico, due situazioni che avranno serie ripercussioni nel medio e lungo periodo. Tomas sarà costretto a stare fermo qualche mese, mentre Silvestro è uscito ieri dalla rianimazione e il percorso che ha davanti sarà sicuramente la scalata più dura della sua vita».

Antonio Franchini si dice colpito dai commenti apparsi su alcune testate e siti online «senza alcun rispetto per le gravi condizioni di salute dei due ragazzi e del dolore dei loro cari». «In un mondo civile - continua - ogni considerazione dovrebbe essere venuta dopo, riservando il giudizio agli organi preposti a questo scopo. In particolare desidero precisare che entrambi stavano svolgendo attività individuale strettamente inerente alla loro professione di guide alpine, si trattava infatti di mero allenamento di mantenimento, condizione essenziale allo svolgimento della loro professione. Tomas stava svolgendo attività motoria consentita nei pressi della sua abitazione e per disgrazia è stato colto da un malore improvviso a 600 metri da casa. Silvestro stava arrampicando in auto-sicura in una falesia a 1,5 km dalla sua abitazione. Non voglio giustificare, ma solamente spiegare i comportamenti di due professionisti della montagna».

Poi si rivolge ai “leoni da tastiera” che si sono scatenati su internet: «Non capisco la ragione per cui sui social network ci sia stato un attacco così spietato e odioso nei confronti dei miei figli. Infatti né la frustrazione né il dolore derivanti dal tragico momento storico che stiamo vivendo giustificano auguri di morte e la libertà di dire all’altro ogni cosa che ci passa per la testa. Rinnovo, a nome di tutta la mia famiglia le scuse a tutta la comunità e il ringraziamento al personale medico, paramedico e di soccorso».

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